E’ del 2012 il cortometraggio Kony, edito da Invisible Children: questa campagna umanitaria ci permette di indagare il mondo della comunicazione sociale.
Tutti abbiamo presente le campagne del Ministero della Salute contro il fumo, la guida in stato di ebbrezza o le malattie sessualmente trasmissibili. Anche se non le riconosciamo come tali, questo tipo di pubblicità sono frutto della comunicazione sociale. Questa si occupa di farci riflettere e di farci cambiare il nostro stile di vita per quanto riguarda alcuni comportamenti dannosi a rischio che possiamo mettere in atto o che ci possono accadere. La comunicazione umanitaria è molto vicina a questo, però si occupa di momenti di particolare urgenza e crisi, in cui si deve intervenire per prestare aiuto a persone in pericolo. Andiamo ad analizzarne una: Kony di Invisible Children.
La storia dietro a Kony
Uscito nel 2012, il cortometraggio, che è una campagna di comunicazione umanitaria, Kony. Il titolo è mutuato dal nome di un signore della guerra ugandese, Joseph Kony. Protagonista della sanguinosa guerra civile in Uganda, Kony è diventato tristemente famoso nel mondo per i suoi atti criminali. Si è reso protagonista, infatti, di rapimento di minori, di stupri, di omicidi e dell’arruolamento di bambini soldato. Ragazzi strappati dalle loro famiglie, obbligati a ucciderle e portati a combattere per il fronte di Kony. Il Tribunale Internazionale dell’Aja lo ha riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità e ha diramato un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti. Dopo la guerra, però, lui è fuggito dall’Uganda e ha fatto perdere le sue tracce, lasciando il suo Paese con tanto da ricostruire.
Kony: campagna e cortometraggio
Da questa storia, l’organizzazione non profit americana Invisible Children produce una campagna umanitaria. Il prodotto finale è un video di trenta minuti uscito su YouTube e sponsorizzato sui social dall’associazione nel 2012. Il cortometraggio ha un successo clamoroso: tantissimi lo ricondividono e lo diffondono ovunque, sia con il passaparola, sia attraverso il web. Il cortometraggio ha un punto di vista molto personale, quello di uno dei fondatori dell’organizzazione. Prendendo la sua storia, descrive la sua amicizia con Jakob, un ex bambino soldato ugandese. Il documentarista spiega la condizione pietosa dell’Uganda in primis a suo figlio piccolo, poi anche a noi spettatori. Il risultato è una campagna chiara, toccante, con testimonianze dei veri protagonisti della situazione. Non è un caso che il video abbia fatto il boom: tantissimi hanno comprato i gadget e hanno fatto una donazione a Invisible Children.
Le critiche
Sembra una campagna perfetta, ma così non è stato. Il successo è stato così tanto e così rapido che Invisible Children è collassata dopo qualche mese dall’uscita del video. Questo perché non era pronta a gestire così tante richieste e così tante donazioni, sebbene fosse una realtà molto radicata nel Nord America. Non è abbastanza: la campagna viene pesantemente criticata, soprattutto da uno studente di Scienze Politiche canadese, aspirante africanista. Egli afferma che Kony sia una campagna inesatta, inefficace e dannosa. Innanzitutto, il video richiese l’intervento armato dell’esercito americano in Uganda per stabilizzare la situazione: cosa sbagliatissima, dato la gravità di un’invasione militare di uno Stato sovrano. Inoltre, Kony fa pensare che la guerra civile sia ancora in corso, quando non è così: all’uscita del video erano già in corso negoziati e processi di riconciliazione fra le parti. C’è una pornografia del dolore importante: quello che appare nel cortometraggio non è quello che i cittadini ugandesi vogliono, mortificandoli ulteriormente.