Il concetto di razza attraverso gli occhi di uno dei maggiori filosofi della storia

Per l’anniversario della pubblicazione delle prime leggi a tutela della razza, vediamo la definizione e concettualizzazione di razza per Kant.

 

 

Era il 19 Aprile 1938, vennero pubblicate quelle che vennero definite le prime leggi a tutela della razza, destinate principalmente agli abitanti delle colonie africane, il loro obbiettivo era di mantenere integra e pura la razza italiana, ritenuta una razza superiore.

L’inizio della fine

La prima legge a tutela della razza appariva come una legge semplice: costituita da un solo articolo proibiva i matrimoni misti e il madamismo, ovvero il concubinaggio con donne africane. Chi trasgrediva questa legge era punibile con la reclusione da 1 a 5 anni, con la colpa di aver macchiato la purezza della razza italiana, razza che al tempo era ritenuta superiore e per tale motivo non andava “inquinata” unendosi con donne e uomini di altre razze. Era solo l’inizio di una lunga serie di leggi che vennero pubblicate negli anni a seguire e che in tutto il mondo apparivano come la normalità. Era normale parlare di razze ed era formalmente riconosciuto da tutti che esisteva una razza superiore, quella bianca, ariana, l’uomo europeo tipico e delle razze inferiori, fra i quali i popoli africani.

Cosa è la razza nel 1800

É difficile determinare storicamente quando venne concepita l’idea di razza, sicuramente è un termine che non aveva lo stesso significato che noi gli attribuiamo oggi. Possiamo dire che il concetto di razza ha assunto i connotati negativi che gli vennero poi attribuiti nel XVIII e XIX secolo a partire dalle grandi scoperte del 1400: ogni volta che l’uomo conosceva qualcosa di diverso, entrava in contatto con ciò che credeva fossero razze diverse. Nel XIX secolo già Darwin ne L’origine della specie faceva notare come a seconda dell’autore il numero di razze poteva variare da due a sessanta; secondo Immanuel Kant le razze erano fondamnetalmente quattro: bianca, negra, mongolica e indù. Questa distinzione era effettuata primariamente in base a una differenza fisica, ovvero quella del colore della pelle, ma da ciò derivava secondo Kant anche una differenza intellettuale e morale: secondo Kant la razza nera si collocava al livello più basso fra tutte le razze poichè le popolazioni africane non aerano in grado di provare alcun sentimento più elevato della stupidità. Per quanto riguarda gli indiani del nord America invece asseriva che essi non avessero alcun gusto in merito all’estetica, al bello.

Una scienza sulle razze

Nel 1775 Kant espresse tutti questi suoi pensieri in un’opera intitolata Saggio sulle diverse razze umane e possiamo dire che fu perciò uno degli esponenti del cosiddetto razzismo scientifico, ovvero quella corrente che cercava a tutti i costi di dimostrare che il razzismo, quindi l’esistenza di razze superiori e inferiori avesse delle basi scientifiche su cui poggiare e che dunque fosse legittimo essere razzisti. Sicuramente Kant non si spinse troppo in là in questa sua ricerca e si dedicò con grande nostra fortuna ad altri campi, ma studiando la storia è facile notare come più personaggi importanti, filosofi, intellettuali, politici di quanto pensiamo fossero dei sostenitori del razzismo.

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