Il Superuovo

I volti femminili della poesia montaliana: scopriamo chi sono Annetta, Clizia, Mosca e Volpe

I volti femminili della poesia montaliana: scopriamo chi sono Annetta, Clizia, Mosca e Volpe

La donna è centrale nella poetica di Montale: scopriamo chi sono le principali donne di Montale e quali ruoli rivestono.

Eugenio Montale (1896-1981) è una delle figure più importanti del panorama culturale italiani del Novecento: è stato scrittore, giornalista, critico, traduttore e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Non si colloca in una specifica corrente letteraria perché la sua scrittura, pur rimanendo sempre una scrittura di spessore, profonda e articolata, ha subito un’evoluzione nel corso degli anni. Costante resta la presenza della donna, o meglio, delle donne. Le donne hanno un ruolo centrale nella produzione montaliana: ora sensuale ora in veste di donna-angelo, Montale porta all’interno delle sue narrazioni letterarie diverse donne, di cui alcune però sono meno note e meno presenti, come Gerti, Dora e Liuba.

1. Annetta – Arletta

È il soprannome di Anna degli Umberti. È una giovane donna conosciuta da Montale in gioventù e mai più rivista. A lei è legato il tema del ricordo, della lontananza e appartiene alla prima fase della produzione montaliana: la sua figura, ad esempio, è presente in “La casa dei doganieri”, poesia contenuta in “Occasioni“.

“[…] desolata t’attende dalla sera,
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi restò irrequieto”.

(La casa dei doganieri, vv. 3-5)

2. Irma Brandeis

Irma Brandeis è stata una studiosa americana conosciuta negli anni ’30 da Montale, durante il suo soggiorno a Firenze. A lei il poeta dedica “Ossi di seppia” e appare nelle sue poesie con il nome di Clizia. Ha una funzione salvifica, rappresenta la perfetta Beatrice dantesca. Questa figura è presente soprattutto in “Occasioni” (1939), esattamente in Mottetti, cioè la seconda sezione della raccolta. Il personaggio di Clizia è ripreso dalla mitologia greca ed è presente anche nelle Metamorfosi di Ovidio. È stata una vera musa per Montale, in lei si concentrano tutti i valori positivi, che – nella visione montaliana – fanno ancora sperare nella salvezza dell’animo umano.

“Il passo che proviene
dalla sera sì lieve,
non è felpato dalla neve, è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene”.

(Mottetto VIII, vv.5-8)

3. Maria Luisa Spaziani

Maria Luisa Spaziani è stata un’importante poetessa italiana del ‘900. L’incontro con Montale avviene nel 1949. Completamente contrapposta all’angelica Clizia, la Spaziani rappresenta l’anti-Beatrice: appare con il nome di Volpe, è una donna concreta e sensuale e il suo ruolo è centrale in “Bufera e altro” (1956). In questa raccolta, Volpe fa parte del progetto allegorico di Montale, che costruisce un viaggio dal mondo cristiano verso il basso, un mondo fatto di istinti. Viene creata una contrapposizione tra la salvezza e la dannazione, tra Beatrice e l’anti-Beatrice.

4. Drusilla Tanzi

Drusilla Tanzi è stata la moglie di Montale e la donna amata per tutta la vita. La morte della donna, avvenuta nel 1963, ha segnato un momento importante per il poeta non solo dal punto di vista personale ma anche professionale: è proprio in questo anno, dopo la morte della moglie, che Montale torna a scrivere poesie dopo un lungo periodo di silenzio. Nel 1971 pubblica “Satura” e dedica a Drusilla, soprannominata Mosca, le prime due sezioni della raccolta, Xenia I e Xenia II. Lei non è né una Beatrice né un’anti-Beatrice, è diversa da tutte le altre, è una maestra di vita. In “Satura” Montale affronta la malattia della moglie e la sua morte e lo fa attraverso una poesia inclusiva, personale, come un intimo esercizio di scrittura.

“Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”.

(da Xenia II)

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