I momenti più emozionanti della nostra vita sono tali perché finiscono: Tales from the Loop e Freud

Una rivalutazione dell’importanza della caducità nelle emozioni, senza la quale andrebbe perduto tutto il valore dei nostri momenti speciali.

Un quadro di Stalenhag simile a quelli trasposti nella serie
fonte: flickr.com

Tales from the Loop è una serie fantascientifica americana uscita ad aprile su Prime Video. L’opera si basa sulle illustrazioni di Simon Stalenhag, un giovane artista svedese che reinventa paesaggi di campagna in stile retro-futurista, affiancando elementi di quotidianità rétro e progresso tecnologico molto avanzato. Le vicende sono ambientate negli anni ’80 a Mercer, un’isolata cittadina dell’Ohio che sorge sopra un enorme acceleratore di particelle sotterraneo (il Loop). La presenza di questo marchingegno, celata ma onnipervasiva, ha un ruolo precipuo nelle vite dei vari personaggi che ci vengono presentati, perché permette loro di viaggiare nello spazio e nel tempo in modo spesso irreversibile. Ogni specifico episodio affronta tematiche care alla fantascienza filosofica più alta, che spaziano dal nostro essere inevitabilmente limitati alla temporalità, al rapporto dell’individuo con se stesso – fino, in certi casi, all’incontro con il proprio doppelgänger di un’altra dimensione. Il tutto accompagnato da una colonna sonora meravigliosa firmata Philip Glass e Paul-Leonard Morgan. Nell’articolo mi focalizzerò sul nesso tra gli avvenimenti del terzo episodio della serie, “Stasi”, e la riflessione sulla bellezza in Caducità, un breve scritto di Sigmund Freud.

Quell’istante

Quell’istante, quella meravigliosa forte emozione, perché deve sempre svanire? Anche se capisci subito che è un momento speciale finisce comunque. Perché non possiamo restare in quell’istante, quella sensazione? Perché non può durare per sempre come invece vorremmo?

L’episodio si apre alla fine degli eventi che seguiranno, con la protagonista che riflette, amareggiata e sola, sul carattere ossimorico di ogni istante di felicità, che per quanto possa racchiudere un portentoso impeto di vita è sempre destinato a morire. La ragazza, May, è una liceale piuttosto insicura e cerca di non darlo a vedere agli altri. Detesta la solitudine perché detesta la propria compagnia, ma al contempo manca di un affetto stabile e confidenziale in grado di farla stare bene, malgrado abbia un fidanzato e delle amicizie. Pochi giorni prima della situazione iniziale, – per lei in realtà settimane, tra poco capiremo il perché – la giovane conosce una persona che potrebbe finalmente segnare una svolta. Si tratta di Ethan, un coetaneo che condivide con lei una profonda solitudine, ma preferisce a isolarsi dagli altri piuttosto che intraprendere relazioni superficiali con persone a cui sa di non tenere. Inoltre nell’occasione del loro primo incontro May trova per caso uno strumento simile ad una lampadina e dotato di due braccialetti da poter indossare, probabilmente giunto lì attraverso un wormhole creatosi a causa del Loop. Una volta riparato ed acceso l’oggetto ferma il tempo per coloro che indossano i braccialetti, arrestando letteralmente tutto ciò li circonda senza che le altre persone, una volta ‘scongelate’, se ne rendano conto. Dopo essersi innamorati i protagonisti decidono di provare ad usare il marchingegno per trascorrere in pace del tempo insieme, mentre tutto il resto li osserva inerme. I due giovani sono finalmente liberi dalle compagnie futili e soprattutto possono godersi appieno ogni momento senza i timori dell’irripetibilità e del divenire delle cose. Tuttavia dopo un mese Ethan mostrerà cautamente di aver bisogno di tornare alla normalità, fino a togliersi di proposito il braccialetto dopo una brutta discussione con May.

