I Am Not Okay With This: e se Cartesio e Spinoza fossero stati supereroi?

Come ogni supereroe che si rispetti, Sydney Novak, la protagonista di “I Am Not Okay With This”, non avrebbe mai desiderato i superpoteri che possiede ma non riesce a controllare.

I Am Not Okay With This” è la nuova serie drama adolescenziale prodotta per Netflix dai produttori di “Stranger Things” e il regista di “The End Of The Fucking World”: Jonathan Entwistle. Come promesso dalle scelte del team produttivo, la serie tratta non solo dei classici dilemmi dell’adolescenza, ma si avvicina al genere fantascientifico e noir.

Supereroi

Si è soliti assistere a supereroi vittime di morsi di ragno, sostanze radioattive, gemme aliene, esperimenti militari segreti, trapianto di un arto bionico, o, più raramente, i superpoteri possono essere ereditari. Ma la protagonista Syd lo esclude: “Ho ereditato solo la pelle pallida e una personalità frizzante”. In verità, dalla famiglia ha ereditato una storia complessa e irrisolta che ha lasciato su di lei una profonda traccia: senza nessun biglietto di spiegazioni, né di addio il padre si è suicidato impiccandosi nella cantina.

Ad ogni modo, la vita a Brownsville non è elettrizzante e l’amico Stan, scoperte le abilità di Syd, decide di diventare il suo mentore, per aiutarla a controllare i suoi poteri, e passare il tempo.

Tutti i presupposti necessari per cominciare una serie sui supereroi sono presenti: scoperta di poteri incontrollabili, situazione problematica in famiglia, amici che sanno, amici che non sanno e il solito problema di fondo, troppi sentimenti.

Ovviamente i superpoteri di Syd si risvegliano nei momenti meno adeguati, quando è sopraffatta dalle emozioni, quando è spaventata, delusa, imbarazzata, in poche parole, spesso, nella vita di un’adolescente.

Abituata a tenere tutto dentro, non sa come reagire e quindi come controllare i suoi poteri che sembrano esplodere proprio come reazione alle sue emozioni più forti. Neanche il mentore/amico riesce ad aiutarla a controllare i sui suoi sbalzi di umore e le conseguenti e involontarie reazioni esplosive.

Cogito cartesiano

Nel XVII secolo Spinoza, un filosofo olandese di origine ebraica rifletté sulla volontà, andando controcorrente rispetto a pensatori razionalisti suoi contemporanei quali Cartesio o Leibniz.

Cartesio sosteneva l’esistenza della “ghiandola pineale” che descrive come una parte del cervello collegata alla mente umana (o all’”anima” per la tradizione cristiana). Secondo la sua logica, ogni atto di volontà della mente è unito ad un certo movimento della ghiandola. Così, quando la mente detta un comando, questo, attraverso la ghiandola pineale, fa agire il corpo di conseguenza.

L’esempio più intuitivo è quello del movimento della mano: secondo Cartesio la mente pensa ad un’azione e la volontà muove la ghiandola pineale, la quale invia il segnale al corpo facendolo muovere come desiderato.

Ogni azione, anche la più immediata, segue questo percorso anche se non ce ne accorgiamo. Da ciò il filosofo conclude che “non esiste Anima tanto debole che non possa, quando è diretta bene, acquistare un potere assoluto sulle sue Passioni”: è sufficiente ben pensare per ben agire.

A Syd basterebbe dunque imparare a indirizzare bene la sua mente per controllare i propri poteri e dirigerli dove effettivamente vuole, tecnica che purtroppo fallisce miseramente per tutta la prima stagione.

Immediatezza spinoziana

Spinoza critica ferocemente la teoria cartesiana che cerca di salvare la volontà umana tramite una ghiandola che collega l’anima, luogo incorporeo per definizione, al corpo: “non posso meravigliarmi abbastanza del fatto che quell’uomo Filosofo che aveva fermamente stabilito di non affermare nulla se non ciò che percepiva chiaramente e distintamente, abbia poi assunto egli stesso un’Ipotesi più occulta di qualunque qualità occulta.

Inizia a esporre le sue incertezze chiedendosi: “cosa intende (Cartesio) per unione della Mente e del Corpo?”. La visione del filosofo ebreo lascia poco spazio alla libera volontà: “non vi è rapporto causale tra Mente e Corpo”. Non è la mente a controllare il movimento, anzi, è la mente ad avere come oggetto delle sue idee il corpo: agiamo in modo immediato e la mente acquisisce contemporaneamente le informazioni del movimento.

I supereroi dunque non potrebbero imparare a controllare i propri poteri cercando di indirizzarli con la mente, in quanto la ragione non ha potere sulle nostre azioni: “La vera conoscenza del bene e del male non può tenere a freno nessun affetto”, nessuna emozione.

Sembra quasi sentir risuonare le stesse parole di Syd, a metà del quarto episodio: “Caro diario, questa cosa che ho dentro… non riesco a controllarla. È lei che controlla me.

Seconda stagione

La stagione si conclude con l’arrivo di un nuovo personaggio, un vero e proprio mentore, forse? Non lo si capisce, ma se così fosse, dobbiamo sperare che abbia studiato Spinoza, piuttosto che Cartesio, dobbiamo sperare che le insegni la via dell’immediatezza, del presente, del controllo del corpo piuttosto che una razionalità utopica e meccanica. Che le insegni a sentire il corpo, l’estensione, e a non sottovalutarne il potere. Se effettivamente Netflix deciderà di produrre una seconda stagione, speriamo che questo nuovo mentore le insegni che piuttosto che avere un corpo da controllare, lei è un corpo che si muove.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: