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Il Covid-19 indebolisce l’UE: ecco le origini e le caratteristiche dell’integrazione europea

Il Covid-19 indebolisce l’UE: ecco le origini e le caratteristiche dell’integrazione europea

L’emergenza sanitaria ha inflitto un grave colpo all’Unione Europea. Ma da quale progetto prende vita? E quali sono i caratteri dell’integrazione europea?

Se è vero che, come sosteneva Scheidel, l’epidemia è un evento livellatore suscettibile di ridurre drasticamente le diseguaglianze socioeconomiche, dall’altro, nel caso specifico del Covid-19, essa ha portato alla luce una serie di drammaticità e fragilità. Un esempio è costituito dall’Unione Europea: la cattiva gestione del piano vaccinale ha rivelato da un lato le difficoltà interne all’organizzazione multinazionale, dall’altro la maggiore prontezza dello stato-nazione. Ma quali sono le origini e i caratteri dell’integrazione europea?

 

Le debolezze dell’Unione Europea nell’era Covid

In un articolo pubblicato dalla rivista inglese The Spectator, Nick Tyrone analizza l’attuale situazione europea, sottolineando gli effetti politici della crisi innescata dal Covid-19. In particolare, al banco degli imputati siede la gestione del piano vaccinale. Da un lato l’Unione Europea si è rivelata incapace di rispondere in tempi rapidi e con efficienza alle sfide poste dalla pandemia, dall’altro il Regno Unito, fresco di Brexit, ha dimostrato una grande abilità nella gestione della crisi sanitaria. Ecco, quindi, che se la Commissione Europea finisce per essere messa in dubbio nella sua essenza di entità multinazionale, lo stato-nazione si rivela pronto a fronteggiare l’emergenza. In questo contesto –  spiega Tyrone – è naturale guardare alla Brexit, da sempre messa alla gogna dell’opinione pubblica comunitaria, come ad un esito istituzionale di successo. Ma è proprio qui che l’autore dell’articolo invita a fare cautela: l’esperienza Covid è una lezione che potrebbe portare Bruxelles a cambiare le carte in tavola. L’accentramento, prerogativa inviolabile dell’Unione Europea, ha finito per esporre le sue falle. E se l’Europa decidesse di prendere le distanze dal progetto federale, ecco che diverrebbe di nuovo appetibile agli occhi del Regno Unito. Ma perché parliamo di federalismo? Che cos’è e quali sono le origini dell’Unione Europea?

 

Origini dell’UE

L’Unione Europea nasce dal progetto di Richard Coundenhove-Kalergi di mettere insieme gli stati europei per proteggere il Vecchio Continente dalla minaccia dell’Unione Sovietica da un lato e degli Stati Uniti dall’altro. Tale progetto prende il nome di Unione paneuropea e prende vita nel 1924. Tre sono le visioni alla base dell’idea sui cui fu modellata: una visione di tipo federale, confederale e funzionalista e graduale. Per quanto riguarda la prima, il cui promotore fu Aristide Briand, il progetto doveva riunire gli stati europei sul fondamento di comuni obiettivi senza che questi perdessero la loro prerogativa di stati sovrani. La seconda visione di tipo federale e i cui principali fautori furono Spinelli, Colorni e Rossi, prevedeva la rinuncia alla sovranità statale in nome di un’organizzazione provvista di proprie istituzioni, di una propria moneta, di un proprio esercito e di una propria politica estera. La terza concezione di natura funzionalista e graduale postulava la formazione di una progressiva integrazione tra gli stati europei modellata sulla base dei principi di solidarietà e coesione tra i paesi.

Le prime formazione e l’Unione Europea

L’organizzazione di cooperazione economica europea, anche detta OECE, fu una delle prime formazioni europee nata per volere di George Marshall nel 1948 con lo scopo di gestire gli aiuti economici e monetari provenienti dal nuovo Continente. L’anno successivo venne creato il Consiglio d’Europa, avente le medesime caratteristiche dell’OECE: si trattava di organizzazioni internazionali di carattere intergovernativo. Differente da queste ultime è la CECA che, al contrario, prese forma nelle vesti di comunità soprannazionale e in quanto tale richiese il trasferimento di pezzi di sovranità da parte degli stati membri. Nel 1952 gli stati aderenti alla CECA firmarono il trattato istitutivo della Comunità Europea di difesa, la CED. Il tentativo di integrazione di quest’ultima, a causa della mancata ratificazione della Francia, confluì nel 1957 nel trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, anche denominata CEE, e dell’Euratom o Comunità Europea dell’energia atomica. Così come la CECA, CED e CEEA erano comunità soprannazionali e quindi prevedevano il trasferimento di porzioni di sovranità ad opera degli stati membri alle comunità; comunità dotate di organi intitolati a adottare atti aventi la caratteristica di diretta ed immediata applicabilità. Inoltre, i diritti e gli obblighi scaturenti da tali erano destinati non solo agli stati membri ma agli stessi cittadini degli stati membri. Questo trasferimento aveva per oggetto da un lato la facoltà legislativa dall’altra il potere giudiziario.

Sulla base di quanto detto è negli anni 80 che il processo di integrazione inizia ad andare nella direzione della creazione dell’Unione Europea: nel 1987 entra in vigore l’Atto Unico Europeo, seguito dal Trattato Spinelli. Ecco, quindi, che con questi ultimi prende piede la cooperazione europea in materia di politica estera, viene fissato un termine per la realizzazione da parte della CEE del mercato interno basato sulla libertà di circolazione di persone, merci, capitali e servizi e nasce un’unione doganale. Nel 1992 il Trattato di Maastricht riunisce CECA, CEE e CEEA e sancisce tre pilastri: le Comunità Europee, la PESC e la GAI. Nasce così l’Unione Europea che si pone a metà tra un sistema intergovernativo e una comunità soprannazionale.

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