Se parliamo di sogni, non possiamo non parlare del padre della psicoanalisi. Sigmund Freud è ad oggi un’icona, un modello di riferimento. E L’interpretazione dei sogni resta un’opera affascinante, intrigante, imprescindibile. Ma gli addetti ai lavori hanno qualcosa da ribattere. E se Freud non ci avesse capito niente?

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Sogni bizzarri.

Sognare: università e giraffe

Siete in aula, state aspettando il vostro professore per sostenere un esame. Continuate a chiedervi in quale facoltà vi troviate e come mai accanto a voi ci sia una giraffa. Entra il professore, che stranamente è identico a vostro fratello. Anzi ne siete convinti. Comincia a spiegare come niente fosse, intanto il pavimento sotto di voi è diventato lava. Non avete scampo. Era meglio l’esame! Cosa vi inventate adesso?

Tranquilli, era solo un sogno bizzarro. Non c’è nessun esame e nessuna giraffa.
Vi siete appena svegliati. Vi state alzando dal letto quando all’improvviso cominciano a emergere delle immagini. Inizialmente sono vaghe e confuse, poco dopo cominciate a intravedere una logica. Sono frammenti di ricordi prossimi e vicinissimi a voi: i ricordi di ciò che avete appena sognato. Ma non ricordate tutto e i pensieri sono offuscati. Cominciate a chiedervi come mai stavate sostenendo un esame con una giraffa. O forse eravate a casa, dove c’è un grande tappeto rosso, altrimenti come spiegare il volto di vostro fratello e la lava? Ne siete certi, lo avete visto e ve lo ricordate. In questo preciso momento voi siete dei freudiani. O meglio, siete dei sostenitori dell’analisi contenutistica dei sogni, state cercando di interpretarlo convinti che contenga metafore e significati profondi, così come si faceva in antica Grecia per la diagnosi medica, così come fece Freud a inizio Novecento. Siamo intimamente convinti che il sogno, così come altri misteri, abbia un significato recondito che dobbiamo interpretare. Qualsiasi mistico antico o lettore della Bibbia sarebbe d’accordo con voi. Demistificando la figura di Freud, ci accorgiamo che il suo punto di partenza non era così diverso, o eccessivamente originale.

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Freud e l’Interpretazione dei sogni.

Sognare secondo Freud

La rivoluzione psicoanalitica scopre un nuovo continente ‘scientifico’, l’inconscio. Difatti, la psicoanalisi altro non è che la psicologia di ciò che è profondo, abissale. A questo punto, la trasparenza cartesiana crolla e noi ci chiediamo come facciamo a conoscere qualcosa che per definizione risiede oltre la cortina della nostra consapevolezza. Il percorso clinico porta Freud a imbattersi in un fenomeno trasversale, che possiede elementi del conscio ed elementi inconsci: il sogno. Ed è qui che il padre della psicoanalisi mette a punto la sua elegante teoria, in coerenza con i nuclei teorici già elaborati. Il sogno è l’appagamento camuffato di un desiderio rimosso. Ha una funzione (proteggere il sonno da stimoli invasivi, esterni o interni che siano) e uno scopo (la scarica di energia psichica associata al desiderio di cui si realizza solo la gratificazione fantasticata). Quindi nei sogni possiamo godere della realizzazione di desideri che abbiamo scansato, messo da parte nella vita conscia tramite meccanismi inconsci, in particolare la rimozione. Li abbiamo rimossi perché inaccettabili, dalla società o da noi stessi. Magari sogniamo un incesto, o un omicidio. Ma il nostro Super-Io non può permetterlo, deve tenere a bada le pulsioni sessuali e/o aggressive dell’Es. Ecco che il sogno si presenta in forma camuffata, si traveste. Il contenuto manifesto, quello che appare alla nostra memoria la mattina seguente (università e giraffe) è una versione deformata, un compromesso che nasconde il contenuto latente, il vero significato da scoprire (mi sono forse innamorato del professore? Non dite a nessuno che ero rosso come la lava!). “L’interpretazione dei sogni è […] la via regale per la conoscenza dell’inconscio, la base più sicura delle nostre ricerche […]. Quando mi si chiede come si possa diventare psicoanalista, io rispondo: attraverso lo studio dei propri sogni“.

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EEG e fasi del sonno. La fase REM ci interessa particolarmente per quanto riguarda l’attività onirica. (Menteecervello.it)

Sognare secondo Hobson

E se Freud non ci avesse capito niente? Quello dello psichiatra statunitense J. Allan Hobson (1933-) non è un timido tentativo di confutazione, ma una critica forte che poggia su solide basi. Hobson è un riduzionista, cerca cioè di risolvere ogni fenomeno nella realtà ultima dei suoi costituenti. Non c’è niente di sovra-umano o misterioso, il sogno deriva dall’attivazione autonoma e selettiva, durante una particolare fase del sonno (REM), di alcune regioni cerebrali, mentre altre vengono inibite. Il sogno è un mero stato cerebrale. Siamo approdati ad una nuova forma di positivismo che divinizza la (neuro) scienza. Hobson, “accademico non privo di ambizione“, con fare arrogante e superbo afferma: “Questa è l’affermazione più radicale della moderna scienza del sogno. La veglia e il sogno sono due stati della coscienza, le cui differenze dipendono dalla chimica del cervello. Potete accettarlo? Non ci riuscite? O magari dite “Sì,però…” e sostituite i puntini con una pletora di domande che intendono esprimere la vostra curiosità per i dettagli non ancora compresi e difendete voi stessi dall’umiliazione di vedere ridurre i vostri sogni a un mero stato cerebrale?“. Come l’esperienza conscia, l’esperienza onirica altro non è che la nostra consapevolezza occasionale di un’attivazione cerebrale durante il sonno.

