Il collezionista di quadri perduti: tra finzione e realtà nel libro di Delizzos

“Il collezionista di quadri perduti” è uno dei bestseller dell’autore Fabio Delizzos, torinese di origine ed autore acclamato della collana Newton Compton. 

collezionista
Copertina del libro “Il collezionista di quadri perduti” scritto da Fabio Delizzos.

Nell’opera citata, l’autore racconta la storia rinascimentale di una setta di fanatici, a cui capo vi è un misterioso individuo, chiamato l’Anonimo, capace di fare dipinti degni della mano maledetta del Diavolo.

Il collezionista di quadri perduti

La vicenda ruota principalmente attorno alla figura di Raphael Dardo, un “agente segreto” ante-litteram di Cosimo de’Medici. Egli è un collezionista di opere d’arte ed è interessato soprattutto a quei quadri che la Chiesa giudica eretici, salvandoli così da roghi e distruzioni di massa.
Le sue interminabili ricerche lo portano a Roma, sulle tracce dell’Anonimo, un fantomatico artista in grado di catturare la realtà e trasportarla come tale sulla tela. Ovviamente la bravura del pittore non passa inosservata ed infatti la Santa Inquisizione Romana lo reputa maledetto siccome soltanto il diavolo era in grado di fornire una tale bravura ad un mortale. Automaticamente, tutti i suoi quadri sono giudicati eretici e da distruggere, ed è qui che Raphael entra in scena. Sulle tracce dell’artista, il protagonista incappa in una trama complicata di rapporti, tra ufficiali dell’Inquisizione utilizzati dai vescovi in occasione del conclave e case di tolleranza frequentate abitualmente da nobili.
Il thriller storico di Delizzos è davvero mozzafiato ed ipnotizza il lettore fino all’agnizione finale, un epilogo sconcertante e davvero inatteso.

L’Anonimo e Johannes Torrentius: quanto di vero c’è nel libro?

Nell’ultimo capitolo Delizzos esplicita che tutta la sua opera è stata creata su studi approfonditi di personaggi realmente esistiti e tutti i dialoghi, le scene e gli ambienti descritti sono frutto di una voluta ricerca per rendere il tutto più verosimile possibile al periodo storico di contestualizzazione.
Ebbene, come lo stesso scrittore dice, l’Anonimo è realmente esistito, o perlomeno la sua vicenda si ispira alla vita di Johannes Symonsz van der Beeck, detto anche Torrentius.
Nato ad Amsterdam, si sposò nel 1612 per poi divorziare e finire in carcere per non aver pagato gli alimenti all’ex-consorte. Aderisce sin dall’adolescenza all’ordine dei Rosacroce, leggendaria setta cristiana che addirittura secondo diversi storici non è mai esistita. Tuttavia ci sono evidenze della sua affiliazione a tale gruppo segreto che si reputava il diretto successore dei cavalieri del Santo Graal.
La vita smodata e leggermente eccessiva del pittore irritò molti suoi contemporanei, tra cui Jacques de Gheyn, il quale lo sfidò ad una gara di pittura. Constantijn Huygens, scienziato, poeta, architetto e compositore dell’epoca, rivelò nei suoi scritti di aver mostrato a Torrentius la camera obscura creata da Drebbels. Date le limitazioni del 17° secolo, per rendere le figure il più verosimili possibili, era necessario concludere l’opera in un sol colpo e, come si vede nel romanzo anche, l’Anonimo addormenta i propri soggetti che si destano solitamente dopo un giorno o poco più.
Nel 1627 venne arrestato per la sua presunta affiliazione alla setta Rosacroce e venne torturato dall’Inquisizione in quanto blasfemo, eretico, ateo e Satanista. Venne giudicato infine colpevole durante un processo dello stesso anno ma l’intercessione del re Carlo I d’Inghilterra, ammiratore delle sue opere, gli fece risparmiare 20 anni di carcere. Morì ad Amsterdam il 17 febbraio 1644.

natura morta
Johannes van der Beeck, Emblematic still life with flagon, glass, jug and bridle, Rijksmuseum Amsterdam, 1614.

Roberto Parisi

 

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