I personaggi transgender del passato che hanno percorso la letteratura e la storia

Spesso, erroneamente, si tende a pensare che non esistano prima dell’epoca moderna testimonianze di personalità transgender nella mitologia e nella storia. Eppure, se si indaga un poco, è possibile confutare facilmente quest’opinione.

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L’Ermafrodito dormiente, Bernini. Oggi è conservato al Louvre, Parigi.

Negli ultimi anni si sta finalmente dando spazio alle questioni legate alla sfera LGBTQ+, tra cui anche il concetto di transgender. Con questo termine ci si riferisce infatti a persone che hanno un’identità di genere o un’espressione di genere che differisce dal sesso con cui sono nate (e si faccia attenzione, ciò non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale, che è cosa ben diversa). Questo periodo storico sta finalmente cominciando a trattare con maggiore inclusione di temi così importanti; molti hanno però la convinzione che sia la prima epoca in cui se ne parla e che prima personalità transgender non ce ne fossero. Le cose non stanno così: se si esamina con maggiore attenzione il passato possiamo trovare molti esempi interessanti, sia in letteratura che nella storia.

1. Ermafrodito

Figlio di Hermes e Afrodite, secondo Ovidio il quale nelle Metamorfosi racconta la sua storia, Ermafrodito era un giovane dalla bellezza straordinaria. Quando era ancora quindicenne, mentre viaggiava verso le città della Licia per giungere in Caria, arrivò nei pressi di un grande lago ad Alicarnasso. Lì, tra gli alberi del bosco, lo vide la ninfa Salmace: ella si innamorò perdutamente di lui e cercò di sedurlo. Tuttavia venne respinta, ma non demorse: restò a guardarlo mentre si spogliava e si immergeva solitario nelle acque trasparenti del magnifico specchio d’acqua. La vista di quel corpo perfetto la spinse a sciogliersi la cintura della veste e a gettarsi fra le sue braccia, pregando le divinità di poter rimanere intrecciata con lui, che ancora le si agitava accanto tentando di dibattersi e liberarsi da lei, per l’eternità. Gli dei accolsero la sua preghiera: Salamace si fuse nel corpo di Ermafrodito, al quale crebbero due morbidi seni e una lunga chioma fluente.

Le origini di questo culto sono da allacciare alle religioni orientali ed egizie in cui l’ermafroditismo era da ricollegare alla completezza data da entrambi i sessi. In Grecia, le più antiche tracce di quest’adorazione vengono rintracciate dagli antichi sull’isola di Cipro. Alcuni antichi storici greci testimoniano che il rituale dell’adorazione di Ermafrodito consistesse nell’indossare i vestiti del sesso opposto dinnanzi a una statua di un ragazzo barbuto avente il seno e una  lunga chioma. Si attuava quindi una forma di travestitismo… E forse non è un caso che, secondo un filone della tradizione, Ermafrodito stesso aveva chiesto e ottenuto dagli dei che qualsiasi uomo si fosse bagnato nelle acque di quel lago dove lui era divenuto in parte donna, avrebbe perso la sua virilità.

Sainte Jeanne D’Arc, Paul Antoine de La Boulaye, 1909, olio su tela.

2. Giovanna D’Arco

Tutti conoscono la storia della Pucelle di Francia che, ancora tredicenne, cominciò a sentire le voci dei santi e della Madonna che le parlavano, incoraggiandola a galoppare sino dal comandante del Delfino chiedendo di combattere alla testa dell’esercito francese per sconfiggere gli inglesi invasori.

A soli diciassette anni Jeanne la Pucelle sa combattere, comincia a vestire abiti maschili e a portare l’armatura… E ottiene dal futuro re di Francia il comando dell’intero esercito francese. In groppa al suo cavallo nero riconquista poco a poco il terreno sottrato dagli inglesi sino a rendere possibile al Delfino tornare a Reims dove viene incoronato proprio accanto a lei.

