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Il contributo della televisione nelle elezioni americane e nella diffusione della lingua italiana

In questi giorni, la televisione americana ha dovuto prendere le distanze da alcune affermazioni discutibili, a dimostrare l’importanza che ricopre nell’informazione delle persone. Anche per la storia della lingua italiana nel Novecento la televisione ha ricoperto un ruolo fondamentale.

(The New York Times)

Ancora oggi, con la diffusione rapida delle informazioni grazie a Internet, la televisione continua ad avere un ruolo fondamentale per l’informazione di molte famiglie. Nel panorama famigliare non solo non è ancora scomparsa la figura del caro e (forse) vecchio telegiornale, ma si è esteso il ruolo delle emittenti televisive, che diventano una fonte affidabile anche sulle piattaforme social. Di questo ruolo le piattaforme americane hanno dimostrato una consapevolezza particolare, specialmente di fronte a dichiarazioni discutibili ed infondate. In Italia la televisione ha avuto, nella seconda metà del Novecento, un altro importantissimo ruolo: diffondere e dare esempio di lingua italiana.

La tv americana in difesa dalle affermazioni di Trump

Un fatto che ha attirato l’attenzione mondiale in questi ultimi giorni è di sicuro la presa di posizione delle tv americane nei confronti delle dichiarazioni di Trump, che fin dalla notte successiva all’Election Day grida al broglio elettorale e alla truffa. La rottura più rilevante è senza dubbio quella con Fox News, al fianco del presidente almeno fino a gennaio 2020, che ha suscitato l’ira dell’inquilino uscente della Casa Bianca per aver assegnato l’Arizona all’avversario Joe Biden. Poco dopo, con l’intensificarsi delle accuse di Trump durante una diretta televisiva, le principali emittenti televisive americane (MsNbcNbcAbcCbsCnsbc) si sono trovate costrette a interrompere il discorso del presidente per puntualizzare la falsità delle sue dichiarazioni. la Cnn, pur non interrompendo il discorso, ha fatto scorrere sotto l’immagine di Trump un sottopancia che precisa:  “senza prove, Trump dice che lo stanno imbrogliando”.  Da questi episodi di aperta opposizione alle dichiarazioni false di un presidente, emerge la consapevolezza della responsabilità da parte della televisione di offrire agli ascoltatori notizie il più possibile veritiere e fondate. Anche da questo deduciamo che la televisione non è mai stato solo un soprammobile parlante, ma il mezzo di diffusione (tra le altre cose) di informazioni, messaggi, cultura.

Mario Soldati nel suo documentario “Viaggio nella valle del Po” (Rai Play)

La televisione italiana nella diffusione dell’italiano

In Italia, oltre alle funzioni che le abbiamo attribuito poco sopra, alla televisione deve essere riconosciuta una funzione ulteriore, forse meno nota. Era il 3 gennaio 1954 e in Italia veniva trasmesso dalla RAI il primo programma televisivo nazionale. I televisori erano posseduti da poche famiglie in quel periodo, ma all’interno dei locali pubblici offrivano i programmi ad un pubblico fin da subito abbastanza ampio. Le tre finalità delle trasmissioni televisive, individuate da Sergio Pugliese, erano riconosciute in informare, istruire ed intrattenere. Di queste, almeno fino agli anni Settanta saranno le prime due a prevalere: è anche per questo motivo che la televisione, specie nelle zone nettamente dialettofone d’Italia, ha contribuito quasi tanto quanto la scuola nella diffusione dell’Italiano. Protagonisti di questo contributo sono sicuramente i programmi dedicati all’istruzione, come ad esempio Non è mai troppo tardi, con il maestro Alberto Manzi che offriva lezioni di alfabetizzazione di base ad adulti analfabeti, oppure i documentari di Mario Soldati. Le caratteristiche linguistiche di questa televisione istruttiva, sono quelle che Umberto Eco  ha definito italiano paleotelevisivo: un italiano accurato e molto vicino alla lingua scritta, utile come modello di parlato e strumento di diffusione culturale. Lo stesso Eco si scaglierà contro la lingua di Mike Bongiorno, che nel 1961 etichetterà come basic italian:

Il suo discorso realizza il massimo della semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione della sintassi.

A diversi decenni di distanza, riascoltando i programmi di Bongiorno, i linguisti si sentono di allontanarsi da queste accuse, riconoscendo al presentatore una discreta attenzione alla lingua utilizzata che, nonostante non utilizzi termini particolarmente ricercati, si dimostra rispettosa delle norme.

L’italiano della tv “neotelevisiva”

È nel 1976, con la fine del monopolio RAI e la nascita di emittenti televisive private, che in Italia si può parlare di “neotelevisione”: la nuova fase della televisione italiana, in cui l’intrattenimento acquisisce un rilievo più incisivo. a partire da questo momento la lingua televisiva si avvicina al pubblico, ridimensionando il suo aspetto pedagogico e avvicinandosi ad un italiano dell’uso che ormai si era diffuso in modo discretamente omogeneo. La televisione rinuncia al suo ruolo di esempio e diventa specchio della lingua degli italiani, riproducendo o simulando le forme del parlato più spontaneo.

Fonti delle notizie e approfondimenti:

  • https://www.repubblica.it/dossier/esteri/elezioni-usa-2020-presidenziali-biden-trump/2020/11/06/news/foxnews_consegna_l_arizona_a_biden_trump_protesta_con_murdoch_che_non_interviene-273301518/?ref=RHTP-BL-I272985324-P1-S11-T1
  • https://www.repubblica.it/dossier/esteri/elezioni-usa-2020-presidenziali-biden-trump/2020/11/06/news/ci_rubano_le_elezioni_la_convinzione_di_trump_espressa_in_conferenza_stampa_censurata_da_tv_e_social-273323664/
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/05/usa-2020-fox-news-annuncia-la-vittoria-di-biden-in-arizona-e-trump-si-infuria-la-sua-telefonata-di-fuoco-a-rupert-murdoch/5992565/
  • https://www.nytimes.com/2020/11/05/business/media/fox-news-trump-fraud-claims.html
  • https://edition.cnn.com/2020/11/05/politics/fact-check-trump-speech-thursday-election-rigged-stolen/index.html

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