Il Superuovo

I piccoli incidenti spaziali di oggi ci riportano alla crisi degli euromissili della Guerra Fredda

I piccoli incidenti spaziali di oggi ci riportano alla crisi degli euromissili della Guerra Fredda

Un piccolo incidente diplomatico avvenuto fra Nasa e Agenzia Spaziale Russa ha incrinato il già fragile rapporto tra le due ex superpotenze.

Siamo sicuri che la Guerra Fredda sia veramente finita? Gli scontri diplomatici fra Russia e Stati Uniti d’America, infatti, sono andati ben oltre il crollo del muro di Berlino del 1989 o la fine dell’esistenza dell’URSS nel 1991. Gli screzi esistono ancora, sotto molteplici forme: che sia a un summit, che sia spionaggio, che siano parole pesanti e maliziose, chi più ne ha, più ne metta. Ma in questi giorni abbiamo notizia di un vero e proprio episodio da Guerra Fredda, dato che si svolge nello spazio.

L’incidente diplomatico spaziale

Nella giornata di lunedì 15 novembre 2021, un satellite russo fuori orbita è stato distrutto da un missile sovietico. Fin qui tutto normale, se non che la nuvola di detriti causata dall’esplosione è arrivata pericolosamente vicino alla Stazione Spaziale Internazionale. I rimproveri da parte della Nasa non si sono fatti attendere. Infatti, l’Agenzia Spaziale Statunitense ha sottolineato il fatto che quest’azione russa non ha messo solo in pericolo il funzionamento della Stazione, ma anche l’incolumità di tutti gli astronauti impegnati al suo interno. Le rassicurazioni sono giunte molto presto da parte di Mosca, che dichiara di avere agito in sicurezza e per una giusta causa.

La crisi degli euromissili del 1979

Di missili ne sentiamo parlare spesso quando ci accingiamo a trattare l’argomento della Guerra Fredda. Nel 1979, però, l’Italia ha un ruolo particolarmente cruciale nella gestione di una crisi europea sulla questione degli armamenti. Già a fine anni ’70, infatti, l’URSS di Breznev installa dei missili SS20 a medio raggio, puntandoli sul suolo europeo. Probabilmente, questa scelta è legata a un ruolo prettamente economico: il 10% del PIL russo deriva, infatti, dall’industria bellica. Esplode subito il caso: in caso di attacco sul Vecchio Continente, la risposta nucleare americana arriverebbe troppo tardi. Nel 1979 si tiene a Guadalupa un vertice occidentale (da cui l’Italia è esclusa) per prendere una doppia decisione sulla questione euromissili. La prima riguarda l’installazione dei missili Cruise e Pershing II in alcuni Paesi, mentre la seconda concerne il negoziato con l’URSS per rendere superfluo il dispiegamento. E’ una seconda, piccola Guerra Fredda che si risolverà solamente nel 1985, con l’arrivo di Gorbaciov al potere.

Il ruolo dell’Italia

Il cancelliere tedesco Schmidt chiede aiuto all’Italia sulla questione euromissili: senza il Bel Paese, infatti, la Germania non avrebbe potuto aderire al piano di rafforzamento missilistico. Egli si reca a Roma e tiene un colloquio con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il Presidente del Consiglio Cossiga e e il ministro della Difesa Logorio. Pertini, seppur pacifista, gli assicura che l’Italia non avrebbe lasciato da sola la BRD. Qualche mese dopo, nel dicembre 1979, il Parlamento approva la doppia mozione sulla doppia decisione NATO e individua la base militare siciliana di Comiso per installare 112 missili. Questi verranno effettivamente montati nel 1983, sotto il governo Craxi, per poi essere smontati nel 1987. Le proteste pacifiste non si fanno attendere, orchestrate per la maggior parte dal Partito Comunista Italiano, grande nemico della mozione.

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