Uno schermo per la cultura: questa di Ofelia è la storia vera

La musica è da sempre sostanza per la gente. Dal momento in cui le prime note sono uscite dai primissimi strumenti, la musica ha sempre accolto nel suo ritmo chiunque lo volesse, ed è stata custodita a sua volta. Chiunque ascolta canzoni, canticchia parole fugaci. Perché la musica entra nell’anima e la fa ballare, dando voce ai suoi sentimenti più profondi. La musica è naturale, umana, vicina alle persone.

La musica come sostanza del mondo

Per questa ragione anche questo medium è perfetto quando si parla di diffusione di high culturetra i ‘non addetti ai lavori’. Per loro stessa natura, le note e le melodie si situano tra un livello più ‘impegnato’ ed uno più semplice. Esistono tanti generi musicali, che a loro volta contengono infinite sfaccettature. È facile far parlare le note di argomenti engagés, che suonano così naturali raccontati da quei suoni. Così come, di conseguenza, è facile far arrivare alle orecchie dei più temi appartenenti ad una cultura che forse è a loro estranea.

 

La musica di Shakespeare

Come si è fatto negli articoli precedenti, quando si parla di high culture, non si può non pensare a Shakespeare. Si è già detto come l’autore inglese, esattamente parallelamente alla musica protagonista di questo pezzo, si ponga facilmente al limite tra la cultura alta e quella più popolare. Il pubblico cinquecentesco era vario. I suoi spettacoli erano infatti appositamente costruiti per essere apprezzati sia dai colti che dal popolino. Per questa ragione Shakespeare e la musica, soprattutto quella pop, si capiscono così bene. Ma in realtà c’è anche un’altra ragione. La maggior parte delle opere del bardo, con un aumento verso la fine della sua produzione, sono altamente legate alla musica. Componente molto importante e quasi necessaria in drammi come la Tempesta, rende la trasposizione dei personaggi shakespeariani in testi molto naturale.

Già gli adattamenti delle sue opere spopolano nel cinema e nella tv, permettendo alla gente di avvicinarsi alla sua figura in un modo innovativo ed anticonformista. Ma bisogna considerare il potere della musica, che è immenso, come anche la sua portata. Le note infatti riescono a raggiungere una quantità di persone illimitata. Portando i personaggi shakespeariani su un pentagramma si amplifica la loro presa su un pubblico possibilmente ignaro, avvicinandolo al poeta inglese, avendo esattamente la stessa conseguenza dei ben più noti media come la televisione o il cinema. Si è capito quindi come ogni mezzo popolare abbia questa immensa capacità celata al suo interno. Perché quindi non rimuoverne il marcio, rendendolo utile nella sempre eterna battaglia per la cultura?

 

Lo Shakespeare della musica

Proprio per far godere appieno della potenzialità che la musica ha, molti cantanti e cantautori hanno scelto Shakespeare come meta per i loro testi. Americani come Elvis Presley e Bob Dylan, britannici come i Beatles ed ancora italianissimi come Francesco Guccini e Fabrizio De André. Tra le opere inglesi più gettonate, svetta ancora una volta l’Amleto, che con la sua umanità si è reso rappresentazione dell’uomo di ogni tempo. Fra tutti i personaggi, Ofelia, la giovane fanciulla amata da Amleto, è la preferita. Per il suo essere dolce ed innocente, pura e fragile, vittima della sorte, di un amore impossibile e di un lutto troppo grande da sopportare, è lei la regina indiscussa di molte canzoni.

Una porta la firma di Francesco Guccini, celebre cantautore italiano degli anni ’70. Il suo singolo Ophelia del 1970 vede un personaggio di cui viene sottolineata la fragilità e la purezza. La fanciulla è sola, sostenuta solo dalla poesia e dalla letteratura. L’immagine della tipica ragazza del cinquecento fuoriesce dal testo di Guccini. Una giovane spezzata dall’interno, che ha perso tutte le sue figure portanti e per questo ha perso la sua identità di donna stessa. Questa concezione di smarrimento totale per le figure femminili era molto comune all’epoca, ed Ofelia con anche la sua pazzia serve proprio a simbolo di questa, come di quell’ambiguità totale del testo, così bene riportata anche dall’Italiano.

Ofelia che annega nel fiume circondata da ghirlande di fiori

Fabrizio De André: uno schermo per la cultura

Anche il Faber genovese ha scelto il personaggio di Ofelia come ispirazione per una delle sue canzoni più celebri: ‘La canzone di Marinella’. Tra le altre fonti di ispirazione, Marinella è anche Ofelia. Entrambe annegano in un fiume dopo un amore, tenendo la sua poesia (e, per Ofelia, il suo dolore) ancora chiara negli occhi. Sono figure fragili alla ricerca di una stabilità, che viene stravolta dalla fugacità della vita e dell’amore stesso. Entrambe sono rosedi Maggio. Come la rosa, sono regine tra i loro simili per bellezza e purezza. Ma anche come essa, hanno vita troppo breve e svaniscono troppo in fretta.

Non solo però la musica di De André è uno schermo per la cultura, bensì la sua persona stessa lo è. Il suo voler raccontare la città, la vita, l’uomo come è realmente lo hanno reso un esempio di poetica ed un idolo di intere generazioni. Senza veli, il Faber analizza il mondo per quello che è, integrando con le sue parole quelle di grandi autori della nostra storia letteraria, elevando la sua musica stessa a high culture. Brassens, Rimbaud e i poètes maudits, Baudelaire… ascoltando il Faber non solo si ascolta l’esistenza, ma anche la cultura, quella alta, resa a portata di tutti.