Il 25 novembre 1985 muore Elsa Morante: scopriamo la donna dietro la scrittrice

In occasione del suo anniversario di morte, ricordiamo Elsa Morante, una delle principali voci della letteratura italiana e tra i più importanti protagonisti del Novecento.

Vincitrice del premio Viareggio nel 1948 con il romanzo “Menzogna e sortilegio” e del premio Strega con “L’isola di Arturo”, Elsa Morante è stata sicuramente una delle personalità più interessani del panorama letterario, e non solo, novecentesco.

Una vita tormentata

Parlando di Elsa Morante, ci riferiamo sicuramente a una delle voci più importanti e originali del Novecento. Nasce nel 1912 a Roma, da una maestra di origini ebraiche. A soli 10 anni scopre che il padre naturale non è il marito della madre, Augusto Morante, da cui prende il cognome, ma Francesco Lo Monaco. Una verità sicuramente dolorosa e straziante per lei. Andrà presto, dopo il liceo, a vivere da sola, mantenendosi con lezioni private e collaborazioni giornalistiche. Agli inizi degli anni trenta inizia a scrivere racconti, filastrocche, favole, racconti brevi, e tra il 1935 e il 1936 esce il suo primo romanzo, “Qualcuno ha bussato alla porta”, a puntate, sulla rivista “I diritti della scuola”. Nel 1941 sposa Alberto Moravia, ma venti anni dopo i due si sarebbero separati. Durante la seconda guerra mondiale, quando Roma venne occupata dai nazisti, si rifugiò tra le montagne della zona di Cassino, dove rimase fino a quando la città non venne liberata. Ebbe una vita tormentata che raggiungerà il culmine con un tentato suicidio nel 1983. Morirà poi il 25 novembre 1985.

La realtà attraverso un filtro visionario

Nelle sue opere Morante presenta una scrittura di matrice ottocentesca, vicina alla narrativa popolare e alla tradizione fiabesca. In particolare nel romanzo “Menzogna e sortilegio”, del 1948, viene presentato un dramma familiare e sociale con toni esasperati ed enfatici. Morante ritrae una società meridionale misera, in cui chiunque maschera la propria meschinità attraverso menzogne e illusioni. Troviamo una Palermo immersa in un’atmosfera magica e lontana nel tempo, come trasfigurata dalla fantasia. Ma soprattutto troviamo due donne che, non volendo accettare la morte del rispettivo figlio e amato, danno vita a un finto carteggio con il morto, così da riportarlo quasi in vita, divenendo alla fine vittime di quella finzione. Ritroviamo l’illusione ne “L’isola di Arturo”, del 1957, in cui il protagonista, pieno di aspirazioni e sogni di grandezza, vive in un mondo incontaminato, fanciullesco, favoloso. Questa sua percezione della realtà viene sconvolta quando il padre si risposa e lui si innamora della matrigna. La bolla di felicità si rompe e sperimenta sentimenti come la gelosia, il desiderio morboso. Morante è maestra nell’indagare la psicologia dei suoi personaggi attraverso il filtro della fantasia e di atmosfere visionarie.

La denuncia sociale

“Il fatto che questo male sia sempre esistito non è un motivo che gli dia il diritto di esistere”

Non fu assolutamente indifferente alle grandi battaglie politiche e civili degli anni sessanta e settanta. La sua denuncia dell’emarginazione sociale risulta sicuramente evidente nel libro di poesie “Il mondo salvato dai ragazzini” e nel romanzo “La storia”. Qui la realtà cruda e dolorosa prende il posto della fantasia. La simpatia della scrittrice, sulla scia di Manzoni, va agli ultimi, agli oppressi, vittime dei soprusi da parte dei potenti. Il suo giudizio sulla storia umana è tremendo: la storia è artefice di un “assassinio interminabile” a scapito dei più deboli, un processo che raggiunge l’apice con il secondo conflitto mondiale. Questo meccanismo si ripete da millenni, ossessivamente, e vede da sempre la contrapposizione tra prevaricatori e oppressi. Con le sue opere Morante vuole in un certo senso rivolgere una preghiera alla comunità, affinché tutti agiscano per il bene comune.

Le madri di Elsa Morante

Fondamentale nella sua produzione è la figura della donna e in particolare della madre. Quasi tutti i suoi personaggi femminili sono madri, e spesso si trovano a dover affrontare situazioni dolorose. In “Menzogna e sortilegio” la protagonista, Elisa, ricorda le manie della madre, defunta, dopo la morte della prostituta Rosaria, una madre adottiva che si era occupata di lei dopo la morte dei genitori. Arturo cresce senza la figura materna, morta durante il parto, con un padre assente all’insegna della solitudine. Ida, protagonista de “La Storia”, già madre di un figlio, viene violentata da un soldato tedesco ubriaco, e diventa madre per la seconda volta di un bambino, ma dovrà assistere alla morte di entrambi i figli. Nell’ultimo romanzo di Morante, “Aracoeli”, il protagonista, un quarantenne omosessuale insoddisfatto della sua vita, va alla ricerca della madre morta dopo averlo abbandonato. L’importanza assegnata alla figura della madre è forse da ricondurre al fatto che Elsa Morante non ebbe mai figli, per cui il tema della maternità, qualcosa che di fatto non ha mai provato in prima persona, esplode violentemente attraverso la sua penna.

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