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Ecco cosa ha da dirci l’antropologia sulla cultura vichinga nella serie “Vikings”

Ecco cosa ha da dirci l’antropologia sulla cultura vichinga nella serie “Vikings”

Addestramento totale alla guerra, sacrifici umani, poligamia largamente praticata e accettata. Come possiamo addentrarci e interpretare una cultura del genere?

I pregiudizi non sono affatto facile da togliere, fanno parte di noi. Tuttavia a volte è indispensabile per comprendere veramente un’altra cultura. Andiamo a osservare come etnografi e antropologi possono darci un prezioso contributo.

Relativismo descrittivo: problemi e punti di forza

Prima di tutto è necessaria un’introduzione sul tema e sul lavoro antropologico. Gli antropologi sono quegli studiosi che esplorano altre culture, spesso in passato hanno compiuto dei lunghi viaggi andando a osservare popolazioni indigene e sconosciute.

I problemi non sono mai mancati e sono stati fondamentalmente di due tipi: il primo riguarda il concetto di evoluzione il secondo riguarda il relativismo culturale. Ora spiego meglio di cosa si tratta.

  1. il problema dell’evoluzione, o sviluppo delle società umane, è un problema su cui hanno discusso i primi antropologi, coloro che sostenevano una prospettiva evoluzionista del genere umano. Forse qui il lettore potrà sentirsi scosso e confuso, dato che la prospettiva evoluzionistica fa parte del senso comune e successivamente è stata ampiamente criticata. Secondo gli evoluzionisti, i quali riprendono la celebre teoria darwiniana, l’umanità ha seguito un percorso di evoluzione e progresso, partendo da uno stato primitivo e arrivando a uno civile, che corrispondeva alla società occidentale. Questi antropologi andavano ad esplorare popolazioni lontane e indigene, che essi definivano primitive, per ripercorrere quelli che reputavano le tappe dell’umanità. Successivamente però questo modello è stato criticato, ed a una visione evolutiva dell’umanità si è restituita l’importanza della singola cultura. La società occidentale non è il punto di arrivo dell’evoluzione umana, ma molto più umilmente, una cultura tra le tante. Una prospettiva del genere permette di restituire l’importanza alle altre culture, facendo scendere l’occidente dal piedistallo che si era costruito.
  2. il secondo problema verte sui giudizi di valore. Agli antropologi capitava di imbattersi in diverse popolazioni che spesso gli sorprendevano e sconvolgevano, subivano uno shock culturale. Molte culture trattavano i bambini o i malati in un modo che agli antropologi a prima vista sembrava spaventoso o deplorevole, finendo subito per accusare le pratiche di queste popolazioni. Questo impediva una comprensione di quella cultura. Nel prossimo paragrafo farò degli esempi diretti utilizzando la serie TV “Vikings” per essere più chiaro.

Analizziamo insieme la cultura vichinga

La serie TV “Vikings” è molto affascinante, anche se spesso lascia allibiti per le pratiche cruente e violente che racconta. Quando si ricorda il passato e le invasioni vichinghe spesso si tende a provare un senso di appartenenza con la popolazione occidentale, provando una naturale antipatia per i vichinghi. Invece questa serie costringe lo spettatore a fare uno sforzo emotivo, dato che molto spesso finisce per provare empatia verso i vichinghi, che sono i protagonisti, anche quando attaccano le popolazioni inglesi occidentali. Quello che lo spettatore prova a guardare la serie TV, può essere simile a quello che viene definito shock culturale, ovvero quando si incontra un’altra cultura. Ovviamente, molto ridimensionato.

Un personaggio importante per questo discorso risulta essere Athelstan, cioè un monaco cristiano che è stato rapito dai vichinghi e portato a Kattegat, il loro villaggio. Inizialmente il monaco, abituato alla cultura inglese e cristiana, non poteva fare altro che provare disprezzo e disgusto per coloro che giudicava barbari e selvaggi e che veneravano falsi dei. Con il passare del tempo si è invece aperto sempre di più alla loro cultura, al loro modo di vivere e di vedere le cose e anche ai loro dei.

Quando è poi tornato in Inghilterra è stato crocifisso perché giudicato apostata, e salvato per poco dal re. Bella prova di civiltà da una popolazione che non perdeva mai tempo per definirsi superiore ai selvaggi vichinghi!

Allo stesso modo Ragnar, vichingo per eccellenza, è sempre incuriosito dalla cultura cristiana, dai loro dei, dal loro modo di vivere e di vedere il mondo. Per questo Athelstan diventerà il suo migliore amico e non perderà mai tempo per conoscere e fare accordi con re Herbert.

Quello che l’antropologia chiede è di fare uno sforzo di questo tipo, di apertura mentale nei confronti delle altre culture e delle loro pratiche. A differenza di Floki, per intenderci, che non ne vorrà mai sapere di aprirsi verso i cristiani.

Clifford Geertz, il combattimento tra galli e interpretazione della cultura

Clifford Geertz è stato uno dei più grandi antropologi dello scorso secolo, proponendo il modello interpretativo della cultura, modello che avrà un’influenza enorme in tutte le scienze sociali. Secondo Geertz è molto sbagliato vedere la cultura come un dato oggettivo, ma è più corretto paragonarla a una ragnatela di significati. Una cultura va vista come se fosse un testo, cioè bisogna cercare di interpretarla per capire cosa significhi e che significato abbia per coloro che appartengono a quella data cultura.

Ad esempio Geertz stava facendo etnografia (cioè stava studiando sul luogo una cultura) a Bali, una località dell’India. Ha raccontato di un evento che è divenuto celebre, cioè di un combattimento tra galli. I partecipanti e il vasto pubblico scommettevano sui diversi galli cifre molto alte e la partecipazione emotiva è spesso alle stelle.

Nella società occidentale questo avvenimento verrebbe visto con disprezzo e incomprensione, inoltre non avrebbe alcun senso da un punto di vista dell’agire razionale, un significato lo assume però se interpreta, il loro agire. Geertz racconta infatti della partecipazione emotiva e dell’identificazione degli uomini nei loro galli, sostenendo che quei combattimenti hanno un significato di appartenenza di status e di prestigio tra gruppi.

Allo stesso modo si possono provare così a vedere i tanti riti, processi, modi di vedere e di fare dei vichinghi che Vikings ci racconta, per provare a interpretare la loro cultura.

Se ancora un sentimento di superiorità nei confronti delle altre culture non vi ha abbandonato pensate alle barbare pratiche che allo stesso modo compiono i cristiani, guidati da re Herbert in Inghilterra o in Francia. Se continuate ancora a provare questo senso di superiorità nei confronti del passato, che poi è stato superato invece dalla cultura occidentale, dalla ragione e dall’illuminismo, pensate ai combattimenti tra galli e paragonateli a migliaia di tifosi che guardano una partita di calcio. Esultando per i loro idoli e magari picchiandosi fuori dallo stadio, oppure pensate a un incontro di boxe o MMA in cui altre migliaia di persone vogliono assistere a due persone che se le danno di santa ragione. Vi sentite ancora così superiori?

Questo non significa che non ci possano essere critiche che si possano rivolgere ad altre culture, ma significa porre l’accento sul dialogo e la comprensione. Nelle altre culture, come in questa, ci saranno persone più o meno aperte mentalmente, più o meno intelligenti, più o meno dolci o aggressive. L’importante è non arroccarsi in modo sterile sulle proprie posizioni e punti di vista, ma essere pronti a mettersi in gioco così come a mettere in gioco l’altro.

Come diceva Gautama Buddha:

facile a scorgere è l’errore altrui, difficile è, invece, il proprio

 

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