Il Cantautorato è la forma di letteratura più letta, o meglio, ascoltata delle ultime decadi

Dagli anni ’60 il Cantautorato italiano è la forma di letteratura più sincera e pura, purtroppo ne stiamo perdendo le tracce.

Francesco De Gregori e Lucio Dalla nel 1979

La RAI lancia una serie di tre puntate dedicate a De André, Dalla e Battisti, leggendo i testi di questi grandi cantanti, e non solo i loro, si capisce che una delle forme più belle di letteratura ha avuto respiro in Italia.

C’era una volta un ragazzo…

No, non è la storia di un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones, o quasi, perché probabilmente questo ragazzo amava i Beatles e i Rolling Stones ma non partì mai per il Vietnam, è il classico ragazzo che ha la propria storia, che viene influenzato dal boom economico italiano e dai movimenti studenteschi e dal grande fermento che c’è nel mondo partendo da ovest dove un medico argentino porta il popolo alla guerriglia contro un dittatore e arrivando ad est dove un altro dittatore riporta l’oriente nello scenario politico mondiale; in questo bollire di situazioni e di idee un ragazzo prova a dire la sua cantando i suoi pensieri, un ragazzo che nasce nelle campagne, un ragazzo che nasce a Roma, uno che nasce a Bologna figlio di un soldato americano morto chissà dove e di una prostituta, un ragazzo che nasce a Crotone e vede il mondo per quello che è non per quello che da, un ragazzo che ha tanti nomi diversi, lo chiamano Pinuccio nei vicoli del centro storico di Napoli mentre suona la sua chitarra, a Bagnoli si sente gridare Edoardo, a Roma prima Francesco poi Lucio e infine Antonello, a Bologna per la gente del porto è Gesù Bambino ma lo si può sentire chiamare anch’egli Lucio, a Milano è Adriano. è lo stesso ragazzo, la stessa anima che si diverte a scrivere poesie e poi cantarle con voci e corpi diversi, vive la vita come essenza, come i filosofi greci e riesce a dare un senso a tutto e quando non riesce in questa mitica impresa riesce a dare un senso al fatto che non sempre esiste un senso, si diverte a mettere le emozioni sul vinile di un disco per ripescarle da chi ascolta e così la forma di letteratura più subdola, sincera e forse anche duratura prende vita, è l’opera dei grandi cantautori italiani, maestri che ancora oggi hanno molto da dire. Ognuno ha il suo preferito, ognuno trova la chiave di se stesso in base alla serratura che il cantante riesce ad aprire ed il miracolo sta nel fatto che la musica è riuscita a fare ciò che nessuno era riuscito a fare prima, gli italiani. Da Nord a Sud il cantautore è un satiro che porta poesia e saggezza e non importa la territorialità, l’arte è superiore a certe mortalità.

Lucio Battisti

L’essenza del testo oltre la forma della musica

La grandezza di queste poesie cantate sta nella pura essenza del testo e non nella forma, che può essere dimenticata a differenza dei significati, della musica. Chi ha ascoltato almeno una volta nella propria vita una canzone figlia del Cantautorato si sarà reso conto che le parole ricalcano in modo incredibile le linee della nostra vita, “I Giardini Di Marzo” di Lucio Battisti è una delle canzoni più belle e significative di sempre, è il monologo/dialogo di un uomo che ricorda la propria vita a livello sentimentale sin da quando era piccolo e “all’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri” fino all’età adulta e continuò a camminare lasciando la propria donna attrice di ieri. La profondità di un testo pregno di valore umano come “Mio Fratello E’ Figlio Unico” di Rino Gaetano in cui la moralità dell’uomo viene messa in luce e l’anima gioca un ruolo attivo/passivo nella vita dell’uomo condannando il cinismo e la superficialità. La favola di Amore e Psiche raccontata in termini moderni la si trova ne “La Donna Cannone” di Francesco De Gregori, l’amore incondizionato che va oltre ogni aspetto fisico e ogni paura che risiede nell’altro è perfettamente spiegato nei versi “e non avrò paura se non sarò bella come dici tu, ma voleremo in carne ed ossa, non torneremo più”. L’incredibile senso di libertà non voluta ma propria, mischiata al bisogno di affetto che si manifesta nel capolavoro di Lucio Dalla “Piazza Grande” in cui “A modo mio, avrei bisogno di carezze anch’io, avrei bisogno di pregare Dio…”. Quanti ricordi ha evocato Antonello Venditti con la sua “Compagno di Scuola”, lasciti di una giovinezza che da rivoluzionaria si arrende inconsapevole e nolente alla triste monotonia del mondo degli adulti, filo conduttore che passa per “Giulio Cesare” con “Tu dove sei? Coraggio di quei giorni miei, coscienza , voglia e malattia di una canzone ancora mia”. Il senso di malinconia, di passione, di unicità e di rassegnazione di un intero popolo sta nelle vene musicali di “Chi Tene ‘O Mare” di Pino Daniele che meglio di chiunque altro ha saputo rappresentare quella che per i napoletani è l’appocundria, una parola del tutto intraducibile in italiano e che forse rende l’idea molto più della parola malinconia, parafrasando il maestro, per me inarrivabile, Troisi, l’appocundria è una malinconia più malinconica. Se vi dovessi dire che “L’emozione Non Ha Voce” di Adriano Celentano è una semplice canzone vi mentirei spietatamente perché l’espansione di un anima, come recita il testo, è un concetto per poche menti malate di sogni. Credo che forse sia anche inutile citarlo, ma già che ci sono ne faccio il nome, Fabrizio De André, cantautore magno, autore di testi come “Bocca di Rosa”, “Don Raffaé”, recentemente ho ascoltato la cover del rapper IZI di “Dolcenera”, credo che abbia centrato in pieno l’eredità di una canzone molto complicata che vede nel quadro naturale uno sfondo di complessi rapporti umani, un qualcosa di divino e trascendentale che solo i migliori poeti saprebbero esprimere, eccola la parola chiave: esprimere.

Massimo Troisi e Pino Daniele

Il bisogno di esprimersi

Tutto nasce dal bisogno di esprimersi e così ogni forma d’arte ha una propria nascita ma il sapersi esprime utilizzando un linguaggio universale è qualcosa di difficilissimo, chiunque è in grado di inventarsi qualcosa da descrivere o da dire ma l’intraducibilità dell’essere umano può essere un grande freno ed è proprio per questo motivo che il cantautorato è una delle forme più belle di poesia e letteratura, perché riesce a dire a parole ciò che i sentimenti vorrebbero urlare ma non ci riescono perché la nostra anima è più grande del nostro corpo, la nostra essenza è più densa di noi, tanto da dover ammirare chi riesce portare fuori tale essenza, i poeti. Probabilmente testi come “Cosa Sarà”, “Il Mio Canto Libero”, “Lazzari Felici”, “A Mano a Mano” (di Cocciante e cantata da Rino Gaetano), “Via Della Povertà” (di Bob Dylan e cantata da De Andrè), “Generale”, “Ricordati di Me” ecc.. meritano di stare sulle antologie di Letteratura italiana tanto quanto gli altri letterati, loro saranno immortali, le canzoni commerciali, mi dispiace dirvelo, no. E se non siete d’accordo con tutto ciò che ho scritto bè “non mettetemi alle strette, sono solo canzonette”.

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