Joker come riflesso culturale: ecco quali sono state le sue trasformazioni dal Medioevo in poi

Una figura emblematica sia culturalmente che storicamente che dà vita a uno dei costumi e a una delle personalità più amate di oggi, quella del Joker.

Di Utente:BincoBì – teaser trailer, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=7884350

Abiti con colori sgargianti, tanto l’uso del verde e del giallo. Capelli colorati e un temperamento tutt’altro che lineare. Riconosciuto soprattutto grazie ai film e ai fumetti il Joker oggi è tanto amato, ma quali sono le sue radici?

 

Buffoni e giullari: la cultura medievale

La parola buffone e la parola giullare non di rado -ed erroneamente- si accavallano o vengono interscambiate, pensando che il loro significato sia uguale e che quindi si tratta di sinonimi. In verità quando siamo di fronte a queste due parole bisogna fare i conti con un fattore importantissimo: l’altezza cronologica e ancora il modus operandi delle due figure. Per avere le idee più chiare, senza toccare tasti storici o culturali, si può ricorrere semplicemente alle definizioni che si trovano nel dizionario. Il dizionario della Treccani alla voce buffone riporta: “Nell’antichità, ma specialmente nel Medioevo e nel Rinascimento, persona addetta a rallegrare coi suoi lazzi le feste, i conviti o le giornate dei signori: b. di corte“; mentre alla voce giullare ritroviamo: “Cantastorie del tardo Medioevo, esperto nella musica e soprattutto nell’arte del mimo“. E’ importante segnalare, come detto prima, l’altezza cronologica. Se il buffone può essere collocato a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, il giullare si posizione nel tardo Medioevo, quindi XIV-XVI secolo, anche se l’evoluzione della sua figura è antecedente ai secoli citati. C’è un’altra piccola differenza: l’esperienza. Il giullare viene definito un esperto, il buffone no. Questa è una delle prerogative per poter comprendere la diversità dei due termini. Il giullare era in grado di saper modulare melodie anche abbastanza complesse, per esempio, e questo lo faceva ricadere in una classificazione ancora più precisa e specifica, quella del menestrello e del musico poi. Erano in grado di saper suonare gli strumenti a corda, il che era un plus. Sia per una concezione comune, sia per l’oggettività del fatto, uno strumento a corda è un po’ più complesso da suonare e gestire rispetto ad uno strumento a percussione -molto diffuso- che di solito era anche di natura abbastanza semplice.

Rozzano - Giullari | Durante la manifestazione a Rozzano c'e… | Flickr

Victor Hugo ha davvero ispirato il Joker?

Il famoso scrittore de I Miserabili ha davvero ispirato la nascita di una figura così complessa ed enigmatica come quella del Joker?

Nel 1869 Victor Hugo pubblica un romanzo dal titolo L’uomo che ride. Il titolo porta con sé la deformazione del protagonista, il quale è -inizialmente- un bambino di dieci anni rimasto solo perché la nave su cui doveva salire salpa di fretta e furia, mentre lui rimane sulla terraferma. Una tempesta compromette il destino della nave e delle anime che erano su questa: violenta e ingestibile fa affondare la nave, mentre il bambino vaga imbattendosi in situazioni abbastanza disturbanti. Trova un uomo impiccato e una donna morta di freddo, che teneva in braccio una neonata. Questi prende il suo panciotto e cerca di scaldarla, fino a quando -dopo che nessuno aveva risposto alle sue richieste di aiuto- si imbatte in un uomo, un girovago, con rudimenti di medicina e filosofia che decide di prendere a carico i due bambini. Dopo un’ellissi di quindici anni circa scopriamo i protagonisti ormai cresciuti. Si esibivano per strada e il loro ruolo era quello di intrattenitori. Dopo una serie di peripezie e dopo che una nobildonna si innamora di Gwynplaine, si scopre che questi era di sangue reale. Figlio del pari di Inghilterra Lord Linnaeus Clancharlie, era stato rapito da Giacomo II e venduto ad una banda. Riprende il suo titolo e si ritrova però deriso dai suoi ormai “pari” perché preoccupato per il popolo e pronto a dedicarsi all’interesse collettivo. Il romanzo naturalmente non deve essere visto o declinato solo in funzione di questo suo particolare aspetto legato al Joker. E’ un romanzo di denuncia sociale soprattutto, che non giustifica il parassitismo della nobiltà e che anzi lo combatte.

 

Il Joker oggi

Se dovessimo cercare di tracciare una linea continua per arrivare alla nascita del Joker, troveremmo qualche intoppo. Non che sia impossibile, ma è bene tener conto di alcune somiglianze e differenze che hanno segnato le diverse declinazioni durante le loro evoluzioni sia a livello storico che culturale ed è per questo che non sarebbe corretto seguire un unico filo. Quello che si può notare però a distanza di secoli e secoli è che lo stigma del buffone prima e del giullare poi è riuscito a permeare all’interno della nostra impalcatura sociale e culturale. Il fatto che sia riuscito a lasciare sue tracce non è una scia da poco. Il solo abbigliamento, insieme alla personalità un po’ “folle” -qualità che marcava le figure itineranti medievali, la sensazione di non-appartenenza a nessun luogo e anche l’essere truccato, “teatrale” e coinvolgente, fa del Joker il degno riflesso di secoli di trasformazioni e riformulazioni.

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