Teoria di attivazione-sintesi

Hobson cambia il paradigma: non più analisi contenutistica (nella quale ci soffermiamo sui singoli bizzarri sogni) ma analisi formale. Concentriamoci sui tratti caratteristici dell’attività onirica: perdita dell’autoriflessività, perdite di stabilità dell’ambiente circostante ma aumento delle percezioni, perdita del pensiero orientato, riduzione del ragionamento logico ma aumento considerevole delle emozioni, scarsità dei ricordi sia durante sia dopo il sogno, processo iperassociativo (che rende il tutto bizzarro e allucinatorio) che tendiamo ad accettare nonostante l’improbabilità e l’impossibilità fisica. Scopriremo che la natura tutta particolare della coscienza onirica dipende dai dettagli neurofisiologici specifici del processo di attivazione, non dai meccanismi psicologici di difesa. La ragione per cui i sogni sono così percettivamente intensi, così istintivi, ricchi di emozioni e così iperassociativi è la maggiore attività delle regioni cerebrali deputate a tali funzioni (es. iperstimolazione colinergica dell’amigdala che scatena tempeste emotive non più modulate..) così come la ragione per cui non riusciamo a tener traccia del tempo, del luogo o delle persone, non possiamo pensare criticamente è la minore attività delle regioni deputate a tali funzioni (es. disinibizione dei circuiti che memorizzano rappresentazioni sensoriali, demodulazione aminergica che non restituisce immagini alla memoria ecc..). “Questo è il vero significato del riduzionismo“. Quindi il sogno è solo un epifenomeno? Se così fosse, come afferma Hobson, allora non c’è bisogno di alcuna interpretazione. Non solo perché non vi è differenza fra contenuto manifesto e contenuto latente, che coincidono, (le pulsioni non vengono affatto dissimulate, mi si presentano chiaramente) ma anche perché è solo analisi retrospettiva, tutto appare chiaro solo a posteriori e questo non fa scienza, perciò ogni interpretazione è strutturalmente fallace. Siamo semplicemente creature che per disposizione cercano e trovano cause nei fenomeni naturali. Seguendo tale prospettiva naturalista e fisicalista Hobson afferma che i sogni ce l’hanno una funzione, ma puramente materiale. L’attivazione cerebrale durante il sonno è necessaria per riordinare le informazioni, eliminando le obsolete e aggiornando il sistema, e per incorporare le nuove esperienze nei nostri sistemi mnemonici. L’attività onirica concorre anche allo sviluppo, alla costruzione del cervello stesso, probabilmente è importante anche per l’attenzione e l’intelletto analitico. Così come il sonno, il sogno è essenziale per la vita. Sognare preserva e sviluppa la mente. Se ci pensiamo bene, il sogno è molto simile ad un certo tipo di psicosi, la malattia mentale organica. Addormentarsi comporta l’abilitazione di un processo di attivazione cerebrale simile a quello del delirio. Forse impazziamo ogni notte per impedirci di farlo durante il giorno.

 

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Impazziamo nei nostri sogni per evitare di farlo da svegli? (hellas-now.com)

Il progetto di Hobson: riduzionismo e neuroscienze

La moderna scienza del sogno riesce a spiegare molto altro, basandosi sull’assunto riduzionista e sulle nuove tecnologie di neuroimaging. Hobson demistifica per fare scienza: i sogni non sono premonitori, non sono causati dall’indigestione. Ci spiega inoltre come tutti sogniamo (e lo facciamo a colori!), forse anche gli animali. Non possono riferircelo ovviamente, ma siamo certi che hanno una specie di attivazione cerebrale nel sonno e che possiedono percezione, memoria, emozioni. Per chi se lo fosse chiesto i ciechi tali dalla nascita non possono vedere nei loro sogni, ma chi lo è diventato in seguito può certamente. Insomma, il lavoro di Hobson e colleghi è notevole. Eppure, quando Freud propose la sua teoria, lo scandalo stava soprattutto nel suo allontanarsi dalla scienza del positivismo. Non più solo il soma, ma la psiche, la mente, l’io. Stiamo facendo passi indietro o in avanti? Hobson continua: “Voi sapete di essere qualcosa di più del vostro stato cerebrale, vero? Ma come fate a saperlo? Per via della vostra soggettività, risponderete (e io non l’ho ancora spiegata, giusto?). Certo, avete ancora un appiglio, ma ammetterete che il cerchio si sta stringendo. Abbiate quindi pazienza mentre cerco di illustrarvi quanto siete fortunati a essere un insieme di meccanismi cerebrali così mirabili, automatici e affidabili da poter sognare, immaginare, creare e sentire mentre dormite“. Le neuroscienze fanno passi in avanti e il cerchio si stringe. Eppure com’era affascinante la teoria freudiana. Se sveleremo ogni mistero, non avremo esautorato e sfinito l’essenza stessa della vita?

Cristiano Bacchi

 

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