Esistono differenti modi attraverso cui la mente “osserva se stessa”: a volte parliamo di meditazione trascendentale dei Beatles a volte di meditazione di consapevolezza del buddismo. Ma quali sono i benefici di entrambe?

In psicologia si parla di mindfulness, una tecnica psicologica che consiste nel mantenere l’attenzione focalizzata sull’esperienza presente. É l’atto della mente che osserva se stessa attraverso la meditazione, trascendentale dei Beatles e consapevole del Buddismo. Atto che permette di raccogliere la propria attenzione e focalizzarla tutta sulle energie, sui pensieri e sulle reazioni necessarie al momento presente.

Beatles e la meditazione trascendentale
Al mondo esistono differenti tipi di meditazione. Per esempio c’è la meditazione trascendentale che ha ispirato i Beatles mentre scrivevano il White album. In questo tipo di meditazione si ripete un mantra una parola un suono fino a trascendere completamente.
Nel febbraio del ’68 il gruppo decise di intraprendere un mistico viaggio con Maharishi Mahesh Yogi. Il corso si tenne in una sorta di monastero circordato dalla natura più incontaminata e selvaggia, nell’ashram del Maestro, ai pieidi dell’Himalaya. I Beatles vi parteciparono con le rispettive compagne e un gruppo di 60 persone, fra studenti e muscisti. La vita nel monastero scorse in maniera placida e tranquilla con pasti vegetariani consumati nella sala comune e lunghe sessioni di meditazione e conferenze, supervisionate dal Maestro, il quale discuteva coi suoi adepti steso su un letto profumato di fiori. Fu un periodo molto prolifico, molte delle canzoni del “White album” e di “Abbey road” furono composte proprio durante questo viaggio introspettivo, una delle più famose è“While My Guitar Gently Weeps”.
Composta da George Harrison come esercizio di casualità ispirato all’ “I Ching” cinese, il brano esprime il rammarico per le potenzialità inespresse del mondo verso l’amore universale. Harrison rivisita il tema dell’amore universale e delle preoccupazioni filosofiche orientali. É un lamento per come l’amore universale verso l’umanità, sebbene sia latente in ogni individuo, rimanga in gran parte inespresso. Il brano convoglia un’angoscia spirituale e un punto di vista religioso urgente senza essere esplicitamente teologico. Harrison canta dal punto di vista di un illuminato dalla grazia divina, dichiarando di percepire “l’amore che sta dormendo” e accusando che le persone siano state “corrotte” e “distolte” dalla loro prospettiva di bontà naturale. Un amore e un legame percepito, conosciuto e compreso attraverso la meditazione, utile ora per una connessione con il mondo esterno e alla bontà innata umana, tendente all’altruismo.

Satipatthana e la storia della tartaruga
Tra le forme di meditazione più antiche ci sono quelle dell’induismo. Secondo la tradizione verso il 500 a. C. Buddha studiò queste tecniche e aggiunse il suo tocco personale: introdusse la tecnica della Meditazione Satipatthana del buddismo. “Sati” significa attenzione, “upa” significa dentro e “thana” significa tenere: dunque è la tecnica di tenere l’attenzione dentro.
Molte volte noi non sappiamo cosa facciano le nostre menti: la nostra attenzione si sposta da una cosa all’altra e non siamo consapevoli delle nostre azioni. Reagiamo solo alle cose che capitano! Ed allora Buddha introdusse questa tecnica della consapevolezza spiegata attraverso una storia di una tartaruga e una volpe.
Un giorno una tartaruga e una volpe si incontrarono nella foresta. La volpe pensò: “mangerò bene oggi. La tartaruga, invece: “cielo, c’è la mia nemica. Provo a scappare? No! Non sono veloce abbastanza!”. Allora si richiuse nel suo guscio e la volpe continuò a girare attorno alla tartaruga, ma finì per stancarsi di aspettare e se ne andò.
Nella nostra vita la volpe ha diversi nomi: a volte si chiama stress, a volte depressione, a volte panico, a volte tristezza. E noi chi siamo? Come dovremmo comportarci? Dovremmo essere la tartaruga. Ciò non significa che dovremmo fuggire dai nostri problemi, bensì osservare, dall’interno, la nostra reazione ai problemi, notare che quei sentimenti siano prodotti passeggeri della mente e che si possano controllare le reazioni. Dobbiamo fare amicizia con le altre emozioni e le situazioni difficili della nostra vita: non dobbiamo lottare o arrenderci ai problemi, ma conoscerli e farceli amici. Ogni cosa che facciamo deve essere fatta con consapevolezza! Prestare attenzione al nostro corpo e alla nostra mente mentre ci guardiamo intorno, mangiamo, beviamo, camminiamo, sediamo. E la meditazione consapevole è un modo per allenare questa abilità, esercitare la mente come quando si esercita il corpo.
Ma concentrarsi sul respiro può davvero modificare l’operato del cervello e cambiarci la vita?
Quando la mente vaga di solito viaggia nel tempo: pensiamo a quello che è accaduto, a quello che accadrà, mai a quello che accade. E questa attività è visibile nelle scansioni cerebrali: si illumina, infatti, una zona del cervello, quella che chiamiamo la default mode network o DMN. Ma cos’è la DMN? È ciò che ci permette di ricordare e immaginare il futuro, ma anche ciò che ci fa rimuginare su rimpianti e paure. I buddisti la chiamano “mente scimmia”. Vi chiederete: ma si può controllare la mente scimmia? Sì, noi possiamo domare la mente scimmia attraverso la meditazione.
Notare che la mente è smarrita e sta vagando tra passato e futuro è importante: è il momento del risveglio! Quando ci concentriamo sul respiro si attiva la corteccia prefrontale dorsolaterale, una della ragioni che rafforza la connessione alla DMN e che ci permette di diventare padroni della mente scimmia e fermare i viaggi mentali per ritornare al momento presente.
Secondo studi, chi medita da tempo ha per esempio una soglia del dolore più alta. Gli esperti di meditazione sentono bruciore con la stessa intensità dei principianti, ma lo considerano meno sgradevole. Quando arriva il calore, infatti, ne sono consapevoli, ma provano il dolore solo nel momento esatto in cui arriva. Vivono quel dolore presente, senza anticiparlo.
Chi non è esperto di meditazione, invece, prevede il dolore, lo anticipa e fa sì che i recettori del dolore reagiscano come se provassimo già dolore. La reazione è così forte che quando arriva il dolore non si nota la differenza!
Tutto ciò accade maggiormente in chi soffre di depressione e ansia. La DMN è spesso molto attiva e porta a pensare e rimuginare su ciò che è accaduto e quello che accadrà, ad anticipare il panico di eventi futuri, ad allontanare con difficoltà l’ansia di momenti passati. Per questo la consapevolezza data dalla meditazione può aiutare a fermare il controllo del passato e del futuro per portare una comprensione solo del presente, senza resistere ai problemi, all’ansia, al panico o alla tristezza, ma dandogli il benvenuto con consapevolezza solo quando “bussa realmente alla porta”.