Il 7 novembre 1992 moriva Alexander Dubcek, il papà de “la Primavera di Praga”

Il 7 novembre il mondo saluta il politico Alexander Dubcek

La “primavera di Praga” è il movimento di liberazione della Cecoslovacchia dal regime dittatoriale dell’Unione Sovietica. La “ricoluzione” è stata condotta da Alexander Dubček, il leader del movimento definito “socialismo dal volto umano” che andava appunto contro l’autoritarismo dell’URSS. Ciò portò alla definitiva indipendenza e alla successiva divisione pacifica della Cecoslovacchia in Slovacchia e Repubblica Ceca. La famosa “primavera di Praga” a cui anche Guccini ha dedicato una sua canzone, spezzo di storia della musica italiana.

Chi era Alexander Dubček

Alexander Dubček è nato a Uhrovec, in Slovacchia, da genitori che erano emigrati negli Stati Uniti d’America e tornati in Cecoslovacchia all’inizio del 1921 coi i quali all’età di quattro anni si trasferì con tutta la sua famiglia in Unione Sovietica. Dopo aver accompagnato il padre nella regione del Kazakistan, fu testimone della tragedia provocata dalla campagna staliniana di «denomadizzazione» contro i kazachi. Rientrato poi in Cecoslovacchia nel 1939, lavorò come operaio e aderì al movimento comunista clandestino, prendendo parte alla resistenza antinazista e all’insurrezione slovacca nel 1944. Nel 1951 diventò deputato dell’Assemblea nazionale e nel 1963 segretario del Partito comunista slovacco. Convinto della necessità di abbandonare il modello sovietico, Dubček riunì intorno a sé un folto gruppo di politici e intellettuali riformatori, diventando il maggiore interprete di una linea antiautoritaria, il “socialismo dal volto umano” e di una feconda stagione politica: la Primavera di Praga. Il 5 gennaio 1968 venne eletto segretario generale del PCC dando avvio al cosiddetto “nuovo corso”, una strategia politica volta a introdurre elementi di democrazia in tutti i settori della società, fermo restando il ruolo dominante del partito unico. Il consenso popolare ottenuto dall’azione riformatrice di Dubček suscitò ben presto la reazione di Mosca e degli altri regimi comunisti est-europei, che, infine, si risolsero a porre fine all’eterodossa esperienza praghese ordinando, nell’agosto del 1968, l’intervento delle truppe del Patto di Varsavia.

Primavera di Praga Agi
Primavera di Praga (Agi)

La primavera di Praga

La Primavera di Praga è stato un periodo storico di liberalizzazione politica avvenuto in Cecoslovacchia durante il periodo in cui questa era sottoposta al controllo dell’Unione Sovietica nell’ambito della guerra fredda. Iniziò il 5 gennaio 1968, quando lo slovacco Alexander Dubček divenne segretario del Partito Comunista di Cecoslovacchia, terminando il 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione militare dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia invase il paese. Le riforme della Primavera di Praga furono un tentativo da parte di Dubček di concedere nuovi diritti ai cittadini grazie ad un decentramento parziale dell’economia e alla democratizzazione. La stagione delle riforme ebbe bruscamente termine nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, quando una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati invase il paese per porre fine alle proteste. Questo arco temporale venne poi descritto dal noto cantautore Guccini nella sua canzone “Primavera di Praga”.

Primavera di Praga
L’invasione dei armati sovietici durante la Primavera di Praga (Corriere objects)

L’invasione e le conseguenze

L’invasione coincise con i lavori del congresso del Partito Comunista Cecoslovacco, che avrebbe dovuto sancire definitivamente le riforme e sconfiggere l’ala stalinista del paese. I comunisti cecoslovacchi, guidati da Alexander Dubček, però furono costretti a riunirsi clandestinamente in una fabbrica visto l’aggravarsi della situazione: approvarono tutto il programma riformatore, ma quanto stava accadendo nel paese rese le loro decisioni del tutto inutili. in seguito il congresso del partito comunista cecoslovacco venne sconfessato e formalmente cancellato dalla nuova dirigenza imposta da Mosca a governare il paese. Dubček stesso fu costretto a siglare un protocollo d’intesa con il Cremlino che vincolava il suo ritorno alla guida del Partito con la normalizzazione della situazione politica nel paese. L’opposizione popolare al regime d’occupazione però consentì a Dubček di mantenere una certa autonomia dal Cremlino; in seguito ai suoi tentennamenti di fronte alle proteste anti-sovietiche della primavera successiva, egli venne infatti rimosso dal suo incarico e inviato come ambasciatore in Turchia(1969-1970) e, infine, venne espulso dal PCC nel 1970. Come sappiamo la libertà del popolo cecoslovacco dal regime dittatoriale dell’URSS arrivò solo dopo la caduta del muro di Berlino e la sua divisione in due stati autonomi nel 1990.

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