La guerra frattanto continua a vantaggio della Francia, ma infine viene catturata; gli inglesi la vogliono morta: è un simbolo troppo importante per l’animo dei francesi, tenerla in vita sarebbe una minaccia enorme. Decidono così di rimetterla alla commissione della Chiesa capeggiata dal vescovo filo-inglese Pierre Cauchon. Eppure serve un motivo valido per condannarla a morte: per questo serve un processo. Pensano che sarà facile incastare una ragazzetta diciannovenne e analfabeta, ma la Pucelle è furba: sa quando è preferibile tacere rispetto che a rispondere, spesso si fa rileggere i verbali cambiando alcune sfumature delle sue affermazioni… Dopo cinque mesi di processo gli inglesi scalpitano; non si riesce a mandarla sul rogo. Si decide così di condannarla per un cavillo estrapolato da alcuni passi del Deuteronomio: le donne che si vestono da uomini sono peccatrici e meritano di essere punite. Effettivamente, Jeanne è solita vestirsi da uomo anche quando non deve combattere; anzi: durante il processo insistono per farla vestire con abiti femminili, ma lei rifiuta. Si arriva quindi a un accordo: la fanciulla potrà salvarsi dal rogo a condizione che firmi un documento in cui giura di vestirsi per sempre con abiti femminili. Lei accetta: probabilmente era stata ingannata, forse le avevano detto che sarebbe potuta tornare a casa; sembrerebbe altrimenti inspiegabile questo repentino cambio di condotta rispetto alla tenacia mostrata al processo, in cui è pronta persino alla tortura pur di non ritornare sui propri passi.

La Pucelle viene vestita da donna e gettata in una cella. Non si sa come faccia, ma due giorni dopo è nuovamente avvolta in abiti da uomo: ha trovato il modo di scambiare le vesti con qualcuno. Per gli inglesi è la vittoria definitiva: la peccatrice è ricaduta nel suo crimine e merita il rogo. Giovanna D’Arco viene arsa viva il 30 maggio del 1431. La sua colpa? Non voler rinunciare alla propria identità, che forse non coincideva sino in fondo con il sesso con cui era nata.

File:Placa homenatge a Margarida Borràs a València.jpg - Wikimedia Commons
Dal 2017 nella piazza del Mercato di Valencia è stato affisso un cartello che ricorda Margarida Borras, la quale è divenuta un simbolo per tutte quelle vittime di LGTBfobia.

3. Margarida Borras

Trent’anni dopo, in Spagna, un’altra vittima della Chiesa veniva fatta impiccare con i genitali scoperti dinnanzi alla popolazione valenciana. Si tratta di Margarida Borras, nata con il nome di battesimo Miguel e proveniente da una ricca famiglia borghese di Mallorca. Fu una delle prime donne transessuali ad essere giustiziata per la sua identità… Anche se, probabilmente, la questione fu più complessa dal momento che non si aspettò l’arrivo degli esponenti dell’Inquisizione per condannarla a morte. Margarida infatti frequentava molti nobili della società valenciana con cui probabilmente intratteneva anche relazioni amorose: fu probabilmente uno di loro (magari un corteggiatore rifiutato, o un nobile sposato coinvolto nello scandalo che desiderava salvare la reputazione e la vita) a tradirla. Margarida infatti non fu l’unica ad essere arrestata, tortutrata e violentata. Solo lei fu però giustiziata al Mercato, luogo in cui di solito venivano messi a morte i ladri, gli assassini e gli omosessuali. Si conosce la sua esecuzione grazie alla testimonianza del cappellano del re Melcior Miralles, il quale assistette all’esecuzione e riportò la testimonianza sul suo diario. Lo stesso Miralles riporta che Margarida aveva frequentato le case di vari uomini vestiti da donna e avuto con loro rapporti sessuali. Dopo la sua morte la famiglia non ne reclamò il corpo, e venne gettata in una fossa comune.

Questi sono solo alcuni dei nomi che si possono fare; spesso sono personaggi puniti, come nel caso di Ermafrodito, o uccisi in quanto ritenuti peccaminosi e contro natura, come accade a Giovanna D’Arco e ancor più a Margarida Borras. Oggi, nel 2022, dopo mille e più anni di storia, molte persone ancora ritengono che sia corretto agire con odio nei confronti delle persone transgender. Se solo avessero studiato, comprenderebbero quanti grandi personaggi storici che conoscono – personaggi valorosi, eroi famosi, ma anche persone comuni di cui non è rimasta traccia ma che hanno avuto la forza di non negare ciò che sentivano di essere – hanno perso la vita in nome della loro identità. Capirebbero quanto amore e coraggio si cela dietro quelle persone che loro definiscono mostri solamente per paura e odio represso nei propri stessi confronti. Capirebbero quanto è sciocco sputare sulla memoria di eroi ed eroine che hanno messo sul tavolo tutto ciò che avevano, compresa la vita, per preservare la propria dignità. La storia e la letteratura inevitabilmente aprono la mente: e noi saremmo degli sciocchi a far finta di non sapere quanto queste due sfere siano la chiave per comprendere l’uomo e il mondo in cui viviamo.

 

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