Il Superuovo

Gli alieni potrebbero essere realmente degli invasori? La scala di Kardašëv oltre lo sviluppo tecnologico

Gli alieni potrebbero essere realmente degli invasori? La scala di Kardašëv oltre lo sviluppo tecnologico

Dagli albori della fantascienza gli alieni hanno quasi sempre rappresentato una minaccia per il genere umano, ma siamo proprio sicuri che un ipotetico incontro finirebbe così? Una civiltà che punta a conquistare e sterminare un’altra, si può ritenere superiore? 

 

 

Scena tratta dal film Independece Day

 

 

Un tema classico che ormai è diventato quasi un must della fantascienza riguarda la lotta tra uomini ed una ipotetica invasione extraterrestre. Questa guerra per la sopravvivenza tra uomini e alieni è diventato un fenomeno di massa nell’immaginario fantascientifico collettivo a partire dallo scorso secolo. Uno scenario che così tante volte è stato ricalcato in romanzi e film di genere, da riuscire a far nascere dentro ad alcune persone, dei veri casi di fobie e la creazione di una specie di xenofobia intergalattica. Ma siamo proprio sicuri che se una razza aliena venisse in contatto con noi il loro primo pensiero sarebbe quello di sterminarci e conquistare il nostro amato pianeta?

Rappresentazione della scala di Kardašëv

Da X-files ad Independence Day, passando per la Guerra dei mondi, la parola alla fantascienza 

Da cospirazioni governative con alleanze aliene per la conquista del mondo e non solo, ad invasioni improvvise su larga scala per entrare in possesso delle risorse del nostro pianeta, a pianificazioni di conquista nel tempo, nel quale il vero obiettivo siamo noi perché diventiamo la loro fonte di nutrimento, nella filmografia fantascientifiche la tematica di minaccia aliena è lunga e vasta. In questo filone di genere, il punto di vista della narrazione è semplice ed immediato, ripercorre quello che è stata la conquista che l’uomo di ogni epoca ha sempre fatto sulle altre civiltà umane nel corso della storia: sei militarmente e tecnologicamente inferiore a me? Io ti conquisto, ti rendo schiavo e mi approprio delle risorse del tuo territorio. Questo punto di vista è una visione di comportamento antropocentrico applicato però ad esseri non umani, ma extraterrestri. Quindi siamo certi che in un ipotetico incontro le loro intenzioni sarebbero ostili? Questa domanda ci porta anche una valutazione di che cosa classifichiamo ed intendiamo noi per superiore: è solo la tecnologia che rende superiore una civiltà rispetto ad un’altra, o esiste anche qualcosa di più sottile e meno immediato? 

La scala di Kardašëv e le sue implicazioni

La scala di classificazione di Kardašëv è un metodo, che per quanto possa sembrare fantascientifico esiste realmente. Esso fu ideato dall’astronomo russo Nikolaj Kardašëv. Si tratta di una classificazione delle civiltà in relazione al loro livello tecnologico, utilizzata come base di partenza per il progetto SETI (programma dedicato alla ricerca di vita intelligente di origine extraterrestre).  La scala di Kardašëv si compone di tre tipi principali di civiltà, basate sul livello energetico che esse dispongono, secondo una progressione esponenziale. In breve le tre tipologie diverse di civiltà si dividono in: il tipo uno, la quale usa interamente l’energia che il proprio pianeta gli mette a disposizione. Il tipo due, che consiste in una civiltà in grado di utilizzare l’intera energia della stella del proprio sistema solare. Per finire, una civiltà di tipo tre, che sarebbe in grado di  utilizzare l’intera energia della propria galassia. Questa scala è stata ideata durante la metà degli anni ’60, quindi nel corso del tempo è stata ulteriormente allargata fino ad arrivare ad ipotizzare una civiltà di tipo dieci, una civiltà dai livelli tecnologici talmente alti da poter creare e distruggere universi a proprio piacimento, insomma dei veri e propri dei. Seguendo questa classificazione la nostra civiltà sarebbe ancora una di tipo zero, dato che siamo in grado di utilizzare solo una piccola parte dell’energia che il nostro pianeta ci offre. Molte civiltà immaginate nella fantascienza possono essere tranquillamente classificate all’interno di questa classificazione, un esempio può essere la saga di Star Wars, il mondo immaginato da George Lucas riguarda una civiltà di tipo tre. Anzi, nella fantascienza la scala di Kardašëv ha un ruolo molto maggiore di semplice classificazione, infatti è parte attiva nell’immaginazione di civiltà aliene e nei loro tratti tecnologici e di contesto. Per quanto il metodo ideato da Kardašëv sia indubbiamente affasciante, se la si usa per determinare una civiltà ha troppe lacune dato che prende in considerazione un singolo aspetto. Una civiltà è molto di più della sua tecnologia, va oltre il fatto se sia in grado o meno di creare un cunicolo spazio-temporale (per quanto figo ed affascinante possa essere). La scala trascura l’intera sfera morale, di diritti e di valori di una civiltà durante la sua evoluzione, anche la fantascienza in molte sue opere trascura ciò. 

