Il Superuovo

Conosciamo meglio il disturbo borderline di personalità grazie a Niccolò di “Skam Italia”

Conosciamo meglio il disturbo borderline di personalità grazie a Niccolò di “Skam Italia”

La serie tv Skam Italia affronta molti importanti temi, che hanno sempre più bisogno di essere rappresentati, tra cui la tematica della salute mentale.

Il disturbo borderline di personalità è tra i più presenti nei contesti clinici e che ha destato maggiore curiosità nella ricerca. Vediamolo insieme grazie a Skam Italia.

Una serie superlativa

Skam Italia è una delle serie tv italiane per ragazzi più conosciuta e vista. Inizialmente prodotta da Cross Production, gli episodi venivano rilasciati sotto forma di clip all’ora indicata all’inizio del video, proprio per dare l’idea agli spettatori di vivere insieme ai personaggi. Successivamente è stata acquisita anche da Netflix e pubblicata nel classico format ad episodi. E’ ispirata all’originale Skam Norvegia, nata grazie alla creatrice Julie Andem e adattata in numerosi altri stati, tra cui, appunto, il Bel Paese.

Skam significa Vergogna, quell’emozione tanto odiata, ma al tempo stesso tanto provata dagli adolescenti. La vergogna caratterizza le quattro stagioni, incentrate ognuna su un personaggio diverso, raccontando le difficoltà che molti di noi hanno vissuto durante questo periodo burrascoso, fatto di nuove amicizie, amori, litigi, alla ricerca della propria identità.

Vergogna è ciò che prova anche Niccolò Fares, uno dei protagonisti, in particolare, della seconda stagione. Niccolò è affetto dal disturbo borderline di personalità, sconosciuto ai più e caratterizzato da molti pregiudizi, come, in fondo, purtroppo, la maggior parte dei disturbi mentali. Non sappiamo nulla del disturbo finché non assistiamo ad una crisi in cui mette in atto dei comportamenti impulsivi e molto eccentrici. All’inizio desta preoccupazione e l’allontanamento di Martino, il suo ragazzo, che, aiutato dallo psicologo scolastico e dagli amici, comprende che la malattia è solo una parte che può essere tenuta sotto controllo con i trattamenti e attraverso gli psicofarmaci. Conosciamo allora meglio questo disturbo per non inciampare anche noi in giudizi troppo affrettati.

Un disturbo instabile

Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato principalmente da impulsività, instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’umore. Anche gli atteggiamenti nei confronti degli altri possono cambiare molto velocemente. Il comportamento imprevedibile, impulsivo e potenzialmente autolesivo possono causare delle oscillazioni negli aspetti basilari della personalità, negli ideali e scelte professionali. Le persone con questo disturbo faticano a tollerare la solitudine ed esigono molto l’attenzione altrui. Il comportamento suicidario è comune e tante persone mettono in atto comportamenti con l’intento di farsi del male.

Molta attenzione è stata dedicata all’individuazione dei fattori di rischio. Particolarmente interessante è il modello diatesi-stress, ideato da Marha Linehan. Secondo il costrutto, può accadere che, quando un individuo prova difficoltà nel gestire le sue emozioni a causa di una predisposizione biologica,  sia costretto a vivere in un ambiente familiare che cerca di invalidare l’esperienza emozionale, ignorando o punendo il bambino. Ciò, però, non fa altro che creare un circolo vizioso in cui, ad un certo punto, le emozioni represse esplodono, favorendo la comparsa del disturbo.

Un trattamento efficace

Uno dei trattamenti psicologici che ha dimostrato maggior efficacia è la terapia dialettico-comportamentale, ideata sempre dalla Linehan. Questa combina l’empatia e l’accettazione con il problem solving, l’addestramento alle abilità sociali e le tecniche di regolazione emotiva tipiche dell’approccio cognitivo-comportamentale. Il modello prevede 4 distinte fasi:

  • La prima in cui il terapeuta insegna al paziente come riconoscere gli stimoli che innescano i comportamenti pericolosi e come applicare delle strategie per farvi fronte;
  • La seconda prevede che l’individuo impari a modulare le manifestazioni estreme di emozionalità;
  • La terza ha come scopo il miglioramento delle relazioni interpersonali e l’autostima;
  • La quarta è dedicata alla promozione del senso di vicinanza agli altri e il senso di felicità individuale.

Esistono anche molti altri trattamenti per aiutare le persone con questo disturbo, che, se sostenute e supportate, possono vivere una vita soddisfacente e piena, convivendo con esso. Nonostante ciò, c’è ancora molta stigmatizzazione delle persone con disturbi mentali, tanto da indurle a provare vergogna. Questo avviene perché spesso abbiamo paura di ciò che non conosciamo, dell’ignoto. Armiamoci, dunque, della conoscenza per combattere e abbattere questi pregiudizi.

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