Il Superuovo

Le battaglie di Azio e di Parigi hanno cambiato la storia romana e di Vikings

Le battaglie di Azio e di Parigi hanno cambiato la storia romana e di Vikings

La battaglia di Azio ha cambiato la storia di Roma, come quella di Parigi ha cambiato la storia di Vikings. Dopo Azio, Ottaviano ascende al potere; dopo Parigi, Ragnar decade.

Gli schieramenti della battaglia di Azio

La battaglia di Azio è celebrata da molta parte della letteratura propagandistica augustea e successiva. Senza timore di esagerazione si può dire che questa battaglia sia una di quelle che ha determinato una svolta nella storia: dopo il 31 a.C. nessuno mise più in dubbio il potere di Augusto e dopo questa battaglia nacque di fatto l’impero romano. Anche la seconda battaglia di Parigi ha contribuito a cambiare la storia di Vikings. Se Azio ha portato all’ascesa di Ottaviano, Parigi ha portato al declino di  Ragnar Lothbrok.

Travis Fimmel nei panni di Ragnar Lothbrok

La battaglia di Azio

2 settembre 31 a.C., davanti allo stretto di Ambracia sono schierate le navi di Antonio e Cleopatra di fronte a quelle di Augusto e Agrippa. I due antagonisti hanno anche dei contingenti militari in terra (circa 90.000 tra fanti e cavalieri per Augusto, contro i circa 130.000 di Antonio), ma la battaglia era da decidersi in mare. Non è possibile stabilire con esattezza il numero di navi della flotta augustea: secondo le fonti antiche esse variano tra 250 e 400. Le navi erano piccole e agili, contrariamente a quelle imponenti e robuste di Antonio. Non potendo ricostruire a fondo le dinamiche della battaglia di Azio, se ne segnalerà solo l’importanza. Essa, come detto, è celebrata da molte fonti, la più famosa è forse l’Eneide (libro VI). Tralasciando i racconti di queste fonti letterarie, ovviamente mitologici ed esaltanti la potenza di Ottaviano, perciò non storicamente attendibili, l’abbondanza di scritti su questo evento prova la sua importanza: a livello geografico ci fu una rivalorizzazione delle coste sul golfo di Ambracia, dove venne fondato un monumento dalla battaglia, un tempio per Apollo aziaco e la città di Nikopoli (che in greco significa: “città della vittoria”). Essa conobbe uno sviluppo incredibile nel decennio successivo, divenendo sede delle feste aziache, che si svolgevano ogni 5 anni nell’anniversario della battaglia. A Roma la battaglia di Azio fu accolta come la grande vittoria contro una crudele nemica di Roma (Cleopatra) e dalla propaganda augustea successiva fu presentata anche come la vittoria degli dèi romani contro quelli egizi. In ambito storico il cambiamento è più evidente: senza Marco Antonio, Ottaviano non aveva più oppositori a Roma e di fatto aveva la strada spianata all’acquisizione del principato, avendone poste le basi negli anni precedenti la battaglia di Azio. In ambito culturale, dopo altre battaglie minori che pacificarono l’occidente, iniziò il periodo di Pax Augusta (pace di Augusto) a partire dal 29 a.C., periodo in cui finalmente Roma poteva respirare, dopo i bagni di sangue del I secolo a.C. Nel decennio successivo, Augusto, per mano di Agrippa, diede un nuovo volto a Roma, valorizzando il Campo Marzio con moltissime opere pubbliche come l’Odeion e le terme. La battaglia di Azio segnò dunque la svolta nella vita di Ottaviano e nella storia di Roma. Uno scontro ben preparato, in cui Ottaviano, protetto dagli dei, non poteva fallire.

La battaglia di Parigi

Sarebbe interessantissimo condurre studi più approfonditi per sapere se Ragnar Lothbrok sia effettivamente esistito: la critica resta incerta e definisce il personaggio come semi-leggendario. In ogni caso, la battaglia di Parigi rappresenta la fine della sua fortuna nella leggenda narrata dalla serie TV Vikings. Le prime spedizioni di Ragnar in Inghilterra sono molto favorevoli per il suo popolo: i Vichinghi tornano dal regno di  Northumbria con enormi ricchezze. Anche la spedizione in Wessex sembra portare ricchezze al popolo Vichingo, ma alla fine si rivela un fallimento per Ragnar, ingannato da re Ecbert di Wessex. Tralasciando di parlare al suo popolo dell’inganno di Ecbert, Ragnar progetta una spedizione a Parigi: il suo è uno spirito viaggiatore, quasi “odissiaco”, e la sua sete di conoscenza è maggiore di quella di vendetta. Dunque alla prima spedizione, in cui i Vichinghi, pur perdendo molti uomini, riescono ad assediare Parigi, grazie ad una strategia geniale di Ragnar, ne segue una seconda e una terza. La seconda è decisamente fallimentare, a causa del tradimento di Rollo, fratello di Ragnar, mentre la terza, che si riduce ad un irrisolto faccia a faccia Ragnar-Rollo, si conclude con un apparente nulla di fatto e la ritirata dei Vichinghi, che tornano a Kattegat. Ragnar a questo punto abbandona i suoi, forse stanco dei doveri di re, e vaga ramingo per molti anni. Come la battaglia di Azio ha sancito l’ascesa di Ottaviano, quella di Parigi sancisce la disfatta di Ragnar, che tornato a Kattegat anni dopo la sua dipartita trova una città notevolmente cambiata, i suoi figli ormai uomini e il suo popolo, già non completamente devoto, non più fedele. Tutto è migliorato intorno a lui: Kattegat si è espansa notevolmente e i suoi cittadini vivono meglio che mai. L’unico ad aver perso tutto è proprio lui, il leggendario Ragnar Lothbrok, lui, che da contadino era riuscito, forse suo malgrado, a farsi re.

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