Il 7 novembre 1913 nasceva Albert Camus, un letterato tormentato dall’assurdo

Albert Camus è stato scrittore, filosofo, giornalista, drammaturgo, saggista, e attivista politico francese.

Una foto di Albert Camus (Google)

Alcune delle sue opere sono ormai parte della nostra cultura storica e letteraria.

Albert Camus: una vita travagliata

Spesso, si sa, sono le esperienze più dolorose a dare profondità a parole e pensieri.
Questo vale sicuramente per Albert Camus, figura letteraria di spicco della nostra storia contemporanea.
Camus nasce il 7 novembre 1913 a Mondovi, oggi Dréan, nell’allora Algeria francese in una famiglia coloni francesi.
Dopo la morte del padre, e della madre è la nonna materna a rivestire un ruolo molto importante nella sua educazione.
Camus brilla già da giovane negli studi. Spinto dal suo professore di filosofia a dal un suo grande amico Jean Grenier, vince una borsa di studio presso la facoltà di filosofia dell’Università di Algeri.
È Grenier a invitarlo a leggere “Il dolore” (“La Douleur”) di André de Richaud: l’opera lo spingerà a intraprendere l’attività di scrittore.
Da giovanissimo viene colpito dalla turbercolosi che gli impedisce di frequentare i corsi; di continuare a giocare a calcio, sport per cui nutriva grande passione e in cui eccelleva nel ruolo di portiere; e di recitare a teatro.
Nel 1930 la tubercolosi veniva catalogata come malattia inguaribile (la penicillina, infatti, era venne scoperta solo nel 1928 e non era ancora in uso e gli antibiotici specifici per questa patologia sono degli anni ‘40). Il tema della malattia influirà nella sua visione del mondo come “assurdità”.
Si laurea in filosofia nel 1936.
Nel 1933 aderisce al movimento antifascistaAmsterdam-Pleyel” e nel 1935 aderisce al Partito Comunista Francese.
Albert Camus riceve il Premio Nobel per la letteratura nel 1957.
Malato ormai da anni di tubercolosi, muore a Villeblevin il 4 gennaio 1960 a causa di un incidente stradale.

Le opere: “La peste”

Albert Camus è stato autore di romanzi, racconti, saggi, opere teatrali, epistolari e collaborazioni con testate giornalistiche.
Tra le sue opere più famose ricordiamo “La peste” del 1947.
Appena pubblicata, l’opera riscosse grandissimo successo e vendette oltre 160.000 copie nei primi 2 anni.
Il romanzo è ambientato in Algeria dove Camus nacque e visse fino agli anni ’40 quando fu costretto a trasferirsi a Parigi.
Ne “La peste”, e nel resto della sua produzione, si riflette un clima di sofferenza indistinta e indecifrabile e una riflessione sull’apparente assurdità della vita che avvicinano Camus e le sue opere all’esistenzialismo novecentesco e a un autore come Jean-Paul Sartre.
Nel libro, la peste si presenta come una riflessione allegorica sul male e sul fresco trauma della guerra, che pesano sulle coscienze degli europei: proprio come il male, la peste non viene mai debellata del tutto, ma resta latente in attesa del momento propizio per una nuova esplosione.

Una raffigurazione storica della peste che dilaga (Google)

Gli insegnamenti letterari di Albert Camus

Albert Camus si focalizzò sull’analisi dell’assurdo dell’uomo come condizione alienante e reale.
Camus opera una diagnosi di un problema esistenziale che per risolvere serve una cura che solo la solidarietà umana è in grado di produrre.
L’uomo scopre la sua inconsistenza e la sua assurdità intuendo che è attraverso la presa di coscienza di questo stato che si aprono nuovi orizzonti, ma il difficile è arrivarci.
Il suo interesse filosofico nacque dopo la sua tesi universitaria su Plotino e Agostino d’Ippona.
Camus non scelse di parlare dell’Essere, ma dell’Assurdo.
La presa di coscienza di tale stato dell’animo umano è onte di uno stimolo intellettuale importante.
Il tema della solidarietà umana appare nel 1943-1944 e nel romanzo “La peste”.
Qui, la malattia, riassume e personifica un superamento del senso tragico e assurdo dell’esistenza umana.

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