L’alimentazione è la prima fonte di energia del nostro corpo e sta diventando uno dei principali intrattenimenti. Dalla prima puntata de “La prova del cuoco” della Clerici a “Masterchef” e “Bake off“, la cucina è uno dei primi passatempi. Ogni cosa, sebbene superficiale, può racchiudere un significato più profondo. Feuerbach riteneva che il modo di mangiare influenza le nostre azioni, mentre denunciare incoerenze sociali può migliorare le difficoltà globali riguardanti il cibo.

Dal simposio greco all’hashtag di Instagramillustrazione greca raffigurante un banchetto

“Benvenuti nella mia cucina”. Quando si fa zapping in TV succede a chiunque di imbattersi almeno in un programma di cucina. Nel digitale terrestre è stato aggiunto addirittura un canale dedicato interamente al cibo e alla ristorazione: Food Network. Il mangiare è da sempre il bisogno primario di ogni animale, compreso l’essere umano. Con il tempo è divenuto un modo per allietare le giornate e non solo un mezzo di sopravvivenza. Basti pensare al simposio greco: il famoso banchetto conviviale dove gli uomini greci di alto rango sociale si riunivano per cantare, ballare, mangiare e bere vino, accompagnati ed intrattenuti da donne e bambini. Il vino e la musica erano componenti fondamentali del banchetto. In particolare il vino aveva un codice per essere versato e bevuto. Innanzitutto doveva essere mescolato insieme all’acqua e poi versato nei calici dei commensali. Questi avrebbero dovuto sorseggiarlo moderatamente; il senso del limite nobilitava il bere vino. Questa nobiltà rendeva il simposio una sorta di ponte di armonia tra il mondo umano ed il mondo divino. Difatti degustare il vino con consapevolezza e non trincarlo alla maniera dei Barbari era un modo per onorare il dio Bacco. Dal simposio si è giunti a condividere il proprio piatto sui social; convinti che sia più soddisfacente degustare del buon cibo se anche gli altri ne sono a conoscenza.

Il modo di mangiare influenza noi stessiIl busto di un uomo a forma di hamburger che mangia un hamburger

Feuerbach è stato uno dei massimi esponenti dell’ateismo. A seguito del suo distacco da Hegel, afferma che Dio in realtà è la proiezione illusoria delle migliori qualità della specie umana. La novità di Feuerbach è la sua attenzione verso l’aspetto più naturale e materiale dell’individuo. La volontà del filosofo di Landshut è di costruire una nuova filosofia dell’avvenire, che prende la forma di un umanismo naturalistico. Si può parlare di umanismo, perché fa dell’uomo l’oggetto e lo scopo del discorso; naturalistico, perché rende la natura la realtà primaria da cui tutto proviene e a cui tutto torna. Feuerbach si ribella all’individuo considerato solamente come spiritualità: l’uomo è un essere di carne e di sangue, condizionato dal corpo e dalla sensibilità. Questa sua inclinazione naturalistica lo porta a redigere il libro “L’uomo è ciò che mangia”. In questo testo ci si sofferma sull’unità psicofisica dell’uomo. Se si vuole migliorare un popolo è necessario migliorare la propria alimentazione. L’alimento è ciò che entra nel nostro corpo e si trasforma poi in sangue e da lì va al cuore e al cervello, organi responsabili dei nostri sentimenti e delle nostre azioni. La teoria degli alimenti è secondo Feuerbach di importanza etica e sociale. Inoltre la sete e la fame ostacolano il vigore psicofisico di ciascun essere umano.

La filosofia come dietologo e soluzione di problemi globali

Conseguentemente alla riflessione di Feuerbach cosa può dire oggi la filosofia riguardo al rapporto che gli esseri umani hanno con il cibo o ai problemi ad esso legati. Il docente della Cattolica di Milano, Franco Riva ha scritto un saggio intitolato “Filosofia del cibo”. Nel saggio Riva spiega che la filosofia ha tre vie di azione per rispondere alle sfide che la società contemporanea mette in campo. Deve innanzitutto denunciare l’incoerenza il circolo vizioso che ci vuole contemporaneamente grassi e magri, obesi per l’abbondanza di cibo di qualsiasi genere e in forma per tendere  al mito del salutismo.
La seconda via d’azione è rilevare l’ironia nel rapporto tra filosofia e cibo. Ci sono sociologi che distinguono la componente più materiale del magiare, ovvero il nutrirsi, da quella più umana. Pertanto il cibo diventa umano solo quando lo si consuma a una tavola imbandita e in compagnia di commensali. Bisogna disprezzare quest’opinione secondo Riva, in quanto il convivio ed una tavola imbandita non garantiscono nessuna umanità del mangiare intesa come responsabilità. La terza via che la filosofia dovrebbe intraprendere è quella della responsabilità nei confronti del mondo, degli altri e della giustizia. L’epoca contemporanea affronta problemi globali legati al cibo: dalla mancanza nei paesi sottosviluppati all’anoressia e bulimia nei paesi (apparentemente) più sviluppati. In un certo senso Riva riprende Feuerbach perché afferma che la scelta di una dieta può influire su noi stessi e sul resto del mondo. “L’alimentazione ci ricorda che siamo un corpo e che dobbiamo rapportarci con gli altri esseri viventi, con i territori, con le risorse naturali.” afferma Riva. Questa presa di coscienza sia individuale che collettiva non è un compito facile in quanto fin dalla nascita si è immersi in un sistema alimentare non scelto.

Barbara Butucea

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