Il Dasein di Heidegger portato all’estremo: chi sono i vampiri emotivi

La ricerca dello psichiatra francese Clerget evidenzia l’estremizzazione della relazionalità proposta dal filosofo tedesco in “Essere e tempo”

vampiri emotivi (upgradeyourmind.it)

Nel 1927 Martin Heidegger pubblicava “Essere e tempo”, proponendo un ritorno allo studio dell’essere e conseguentemente all’uomo e alle sue relazioni e anticipando una critica alle relazioni troppo condizionanti. Oggi gli studi psichiatrici evidenziano attaccamenti morbosi che confermano quella preoccupazione.

I nuovi “Dracula”: succhiare emozioni ed energie

Le dinamiche relazionali sono da sempre grande oggetto di studio in diversi ambiti disciplinari. Ciascuno vive le proprie relazioni in modo diverso, questo è normale, ma c’è chi abusa della disponibilità per i propri vantaggi. Secondo lo psichiatra francese Stéphane Clerget, quelli che noi definiremmo semplici opportunisti sono in realtà dei “vampiri emotivi”. Persone che sottraendosi alla buona regola del “dare e avere”, alla base di una sana relazione, tendono ad assorbire le energie di chi vive con loro, senza mai ricambiare la disponibilità. Il rapporto è vissuto sempre in una dinamica di utilità, puntando tutto sul coinvolgimento emotivo di chi si trovano di fronte. “Ho chiamato questi ultimi vampiri psichici perché avevano dei punti in comune con i vampiri della mitologia” ha affermato Clerget. Il meccanismo in effetti è lo stesso: prendo energia e, quando mi sento sazio, sparisco. I segni del passaggio di questi particolari vampiri non sono i fori dei denti, ma stanchezza psicologica e fisica, la sensazione di essere completamente svuotati delle nostre energie. In realtà questo modo di relazionarsi è una condizione naturale che tutti viviamo nei primi tempi di vita, come ha spiegato Anna Maria Giannini, docente ordinario di psicologia all’università La Sapienza. I motivi per cui questo stile relazionale prosegue anche in età adulta, sono principalmente due, secondo la Giannini. Il primo è che nel tempo dell’infanzia ci siamo sentiti privati di qualcosa, il secondo è esattamente l’opposto, cioè l’abitudine fin da piccoli ad avere tutto ciò che si desidera. In gran parte, quindi, questo comportamento dipende dai modelli che abbiamo ricevuto durante l’infanzia, dalle prime relazioni instaurate in particolare con persone con un ruolo importante per noi.

Lo psichiatra francese Clerget (rmc.bfmtv.com)

Essere e tempo: un ritorno all’essere, all’uomo, alle relazioni

La ricerca delle relazioni rimane comunque un punto centrale dell’essere persone. Martin Heidegger ha sviluppato questo argomento all’interno di “Essere e tempo”, sicuramente la sua opera più conosciuta e su cui più si è studiato e scritto. L’argomento principe dell’opera è il ritorno all’essere, secondo Heidegger dimenticato e abbandonato dalla modernità. L’essere però non può essere preso in considerazione senza l’uomo, l’unico a comprendere l’essere stesso. Lo svelamento dell’essere diventa possibile grazie alla “fatticità”: l’uomo è sempre connesso con il tempo e il luogo in cui agisce, è immerso nella storicità. Siamo sempre al corrente di noi stessi e per questo sempre preoccupati. L’apertura è il concetto chiave, ciò che ci rende diversi dall’animale che vive nel mondo, ma non lo comprende. È qui che Heiddeger usa il termine Dasein, traducibile con “Esser-ci”, dove il “ci” sta a indicare questa apertura emotivamente comprendente e parlante.

Martin Heidegger (lintellettualedissidente.it)

L’esser-ci non può fare a meno delle relazioni

L’esser-ci non è solo un ente che ha a che fare con altri enti, ma è ciò che ha un rapporto privilegiato con l’essere di quegli enti e il fatto l’esser-ci sia sempre in un mondo, in una storicità, è condizione di possibilità dei nostri rapporti. L’ente infatti si manifesta sempre come mezzo e l’esser-ci se ne prende cura realizzando l’opera al quale ogni ente rimanda attraverso il suo utilizzo. Ma come si realizza il rapporto con gli altri esser-ci? Heidegger afferma che non può esistere un io senza gli altri. L’originaria apertura dell’esser-ci agli altri si realizza nell’empatia, che mi permette di comprendere l’altro. La relazionalità appartiene alla natura più profonda dell’esser-ci, che si confronta e si contrappone con gli altri fino al punto di condizionarsi a vicenda. È questa una situazione ampiamente criticata dallo stesso Heidegger che vede in questa deriva il lato negativo dello stare insieme e delle società moderne. L’esser-ci è sempre emotivamente esposto e situato, proprio perché è apertura e ha apertura, ma è sempre bene non esagerare.

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