Il Superuovo

I fototesti e Khloé Kardashian: i primi ad aver vissuto il tragico addio alla privacy

I fototesti e Khloé Kardashian: i primi ad aver vissuto il tragico addio alla privacy

Attenzione! Non si parla di 1984 di Orwell, anzi. Nemmeno l’ho mai letto.

Per chi si stesse chiedendo che cosa sia mai un fototesto, la risposta è: un feed di Instagram che ci ha creduto troppo poco e che, però, come Madison Beer dopo il filler alle labbra, ha compiuto la sua metamorfosi (in opera letteraria). E per quegli altri che ancora si stessero chiedendo che cosa c’entri la privacy con tutto questo, consiglio vivamente di non ficcanasare troppo nelle idee e nella chain of thoughts degli altri, maleducati.

Il Grande Fratello, ma su Zoom

Il covid è nell’aria e il lavoro a casa e siamo stati tutti catapultati l’uno nella vita dell’altro. Ai professori, ai colleghi e ai compagni è concesso di fare assembramento dentro la nostra cameretta, forse anche dentro di noi, in un senso quasi soft-porn. Quell’isola in stile Lost per i rifugiati con asilo politico dai membri della famiglia più fastidiosi risulta, così, completamente saccheggiata da dei barbari con la webcam accesa e il microfono muto, pronti a violare il nostro spazio vitale. E così, finalmente riusciamo a capire perché la Germania avesse voluto occupare la Polonia. Allora, proprio mentre mi mettevo una camicetta in raso bianca e mi spalmavo un po’ sbadatamente, un po’ alla hot french chick un rossetto rosso di Givenchy sulle labbra solo per entrare in una riunione su Teams, ho davvero capito fin dove la condizione di latenza della privacy è giunta. Siamo al punto in cui il racconto più eccitante da scrivere sul nostro diario dei segreti a fine giornata è su chi sia stato a citofonare alla porta del prof. durante la lezione in diretta.

Fototesto is the new aesthetic di Pinterest

Questo vuole inesorabilmente significare che lo spionaggio degli sconosciuti è tornato di moda e, anzi, che nemmeno ci indigna più, tanto che noi, consapevolmente, diamo loro ciò che vogliono. Il top fact che rende più simili di quanto si creda i fototesti e i social è che, in entrambi, le fotografie rispondono all’esigenza estetica di mostrarci in ogni minimo dettaglio, perché il diritto di sapere (o meglio, di impicciarsi) è più forte del diritto alla privacy. Nell’opera di Lalla Romano, Nuovo romanzo di figure, ogni particolare di ogni fotografia serve, è imprescindibile al (ri)conoscimento di un aspetto chiave della sua esistenza. Quindi, l’opera ha l’effetto di realtà testimoniale e, a pensarci bene, non facciamo lo stesso quando su Instagram raccogliamo una parte di noi, quella socialmente accettabile, nei cosiddetti highlights? Anche quello è straniare un pezzo della nostra vita rispetto alla sua totalità e condurlo in un’altra direzione, una direzione in cui si moltiplicano gli occhi che lo guardano e che cercano di incasellarlo nella timeline della nostra storia. E d’un tratto, siamo tutti Lalla Romano.

La lunga tradizione del “send nudes”

Nessuno si sarebbe mai aspettato che Giovanni Celati & Carlo Gajani avessero inventato una versione rudimentale di onlyfans.com, eppure Il chiodo in testa ha consacrato alla letteratura la tradizione, forse più sofisticata e meno economica al tempo, del “send nudes”. L’opera, interamente costituita di lettere di un uomo per una donna, che visualizza e non risponde, è un costante inno bacchico a deliri erotici e soffocanti del protagonista, in questo caso, vittima di ghosting. La dimensione erotica viene evocata visivamente in ogni spazio libero dal testo scritto, con immagini sensuali e anche parecchio perturbanti. Ecco, se dovessi immaginarmi l’uomo che scrive a questa donna, d’altra parte vittima di stalking, lo farei sicuramente pensando a quei tipi strani di mezza età, calvi e grassi, che spendono addirittura 80 euro su OF solo per avere foto di piedi di ragazzine minorenni che, con quei soldi, possono comprarsi gli zoccoli della nuova collezione di Hermès. Che poi, che cos’è onlyfans, se non la costosissima élite in forma digitale dei romanzi erotici, che trovi scontati sugli scaffali dell’autogrill?

Ultim’ora: George Orwell resuscita e difende Khloé Kardashian

Mi immagino George Orwell, addetto al servizio di sorveglianza nel Paradiso dei letterati, guardare giù, verso Khloé Kardashian e dirle “te l’avevo detto”. Insomma, non tutti sono del temperamento di Annie Ernaux, autrice de L’Usage de la photo, che utilizza anche fotografie che fissano a terra i panni svestiti per l’amplesso, quindi, abbastanza libertino (proprio da hot french chick). Infatti, a Khloé non è andata tanto giù quella sua leaked pic in costume, pubblicata per sbaglio senza essere passata prima per una bella lucidata su Photoshop. Però, la questione qui diventa più complicata dell’idealismo di Hegel o della sessualità di George Clooney. Da una parte, la privacy della K è stata calpestata, nessuno ha chiesto a lei o al suo costume animalier o alla sua cellulite di poter essere accessibile a tutto il mondo. Dall’altra, la sua smania di apparire ciò che non è, cioè una bellezza estetica e di rispondere ad un canone sociale impostole, la fa ricadere proprio nella (patetica e schiavizzata) categoria di quelli che sistemano la home del telefono a seconda del colore dello sfondo. Forse, è azzardato ipotizzare una medesima identità tra un fototesto e Khloé Kardashian, ma sicuramente sono sovrapponibili su più punti, purché non siano rifatti.

L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può non essere, ma può Skype essere privacy? 

 

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