Il Superuovo

I quattro concetti della filosofia greca che la Chiesa ha fatto propri

I quattro concetti della filosofia greca che la Chiesa ha fatto propri

Com’è che immaginiamo Dio? Molte caratteristiche che solitamente gli attribuiamo sono figlie anche della filosofia greca. 

Statua dell’imperatore Marco Aurelio, seguace della filosofia stoica

I teologi cristiani hanno raccolto molto dalle opere di filosofi greci dell’antichità, rileggendo alcuni dei loro passi in chiave religiosa: alcuni di questi influenzano tutt’oggi il modo in cui ci rapportiamo e pensiamo al divino. 

1. Il Nous

Anassagora immaginava la realtà come il frutto di un processo di aggregazione e disgregazione di semi, considerati come piccoli principi materiali, simili agli atomi, presenti in ogni cosa. Ma come si è arrivati a quest’ordine? All’inizio i semi erano tutti uniti indistintamente, e a causare la loro separazione fu quello che il filosofo chiama Nous o Intelletto, una mente ordinatrice dell’universo che ha permesso la formazione del nostro mondo dal caos. È interessante notare che, probabilmente, il filosofo intendesse il Nous non come una forza soprannaturale che struttura il mondo in modo finalistico, ma come un principio materiale che ha dato il via alle forze meccaniche. Tuttavia, è facile immaginare come la tradizione cristiana ci abbia visto più di un principio irrazionale, ma un Dio che ha dato ordine alle cose attraverso le leggi naturali.

2. L’idea del Bene 

Con il termine idea (éidos) Platone intende una figura immutabile ed eterna che fa da modello alle cose molteplici e imperfette del nostro mondo. Le cose e la realtà sono solo copie di questi modelli, un esempio è la Bellezza: le cose belle sono tali perché partecipano, seppur in maniera parziale, dell’idea del Bello. I filosofi devono aspirare alla conoscenza di questi modelli per arrivare a comprendere la nostra realtà circostante. E al vertice delle idee Platone vede quella del Bene, che comunica la sua perfezione alle altre e ne garantisce l’esistenza. Nella Repubblica egli paragona il Bene al sole: come quest’ultimo illumina le cose sensibili dandogli vita, così il Bene rende visibili tutti gli altri modelli. I filosofi cristiani hanno trovato pane per i loro denti: in molti hanno visto nell’idea platonica del Bene Dio, che secondo la tradizione ha creato il mondo per un atto di bontà e gli uomini affinché praticassero il Bene.

Il filosofo Platone

3. Il demiurgo e la materia 

Sempre nella visione di Platone, il mondo è stato creato dall’opera di un artigiano buono, il demiurgo, che ispirandosi alle Idee e alla loro visione, ha creato l’universo. Ma se sappiamo che i modelli teorizzati dalla filosofia platonica sono perfetti e immutabili, perché il demiurgo ha realizzato un mondo in cui sono presenti male, dolore e disordine? A differenza del Dio cristiano, egli non ha creato il mondo dal nulla, ma ha modellato una materia  preesistente (chòra) contemplando le Idee. Mentre il demiurgo è una causa razionale e buona, la materia è irrazionale, è pura necessità e malvagità: il mondo che ne nasce è un’unione fra ragione e necessità, fra bene e male. Filosofi come Sant’Agostino, che più di tutti ha riletto Platone in chiave cristiana, dice che Dio non crea il male, ma è l’uomo a commetterlo quando si distanzia dalla divinità per legarsi ai beni materiali, quando il corpo e la materia sono l’oggetto dei suoi desideri, e non lo spirito. 

4. Il Logos 

Il termine logos nella lingua greca ha innumerevoli significati, ma per la dottrina stoica esso rappresenta il principio presente nel cosmo, il destino del mondo e degli uomini. Esso è la ragione interna dell’universo che lo regola secondo i suoi fini, che permea il mondo e lo vivifica. Gli Stoici lo simboleggiano con un fuoco o un soffio (pnéuma) che è nella materia, e grazie a esso il cosmo è razionale, intelligente e animato. Il mondo è diretto verso un fine, e il Logos è il legame che lo dirige. Sì, ricorda proprio un concetto caro anche al cristianesimo, quello della Provvidenza: essa rappresenta il piano divino per il mondo e per gli uomini, è il governo di Dio che, trascendendo i singoli, realizza i propri fini spesso sconosciuti o incomprensibili alla ragione umana. Ma in un mondo perfettamente organizzato secondo fini, che spazio ha la la libertà? Gli Stoici non hanno risposto in maniera chiara alla questione, il loro fine era strettamente morale: quello di vivere in conformità con il Logos, interiorizzarlo, accettare la legge che governa tutto per essere felici. 

A prescindere dal fatto di credere o meno in un Dio, è fondamentale capire come alcuni concetti che dominano la nostra visione del mondo, sia essa laica o religiosa, non abbiano un’unica origine, ma sono frutti di un processo di incontro fra tradizioni, filosofia, religione e pensiero critico. 

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