Il Superuovo

I colori dei romani nei Mosaici dalle Collezioni capitoline lascerebbero di stucco Giosue Carducci

I colori dei romani nei Mosaici dalle Collezioni capitoline lascerebbero di stucco Giosue Carducci

L’arte a Roma riparte dai Mosaici dalle collezioni capitoline. L’iniziativa mette in mostra i colori romani, che senza dubbio appassionerebbero Giosue Carducci.

La cultura a Roma riparte da una collezione di mosaici che oltre ad offrirci una serie di opere che erano custodite nei depositi capitolini regalano la possibilità di affascinarci davanti ai colori dell’antica Roma e perché no, di immaginarci all’interno di una domus tutta adornata di affreschi.

I colori dei Romani in mostra

Alla Centrale Montemartini si terrà dal 27 di aprile al 15 di settembre “Colori dei Romani: Mosaici dalle Collezioni capitoline”, tra le prime mostre a partire nella Città eterna dopo il periodo di chiusura forzata. In un allestimento piuttosto scenografico saranno esposte un centinaio di opere che erano custodite nei depositi capitolini. I mosaici, restaurati, ritrovano affreschi e sculture con cui venivano arredati edifici diversi nella Roma antica. Tra questi, ad esempio, c’è un capolavoro realizzato tra la fine del II e i primissimi anni del III secolo d.C. per celebrare il ricco Claudius Claudianus, illustre personaggio di origine africana che rivestiva diverse cariche politiche e che si serviva dei mosaici per celebrare nella sua ricca domus romana i suoi commerci. C’è un maestoso veliero, nel mosaico di Claudius Claudianus, che con le vele gonfie si dirige verso la costa. Il blu del cielo fa da sfondo al faro di Ostia, e lo stile sembra imitare quello di Alessandria d’Egitto.

Le “odi romane” di Carducci

Lascerebbe senza dubbio di stucco Giosue Carducci, la mostra sui colori di Roma, considerato il fascino che ha per lui riservato la Città Eterna. Il celebre poeta ha compiuto nel 1877 un viaggio a Roma che ha costituito la principale fonte di ispirazione per un intero gruppo delle sue odi barbare, che non a caso prende il nome di “odi romane“. Quello che rappresenta Roma è la passata grandezza dell’Italia. La Roma antica, avvolta dal mito, viene descritta come baciata dalla luce ed è in netta opposizione con la città moderna, avvolta dalle nubi e dal gelo. In polemica con la sua contemporaneità, Giosue Carducci esprime in alcune strofe delle odi romane un certo senso di disillusione.

Dinanzi alle terme di Caracalla

L’osservazione delle bellezze antiche è descritta da Giosue Carducci in componimenti quali “Dinanzi alle Terme di Caracalla“, non senza una certa vena polemica. La descrizione del paesaggio romano, infatti, dà avvio ad una critica: dalle antiche rovine trasuda gloria, ma i moderni ne sono quasi indifferenti. Il poeta, davanti alle Terme di Caracalla, rivive le memorie di gloria della Roma imperiale. Nel paesaggio si sofferma su due figure in particolare: una turista inglese, che cerca di scorgere le meraviglie di Roma inconsapevole della solennità di quel luogo, e un pastore romano, del tutto indifferente. L’immagine di quello scenario moderno stona con la meraviglia del luogo che avvolge: attorno alle splendide rovine di una gloriosa patria ci sono pioggia e gelo, e l’arrivo di uno stormo di corvi completa la scena. Il poeta, allora, decide di invocare la dea Febbre, divinità della malaria a cui i Romani avevano dedicato un altare sul Palatino e che sembra ancora presente, nel tempo in cui Carducci scrive, dal momento che diffuse erano ancora nell’Ottocento le febbri malariche. Gli uomini restano indifferenti davanti alla potenza dell’antica gloria, e allora il poeta chiede alla divinità di tenerli lontani, insieme ai loro futili interessi.

“Febbre, m’ascolta. Gli uomini novelli
quinci respingi e lor piccole cose:
religioso è questo orror: la dea
Roma qui dorme.”
Giosue Carducci, Odi barbare, IV, vv.33-36

Roma qui dorme? Sì, perché è questa l’immagine conclusiva dell’ode di Carducci. Roma, come una dea, immortale, riposa con il capo appoggiato sul Palatino e le spalle rivolte alla via Appia. D’altra parte, è lei la Città Eterna.

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