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Ecco come Lovercraft e medusa Turritopsis nutricula beffeggiano la morte

Ecco come Lovercraft e medusa Turritopsis nutricula beffeggiano la morte

Ingannare la morte è  un gioco pericoloso nei racconti di Lovercraft , ma abilmente praticato dalla medusa immortale.

Turritopsis nutricola in forma medusoide

 

“Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire”. Questa è una delle più celebri frasi situate nel Necromicon, scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred. La leggenda narra che Alhazred abbia scritto di “Grandi Antichi” e di come evocarli e che terminato il libro sia stato divorato da un demone. Non è infatti un caso che il titolo originale in arabo sia “Al Azif”, parola usata per indicare il rumore di alcuni insetti notturni e allo stesso tempo il linguaggio dei demoni, o che Alhazred sia un in realtà un gioco di parole: “all has read”. Fortunatamente il Necromicon è un libro immaginario inventato dallo scrittore P.H. Lovercaft nel 1921, un espediente letterario per rendere più verosimili e tenebrosi i propri racconti. Lo scrittore viene definito poeta dei sogni e dell’inconscio, in grado di descrivere le più grandi paure umane ma allo stesso tempo la grandezza dell’universo e la sua insensatezza, tutte accomunate dal medesimo destino: la morte. Secondo Lovercraft, tutto ciò che resta immutabile è eterno ed immortale e ciò è incredibilmente in accordo con la scienza, infatti viene definita immortalità biologica un nullo o basso tasso di mortalità, causato da una diminuzione della proliferazione cellulare cui corrisponde un rallentamento dell’apoptosi, ossia un processo di morte controllata per bilanciare il numero di cellule nascenti. Diverse specie animali attuano questo processo di immortalità ma la più celebre è la  Turritopsis nutricola, per questo denominata “medusa immortale”.

Tipico ciclo metagenetico

Introduzione agli cnidari

La medusa immortale, come tutte le altre, appartiene al phylum degli cnidari. Sono definiti diblastici, cioè costituiti da due foglietti embrionali, ectoderma esterno ed endoderma interno, nel quale è presente la cavità digerente. Tra i due foglietti è presente una sostanza gelainosa chiamata mesoglea. Questo phylum è caratterizzato da due forme: medusa e polipo (diverso dal polpo commestibile). I polipi sono definiti sessili e bentonici, ovvero saldamente ancorati al fondo, presentano una bocca contornata da una corona di tentacoli, una faringe e una cavità digerente, possono essere forme libere o coloniali se più polipi sono collegati tra loro per mezzo di tubi detti stoloni. La forma medusoide è costituita da un’ombrella al di sotto della quale è posta la cavità sub-ombrellare, tentacoli e bocca. Le meduse sono i primi organismi acquatici ad aver sviluppato un rudimentale sistema nervoso costituito da neuroni multipolari dai quali si origina un impulso impreciso che si propaga nell’individuo, possiedono inoltre organi di senso come statocisti ed ocelli che servono rispettivamente a comprendere la posizione del corpo nello spazio (se sono capovolte o se hanno la testa all’insù) e per la percezione della luce o del buio.

Riproduzione e sviluppo

La riproduzione asessuale è molto diffusa soprattutto nelle forme polipoidi. Può avvenire per gemmazione, con formazione di gemme sul corpo del progenitore, geneticamente identiche ad esso e dal quale successivamente si separano, o per frammentazione se si distacca una parte della colonia per darne origine a delle nuove. La riproduzione sessuale è invece praticata principalmente dalle meduse (in grado di riprodursi anche assessualmente), a sessi separati. La fecondazione può essere esterna liberando i gameti in acqua, o interna tramite spermatozoi che penetrano nel corpo femminile. In metà delle specie di cnidari , riproduzione sessuale e asessuale sono delegate da uno stesso individuo, praticabili sia alternativamente che simultaneamente, stabilendo così un ciclo metagenetico (con due fasi riproduttive). Negli idrozoi il ciclo inizia quando una larva detta planula si fissa al fondale marino, metamorfosando e divenendo un giovane polipo adulto, il quale forma una colonia che a causa di influenze esterne inizia a gemmare meduse, le quai si staccano dal genitore e per riproduzione sessuale danno origine ad una larva di polipo. Si stabilisce così un ciclo polipo-medusa-polipo (può avvenire anche al contrario, medusa-polipo-medusa), a partire da un progenitore dal quale si originano secondo questo ciclo entrambe le forme possibili dello stesso phylum.

La medusa immortale

La Turritropsis nutricola è una medusa della classe idrozoa, rinvenuta per la prima volta nel 1988 dal ricercatore Christian Sommer, la cui immortalità è stata scoperta da un team di biologi dell’università di Lecce nel 1999. Esteticamente è simile a tante altre ma è proprio il suo ciclo vitale e riproduttivo a renderla unica: essendo un idrozoo la forma medusoide si origina da un individuo di forma polipoide, raggiunta la maturità sessuale si riproduce ma anziché continuare a vivere per poi abbandonarsi all’inesorabile destino della morte, essa la inganna scendendo sul fondale e regredendo allo stadio giovanile di polipo dal quale si era sviluppata. Ciò è reso possibile attraverso un processo di transdiffrenziamento, nel quale cellule specializzate regrediscono perdendo la loro specificità e divenendo in grado di tarsformarsi in altre tipologie a seconda della necessità Questo cambiamento conformazionale è causato da stess fisici o ambientali e consiste nell’assorbimento dei tentacoli, nella modificazione dell’ombrella e nella formazione di un organo pedale che permette al polipo in fase di collaudo di fissarsi al fondale. Successivamente il nuovo polipo, un tempo anziana medusa, può dare origine ad altre colonie. Ingannare la morte con la trasdifferenzazione e farla attendere in eterno, non morendo mai e ponendo fine alla fine stessa sembra il concetto profetico annunciato da Lovercraft 80 anni prima della scoperta dalla Turropsis, quindi chissà, un giorno potremmo essere in grado di applicare questo processo sul nostro organismo per tornare giovani e senza rughe in eterno, ma a quale costo? Siamo scientificamente esseri finiti, trovare l’elisir di lunga vita potrebbe compromettere drasticamente l’equilibrio fisiologico del nostro organismo e l’equilibrio ecologico dell’intera specie. L’immortalità comporta notevoli rischi ed è ancora un sogno lontano dalla realtà, per il momento potremmo gustarci l’insensatezza della nostra vita mortale attendendo un’eventuale scoperta scientifica in grado di elevarci a divinità eterne ed immutabili.

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