Il Superuovo

I sottomarini cinesi al tempo dell’intelligenza artificiale

I sottomarini cinesi al tempo dell’intelligenza artificiale

Entro il 2020 saranno pronti i sottomarini cinesi senza ciurma. Pilotati dai sistemi di intelligenza artificiale sono l’arma ideale: privi di anima, sono pronti a qualsiasi missione, anche suicida. La Cina contrasta così gli armamenti ipersonici sviluppati dagli Stati Uniti.

I sottomarini cinesi
I sottomarini cinesi di ultima generazione (https://goo.gl/images/i23M2b)

La flotta degli Stati Uniti: le armi ipersoniche

Da anni le due superpotenze affacciate sul Pacifico cercano di ottenere il dominio sull’Oceano. Oltre alla guerra economica sui dazi  si lavora al controllo militare sul mare. A maggio gli Usa hanno annunciato il potenziamento dei sottomarini della classe Virginia. È la più moderna classe di sottomarini d’attacco della flotta a stelle e strisce. Essi sono dotati di propulsione nucleare e verranno modificati per trasportare il triplo dei missili, arrivando a 40 Tomahawk, contro i 12 attuali. Ospiteranno così le armi ipersoniche in fase di sviluppo. Sono armi in grado di viaggiare cinque volte più velocemente del suono: esse fanno parte del programma Global Strike, il cui obiettivo è la capacità di attaccare qualsiasi obiettivo sulla Terra nel giro di un’ora.

Le manovre della Cina: i rilevatori subacquei

La necessità di queste azioni è in parte dovuta alle azioni cinesi degli ultimi mesi. A gennaio la Cina ha installato alcuni sensori subacquei nel mare delle Filippine (tra le isole di Palau e di Guam). Il governo ha giustificato i rilevatori, che hanno una portata di mille chilometri, come strumenti per il controllo di terremoti e tifoni. La zona, però, è anche l’avamposto statunitense nel Pacifico: non a caso Kim Jong-un minacciò di colpire l’area nel caso di un’offensiva da parte degli Usa.

I sottomarini cinesi: l’intelligenza artificiale al comando

I sottomarini cinesi saranno dotati di algoritmi in grado di pilotare il mezzo: esso deve cambiare di continuo posizione per evitare di essere rilevato, distinguere le imbarcazioni civili da quelle militari, controllare la profondità. Questi compiti possono essere tolti al controllo umano, o monitorati a distanza. Per ora, affermano i progettisti, un solo compito non può prescindere dalla volontà umana: la decisone di attacco. Il cervello computerizzato non deciderà se attaccare o meno un mezzo nemico. La motivazione non risiede tanto nella difficoltà della progettazione, ma nell’attribuzione della responsabilità in caso di errore: se agli ingegneri, agli informatici, ai generali o a chi altro. A differenza di un sottomarino tradizionale potranno svolgere missioni che un equipaggio umano non vorrebbe compiere. Le missioni suicide, ad esempio, per intercettare un missile in avvicinamento a un altro mezzo cinese.

La Cina e l’intelligenza artificiale 

I sottomarini cinesi
I sistemi cinesi di videosorveglianza sono in rapido aumento (https://pixabay.com/photo-1839464/)

I ricercatori di tutto il mondo sospettavano quanto il Politecnico di Zurigo ha confermato: la ricercatrice Sophie-Charlotte Fischer afferma che la Cina ha superato gli Stati Uniti per numero di pubblicazioni sull’intelligenza artificiale. A gennaio era uscita la notizia della creazione di un polo di ricerca interamente dedicato alllo sviluppo della AI a Ovest di Pechino, dietro un investimento di 2,1 miliardi di dollari. Intanto Trump ha tagliato del 15% gli investimenti nella ricerca scientifica. Non solo: si stima che nel 2030 il mercato cinese della AI varrà 150 miliardi di dollari. Sophie-Charlotte Fischer afferma di temere l’uso di queste tecnologie per il controllo sociale. In Cina entro il 2020 ci saranno 450 milioni di telecamere oltre alle 176 milioni già presenti e potrebbero essere usate per un controllo orwelliano della popolazione, come già avviene.

Mattia Grava

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