Caducità

Caducità è un brevissimo scritto di Sigmund Freud, in cui è riportata una discussione che il filosofo intrattenne con due amici durante una passeggiata nella natura. Ammaliati dalla meraviglia di ciò che li circonda, i tre cominciano a confrontarsi sulla vera natura della bellezza, fondamentale nella vita di ogni uomo non solo per il suo fascino. Essa è infatti, come riflette già Platone nel Simposio, il sentimento che dà linfa vitale al daimon Eros e lo guida verso le cose che amiamo, costituendo perciò una ragione della ricerca dell’altro e di sé. Il primo a prendere la parola è un giovane poeta (molto probabilmente si tratta di Rainer Rilke) convinto del fatto che la caducità delle cose belle, ovvero l’inesorabilità della loro fine, annienta il valore che comunemente attribuiamo loro. Che senso ha gioire per un fiore appena germogliato se l’inverno dovrà portarselo via? O perché guardare con ammirazione una bellezza artificiale se un giorno dell’uomo non vi sarà più traccia in tutto l’universo? Contro il pessimismo del poeta si schiera l’altro amico di Freud, convinto invece che la bellezza possa conservarsi in eterno, oltre la transitorietà delle singole cose belle. Questa posizione si ispira apertamente al dualismo tra mondo del divenire e mondo ideale di stampo platonico, per cui alla nostra realtà transeunte se ne contrappone un’altra eterna e immateriale, che impregna e plasma la prima a partire dalla propria perfezione e che sarà la metà delle anime virtuose dopo la morte dei loro corpi.

fonte: flickr.com

La prospettiva del poeta riecheggia nelle parole malinconiche di May di inizio episodio. Dopo il conflitto con Ethan i due sono tornati alla normalità ma le loro strade si sono separate. La ragazza infatti, ancora innamorata tanto quanto lui, non riesce a perdonargli di essersi tolto il braccialetto. Grazie al blocca-tempo i due avrebbero potuto godere del proprio amore oltre le limitazioni insite nella natura di ciò che è bello e piacevole, cioè oltre la caducità e la transitorietà, ma Ethan ha deciso di rifiutarlo. Adesso è nuovamente condannata a essere sola, in un’esistenza nella quale non c’è niente che valga davvero la pena perché niente durerà in eterno.

La riflessione di Freud e il finale

Ma ritorniamo ancora a Caducità. Dopo aver ascoltato attentamente gli argomenti dei suoi amici, rispetto ai quali non riesce a trovarsi d’accordo, Freud riconosce in essi due moti dell’anima diversi nel reagire al problema della caducità. Il poeta si arrende al dolore universale della transitorietà, l’altro amico invece si ribella alla perentorietà del dato di fatto, anelando ad una seconda realtà che colmi le lacune della prima. Se nel secondo caso c’è un tentativo di preservarsi dalla sofferenza, che al filosofo appare comprensibile ma eccessivo, il primo invece annichilisce il valore di tutte le cose proprio rispetto a ciò che invece le rende speciali:

Contestai però al poeta pessimista che la caducità del bello implichi un suo svilimento. Al contrario, ne aumenta il valore! Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. […] Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione di un’opera d’arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitazione temporale. Potrà venire un tempo in cui i quadri e le statue che oggi ammiriamo saranno caduti in pezzi, o una razza umana che verrà dopo di noi che non comprenderà più le opere dei nostri poeti o dei nostri pensatori, o addirittura un’epoca geologica in cui ogni forma di vita sulla terra sarà scomparsa: il valore di tutta questa bellezza e perfezione è determinato soltanto dal suo significato per la nostra sensibilità viva, non ha bisogno di sopravviverle e per questo è indipendente dalla durata temporale assoluta.

La bellezza è un valore umano perciò è limitata alla nostra presenza su questo mondo, ai soggettivismi e alle sensibilità degli individui. Preoccuparsi che un giorno possa esaurirsi significa preoccuparsi della nostra fine, un chiodo fisso che ci assilla ogni giorno ma che ci permette di vivere a pieno tutto quello che abbiamo. Senza la consapevolezza della morte nessun uomo si sarebbe mai prodigato per dare un senso alla propria esistenza, né alcuno lo farà mai. L’errore di May è stato quello di non capire la ragione alla base del gesto dell’innamorato, il quale in realtà comprende bene il suo disagio e di certo non vuole abbandonarla. Ethan si è però reso conto che, forte della nuova relazione con lei, adesso è in grado di emanciparsi dalla solitudine e affrontare il mondo. Tutto ciò che è stato o sarà tra di loro, per quanto effimero e momentaneo, acquisirà sempre un valore inestimabile proprio perché non potrà essere mai più.

 

 

 

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