Il Superuovo

I 6 personaggi storici che non pensavi fossero affetti da disturbi mentali

I 6 personaggi storici che non pensavi fossero affetti da disturbi mentali

I disturbi mentali hanno iniziato ad esser delineati in maniera più concreta con l’avvento della psichiatria moderna, ma la mente dell’essere umano esiste da millenni. 

Dagli Egizi al Rinascimento, dai regimi assolutistici al ventesimo secolo: i disturbi che affliggono la mente dell’essere umano sono sempre esistiti. A causa della conoscenza frammentaria riguardo la psiche, nei secoli i disturbi sono stati spiegati in modo molto diverso da come faremmo oggi. Nell’Antico Egitto, l’origine di ogni malattia (fisica o mentale) aveva come punto centrale il cuore. I Greci, specialmente con Ippocrate e Sorano d’Efeso, gettarono le basi per la distinzione tra mente e corpo. Andiamo dunque a ripercorrere la storia della mente, aggrappandoci ai personaggi storici più recenti e studiati dalla psicologia.

1) Michelangelo Buonarroti

Conosciuto per il suo genio indiscutibile, Michelangelo fu anche un poeta, soprattutto autobiografico. La sua personalità era chiaramente esuberante, scontrosa e prepotente, ma cosa nascondeva dietro a quei toni da “toscanaccio”? Grazie a Robert Liebert e al suo libro intitolato “Michelangelo: Uno studio psicoanalitico della sua vita e delle sue immagini“, abbiamo oggi un quadro esaustivo riguardo le turbe mentali dell’artista. Nei suoi poemi e nelle sue lettere, troviamo un Michelangelo arresosi allo sconforto e alla conduzione di una vita priva di gioia. Al tempo del completamento della Cappella Sistina (1512), in una lettera indirizzata a suo padre, descrive la sua esistenza come “miserabile” e costernata da ansie. Più tardi nel 1525, in un suo poema troviamo una descrizione chiara del suo male, descritto da egli stesso con i termini “depressione” e “ossessione”.

2) Caravaggio

Risse, carcerazioni, omicidi e una condanna a morte in absentia: questa fu la turbinosa vita di Michelangelo Merisi (Caravaggio). La sua personalità si riversava completamente sulla sua pittura, un contrasto di luci e ombre macabro e affascinante. Si ipotizza che egli soffrisse di un disturbo di personalità, probabilmente di tipo borderline. Chi soffre di tale disturbo, letteralmente “linea di confine”, percepisce una disgregazione del proprio senso d’identità, contenendo dimensioni di onnipotenza e di impotenza assoluta. I legami affettivi vengono idealizzati e spesso distrutti, senza provare alcun tipo di empatia o rimorso. L’esistenza a cui si è condannati è vuota e straziante.

3) Artemisia Gentileschi

Abusi sessuali, torture e violenze in ambito familiare sono alcuni dei traumi più grandi vissuti dall’illustre Artemisia. La figura di Orazio Gentileschi, padre della pittrice, è riconducibile a quella di un padrone. Numerosi furono gli episodi in cui egli approfittò del suo controllo sulla figlia per imporle la pubblica nudità di fronte ai giudici, o per sottoporla alla tortura della sibille. Quest’ultima era disumana specialmente perché, consistendo nello stritolare le dita con delle funicelle, avrebbe compromesso l’abilità nella pittura della stessa figlia. Nel 1611 ella venne violentata da Agostino Tassi (collega del padre) che venne in seguito condannato all’esilio, a cui però non si sottopose. Venne chiaramente segnata da quest’esperienze, ma ne uscì con uno spirito resiliente, che le permise di affermarsi come un’artista importantissima e geniale.

4) Ludwig van Beethoven

Le sue composizioni evocano un ideale eroico dell’umanità e la lotta trionfante dell’individuo contro le avversità e l’oppressione. Beethoven è uno dei compositori più illustri del settecento e ottocento. Celebre è la sua sordità: cominciò dall’orecchio sinistro e poco dopo colpì anche il destro. La sordità peggiorò progressivamente, accompagnata dal tinnito –la sensazione di qualcosa che squilla nelle orecchie-. Psicologicamente essa fu devastante, il compositore infatti, descrisse la sua frustrazione, la sua infelicità e le sue paranoie. La sua salute era generalmente cagionevole, ma l’infanzia priva di affetto genitoriale lo segnò particolarmente. Puntò tutto sul successo per potersi riscattare, ma al sopraggiungere della malattia affrontò una crisi spirituale, sentendosi costernato e disilluso. La musica divenne la sua ragione di vita, portandolo ad un progressivo disordine emotivo seguito da un crescente isolamento sociale.

5) Virginia Woolf

Innovò con le sue opere, facendo uso della profondità del monologo interiore. È divenuta una delle scrittrici più lette e famose di tutti i tempi, ma dietro alla meraviglia delle sue opere, si cela un mente dilaniata e cagionevole. Quando si sposò a trent’anni, Virginia aveva già affrontato un’infanzia di abusi sessuali da parte dei suoi fratelli, che si protrassero fino ai vent’anni. Crolli nervosi e profondi stati depressivi si manifestarono tempestivamente, portando la sua psiche verso lo sviluppo di un disturbo bipolare. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu decisivo per il suo stato mentale, peggiorato ulteriormente con la distruzione della sua casa a Londra. Muore suicida nel 1941, dopo essersi riempita le tasche del cappotto indossato con dei sassi, gettandosi nel fiume Ouse. Lascia il marito con una breve lettera in cui descrive i motivi del suo gesto, concludendo con “Non credo che due persone possano essere più felici di quanto lo siamo stati noi“.

6) Winston Churchill

Primo ministro inglese anche durante la Seconda Guerra Mondiale, Churchill si distinse per la sua determinazione e le sue capacità in ambito politico. “Il cane nero“, così egli descriveva quella depressione che lo prendeva alle spalle, senza preavviso. La sua psiche alternava periodi di totale prostrazione a momenti di grandiosità ed entusiasmo immenso. Il tutto derivava da una patologia familiare, ed egli arrivò a contemplare il suicidio. Churchill disse addirittura al suo medico: “Non mi piace stare vicino al bordo di una piattaforma quando passa un treno espresso“, alludendo proprio al togliersi la vita. Egli è descritto come una mente bipolare: durante i periodi di alta mania rimaneva sveglio tutta la notte a scrivere. Ci lascia nel 1965, con 43 libri pubblicati.

 

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