Normalità e Follia sono spiegati da Lucrezio e il film “Marilyn ha gli occhi neri”

Geniali quanto folli (clinicamente parlando) tanto Lucrezio, quanto i protagonisti del film “Marilyn ha gli occhi neri”.

“Anche la follia merita i suoi applausi”, sentenziava così, Alda Merini, la peculiarità espressiva e creatrice di chi soffre di disturbi mentali. Rimanendo oggettivi davanti all’eccentricità di certi comportamenti “a-normali” sarebbe lecito ed intelligente chiedersi cosa realmente sia normale e a-normale. In questo periodo di rivalutazione di queste categorie espressive più che obsolete, è più che ammirevole l’operazione di Simone Godano nella direzione del suo ultimo film. I disturbi mentali, per diffidenza sempre boicottati e screditati, quasi non comportassero una disabilità vera e propria, in questo film acquisiscono dignità e merito d’attenzione. Numerosissimi sono anche i personaggi illustri della storia, i quali folli o presunti tali, riescono a farci riflettere su ciò che sia normale.

Marilyn ha gli occhi neri

“I wanna be loved by you” cantava sconsolata Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”. Lo stesso brano lo dedica una ragazza che dice tante bugie, e che si chiama Clara, a un ragazzo che balbetta e si arrabbia molto più del dovuto, Diego. Questa seconda Marilyn ha gli occhi scuri come la prima, ma non ha mai sfondato nel mondo dell’intrattenimento e, come il ragazzo particolarmente suscettibile, è costretta a frequentare un Centro Diurno insieme ad altre persone con un disagio mentale.  Nessuno scivola nella macchietta, riuscendo tuttavia a creare situazioni buffe all’interno di un film che racconta il disturbo mentale con la giusta leggerezza. E però, dietro alle brutte figure, alle parolacce di una donna affetta dalla Sindrome di Tourette e alle crisi di un uomo impaurito che grida sovente al complotto, c’è una riflessione molto seria sull’incomunicabilità che regna nel nostro mondo. “E’ brutto non essere visti” dice a tal proposito Diego riferendosi ai “matti”, ma anche a chi non ha manie, ossessioni, malattie mentali. Perché accade a tutti di risultare invisibili, e a ciascuno di noi succede spesso di non sentirsi libero di mostrarsi per quello che è.

Monroe

Clara, Diego & Co. aprono un ristorante alla moda e “alternativo” come lo sono coloro che ci lavorano, chiamandolo il Monroe. E’ descritto dai “proprietari” come l’ottava meraviglia su Internet e vengono magnificate le esibizioni di originali performer. E’ Clara che intelligentemente le inventa, e allora, come di tanto in tanto succede quando c’è di mezzo un fool, il pazzo diventa saggio e la sregolatezza va di pari passo con il genio. Inoltre, non bisogna dimenticare che chi non si distingue per autocontrollo ha il dono di essere autentico, sincero, dirompente e franco, e di sentire le emozioni molto più intensamente di chi è “normale”. Ecco perché il film coinvolge chi lo guarda.

Lucrezio

Nei manuali di storia è osannato, se fossimo invece vissuti nel I secolo a.C. e avessimo chiesto di lui, nessuno ci avrebbe saputo rispondere. Tito Lucrezio Caro, un altro invisibile come Diego, Clara e tanti altri. La storia, con San Gerolamo, ci racconta di un uomo vissuto in disparte, lontano dalla vita politica e da quella mondana, per questo ritenuto pazzo. Fu un epicureo convinto, nello stile di vita (ecco l’astensione alla vita pubblica e politica) e nella produzione letteraria: il De rerum Natura, opera ispirata dal Perì Phýseos, περὶ φύσεος, “Sulla natura” di Epicuro. Un poema che si pone come vademecum, come un libro didattico, in cui la medicina è la dottrina epicurea somministrata con la più dolce delle pillole, la poesia.

La normalità

Guardando il film di Godano, dopo 2 anni di pandemia, ci sentiamo un po’ come i protagonisti del suo film. Inveve studiando Lucrezio capiamo la questione essenziale: la normalità non esiste. Parlando di voluptas (piacere) nella Roma della gloria militare, Lucrezio si staccava dalla massa diventando l’anormale; così con i loro disturbi lo diventato i protagonisti del film. Ma ecco che il concetto di normalità entra in crisi, diventando non altro che il pensiero dominante della massa circa la realtà, non la realtà. La realtà non ha norme, se non forse i tentativi della scienza a volerla studiare o la sensibilità dell’artista a volerla rappresentare, mai norme a priori. E se la realtà non ha norme e noi riusciamo a percepirla anche al di fuori della “normalità” della massa, allora siamo molto più “anormali e folli” di quanto crediamo e di quanto ci vogliono far credere.

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