Oltre la tecnologica, cosa ci dicono gli ultimi duecento anni di storia dell’uomo su una civiltà aliena? 

In questa terza parte del nostro articolo il nostro discorso si concentrerà su due cose: con quali termini si può considerare una civiltà superiore ad un’altra, e cosa accadrebbero in un ipotetico incontro tra la nostra ed una civiltà superiore. L’analisi deve partire per forza di cose da una domanda: guardando agli ultimi duecento anni quanta è stata la differenza di un avanzamento in termini tecnologici rispetto ad un avanzamento in termini di diritti e di morali nel confronto del singolo individuo? Se pensiamo al semplice esempio americano, penso che la risposta sia chiara. Un divario è presente tra i due diversi avanzamenti. Come giudicheremo un’ipotetica civiltà in grado di viaggiare nel tempo, ma basata sullo schiavismo? Superiore o inferiore alla nostra? Penso che queste due domande siano quelle giuste per farci arrivare ad una conclusione sul nostro articolo. Ogni civiltà ha un proprio sviluppo, ed anche se il nostro punto di vista è antropocentrico, tra tutte le evoluzioni sicuramente ci sono punti in comune, anche se si tratta di civiltà aliene. Questa unità di un percorso evolutivo è ipotizzata anche da Bergson, anche se in termini più metafisici. In senso assoluto mi immagino più probabile che una civiltà aliena superiore a noi sia avanzata tecnologicamente quanto lo è moralmente. Kardašëv ci parla di livelli tecnologici ed energetici, ma non di livelli sociali. Una civiltà non è superiore ad un’altra solo tecnologicamente. Solo ora stiamo capendo che non siamo estranei alla natura, ma ne facciamo parte, e per questo motivo anche gli stessi esseri viventi che condivido con noi il pianeta hanno il diritto di esistere. Allo stesso modo credo plausibile ipotizzare che una civiltà aliena seguirebbe lo stesso principio ma con ordine di grandezza maggiore. La figura dell’alieno ostile creata dalla fantascienza penso sia un falso mito dell’ipotetico. Se si considera una civiltà come un sistema isolato, avrà delle fasi intermedie in ambito di sviluppo sia tecnologiche che sociali, la transazione energetica in ambito tecnologico e la globalizzazione in ambito sociale potrebbe essere delle fasi per una mondializzazione ancora maggiore per l’umanità. Lasciando viaggiare l’immaginazione, in un futuro ipotetico, quando un sistema isolato è completo allora può iniziare ad interagire con altri sistemi. Se un giorno la fantascienza diventerà realtà, e dovesse sul serio verificarsi un incontro con una civiltà aliena, non mi immagino un confronto ostile, ma piuttosto un’iterazione pacifica perché dal confronto con il diverso nasce un arricchimento, questo è universale. 

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