Il buco dell’ozono potrebbe essere il fattore scatenante di una nuova estinzione

Ormai tutto il mondo conosce la problematica del buco dell’ozono e quali sono le sue conseguenze. Secondo la rivista Focus, alcuni recenti studi hanno evidenziato che la mancanza di ozono in atmosfera è stata la causa di una delle 4 importanti estinzioni avvenute sul pianeta Terra. La domanda sorge spontanea: c’è quindi un nuovo rischio di estinzione? 

(verona-in.it)

Pare proprio che il destino stia mettendo a dura prova la sopravvivenza della specie umana, oltre alla pandemia mondiale in corso insorge ora anche un problema di possibile estinzione. Ebbene sì, la rivista scientifica Focus ha pubblicato un articolo riguardante uno studio effettuato all’università di Southampton, nel quale si testimonia la scoperta di spore di piante, ormai non più presenti sulla Terra, caratterizzate da mutazioni genetiche insorte per sopravvivere all’esposizione ai raggi UV non filtrati. Si presuppone quindi siano sopravvissute solo determinate specie di vegetali che siano riuscite ad adattarsi alla nuova condizione. Ma cosa accadde veramente? Noi esseri umani siamo potenzialmente a rischio estinzione?

(it.sputniknews.com)

Come avvenne l’estinzione

Non tutti sono a conoscenza del fatto che, sulla Terra, sono avvenute ben 4 estinzioni di massa diverse, tutte dettate da fattori ambientali che hanno spinto le specie viventi sul pianeta a scomparire di punto in bianco. Queste catastrofi naturali riguardarono la terra, gli oceani e l’atmosfera. La catastrofe più nota a tutti è senza dubbio quella originata dalla caduta del meteorite che fu capace di spazzare via un’intera specie, i dinosauri. L’altra catastrofe, oggetto della discussione, è quella originatasi dopo la fine di una delle varie ere glaciali che coinvolsero il nostro pianeta. Accadde propriamente intorno ai 359 milioni di anni fa e fu causata dall’innalzamento repentino delle temperature che provocò uno scongelamento dei ghiacciai, portando all’immissione in atmosfera di gas che distrussero l’ozono presente creando così un buco. Questa voragine nell’atmosfera portò ovviamente gravi conseguenze alla flora e fauna del tempo poiché queste ultime si videro esposte a raggi distruttivi. Solo poche specie riuscirono a sopravvivere adattandosi alla situazione. Come lo sappiamo? I ricercatori hanno sostanzialmente prelevato campioni di rocce in Bolivia e in Groenlandia e, sciogliendo queste ultime in acido fluoridrico, sono riusciti ad isolare microspore appartenenti alle piante del tempo. Queste spore hanno caratteristiche peculiari poiché presentano delle spine sulla superficie che, secondo gli scienziati, sono dovute ai danni inferti dai raggi UV-B.

L’ozono

Gli esperti ritengono che, consultando i dati riguardanti l’andamento delle temperature future, sarebbe del tutto possibile che una catastrofe del genere possa avvenire anche al giorno d’oggi. Questo perché si è potuto stimare che le temperature raggiunte durante la catastrofe non sono così lontane da quelle che raggiungeremo noi fra qualche anno se continuiamo a non tutelare il nostro strato di ozono. Approfondiamo ora il tutto ed incentriamoci sull’ozono, dove lo possiamo trovare? Come viene distrutto? Lo strato di ozono si trova nella parte alta dell’atmosfera, chiamata stratosfera, tra i 12 e i 50 km da terra. Questo strato è uno tra i più importanti poiché si occupa di filtrare i raggi UV-B e UV-C che sono quelli più dannosi per tutti gli esseri che abitano la Terra. In questo strato, oltre all’ozono O3, sono presenti anche azoto, N2, e ossigeno, O2. Le ultime due molecole sono necessarie sia per il filtraggio che per il mantenimento della quantità di O3 ottimale in stratosfera. Per capire come viene prodotto e distrutto in modo naturale l’ozono, bisogna fare riferimento al ciclo di Chapman come di seguito riportato:

Questo è il ciclo di vita naturale dell’ozono, come viene prodotto e come viene distrutto normalmente in stratosfera. Che fattori originano allora il buco dell’ozono?

Il buco dell’ozono

Il fenomeno del buco dell’ozono è in realtà un qualcosa di naturale. Normalmente nel periodo invernale, nell’emisfero sud, (quindi nel nostro emisfero intorno ad agosto-settembre) in Antartide si raggiungono circa gli 80°C sotto zero e si formano quindi dei cristalli di acido nitrico condensato assieme all’acqua HNO3 x 3H2O che, nella bassa stratosfera, danno origine a delle nuvole chiamate polar stratosferic clouds, di seguito visibili.

Polar stratosferic clouds (nasa.gov)

Queste nuvole sono ferme poiché la bassa pressione e la bassa temperatura danno luogo ad un vortice simile ad una camera stagna dove non entra né esce materia. In questo periodo dell’anno non c’è quasi mai luce per cui non si hanno sufficienti raggi UV-C e UV-B essenziali per far avvenire le reazioni necessarie per la produzione dell’O3. Si ha quindi un numero limitato di molecole di ozono creando un piccolo buco nell’atmosfera. Su queste nuvole possono condensare anche precursori di radicali come il cloro e l’ossidrile, OH, che provengono da immissioni umane in atmosfera di gas inquinanti. Una volta raggiunta la primavera nell’emisfero sud (e quindi nel periodo intorno ad ottobre-novembre per noi) i raggi solari cominciano ad essere sempre più presenti, causando la dissociazione delle molecole di inquinanti, creando radicali che attaccano e distruggono molto facilmente l’ozono presente, aumentando così la larghezza del buco e contribuendo sostanzialmente alla diminuzione dello strato protettivo. C’è quindi un rischio considerevole che avvenga una catastrofe a breve. Se non si corre subito ai ripari e non si riducono le emissioni ed il riscaldamento globale, ci sarà una grossa probabilità che avvenga una nuova estinzione.

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