Hypnerotomachia poliphili: 5 cose che ti faranno scoprire un’opera sedotta e abbandonata

Conosciamo la Hypnerotomachia Poliphili in 5 semplici punti.


Soprannominata dai bibliografi come “Il più bel libro stampato mai, in tutti i tempi nell’occidente”, la Hypnerotomachia Poliphili puó essere definita come una delle più grandi sedotte e abbandonate della letteratura italiana; figlia di un insieme di lingue, tra cui si annovera anche il geroglifico, puó vantare ben 169 illustrazioni di rara e particolare bellezza, eppure non viene menzionata nei libri di scuola del liceo, e difficilmente ci si entra a contatto se non si intraprende un percorso universitario di studi letterari.

Perchè non parlarne allora? Svisceriamo insieme in 5 semplici punti l’opera più affascinante e misteriosa del 1500.

 

1 . Coordinate dell’opera

La prima edizione della Hypnerotomachia Poliphili risale al 1499, fu stampata per la prima volta a Venezia per la collana “I Tipi” di Aldo Manuzio, contando 38 capitoli e 169 illustrazioni xilografiche. 

L’opera, misteriosa ed enigmatica anche dal punto di vista linguistico, raccoglie in sè italiano, latino, greco, termini arabi e anche geroglifici presenti nelle illustrazioni; il tutto caratterizzato da uno stile elaborato e descrittivo. Ma perchè riempire l’opera di preziosismi, arcaicismi e termini ridondanti, tanto da renderla di difficile lettura? 

 

2 . La paternità: una questione spinosa

Le ipotesi su chi possa aver scritto la Hypnerotomachia sono svariate e tutti i papabili autori, avrebbero almeno un motivo, linguistico e non, per poter ricevere il titolo di padre dell’opera, forse fu scritto da Federico Colonna a quattro mani con Manuzio, forse l’autore fu Lorenzo il Magnifico, forse Leon Battista Alberti, o ancora Giovanni Pico della Mirandola.

Un’ulteriore ipotesi, intrisa di mistero e misticismo, è stata peró formulata, la paternità dell’opera potrebbe essere attribuita a Francesco Colonna, perchè le lettere miniate poste all’inizio dei capitoli, pare formino l’acrostico: “Poliam frater Franciscum Colonna peramavit” ovvero “Francesco Colonna che ha amato intensamente Polia (tutto)”. 

Il termine frate è ambiguo e ci rimanda a Francesco Colonna di Palestrina, tipo particolare e strambo. Se così fosse “frate” sarebbe adatto perché lui faceva parte dell’Accademia di Pomponio Leto, l’Accademia Romana. 

Pomponio Leto fondó l’accademia in chiave pagana e i membri dell’accademia si chiamavano frater, ed erano soliti partecipare a riti orgiastici, omosessuali, e probabilmente “magici”.

Se scritta davvero da Francesco Colonna, la Hypnerotomachia potrebbe essere vista come un rito iniziatico per accedere ai saperi dell’Accademia.

3 . La trama

Poliphilo, il protagonista, si addormenta, ritrovandosi in una selva oscura di memoria dantesca dove convivono draghi, mostri e bellissime fanciulle, e per lo spavento si addormenta di nuovo. 

Si entra così nel primo sogno nel sogno dove sogna di perdere Polia e si dispera, lo soccorrono così le Ninfe di Venere che lo portano al palazzo d’Amore, dove per entrare bisogna che l’uomo sacrifichi la sua parte più asinina a Priapo.

Venere gli propone allora di fare un altro gioco: messo davanti tre porte deve scegliere quella giusta per trovare la sua amata, per fortuna, Poliphilo sceglie la porta giusta e trova Polia, che vedendolo, per l’emozione, si addormenta. 

Si entra così nel secondo sogno nel sogno, in cui Polia decide di non essere più innamorata più di Poliphilio e Cupido la convince a tornare da lui, così succede, ma quando Poliphilio cerca di abbracciare Polia lei si dissolve nel nulla e lui si sveglia.

 

4 . La dedica al giovane Guidobaldo

Una dedica del tutto inaspettata è quella fatta all’ultimo duca dei da Montefeltro: Guidobaldo.

Cagionevole di salute sin dalla tenera età, viene raffigurato sempre come pallido e magro, ma non è qui che risiede la contraddizione della dedica, quanto nel fatto che un’opera che parli di amore ed eros sia dedicata ad un uomo impotente, ebbene si, il giovane e innamorato Guidobaldo era impotente e non consumó mai il matrimonio con Elisabetta Gonzaga, tanto da ricevere l’invito di papa Alessandro VI di annullare le nozze e prendere i voti, cosa a cui si oppose Elisabetta stessa, che si vocifera, fosse innamorata e devota al marito nonostante l’impotenza.


5. Il titolo dell’opera

Già il titolo “Hypnerotomachia Poliphili” è frutto di un gioco dotto quanto raffinato, letteralmente significa “combattimento amoroso, in sogno, di Polifilo

Polifilo, che vuol dire amante del molto ama Polia, che vuol dire la moltitudine.

 Il termine somnium, invece, che in latino significa sia sogno che sonno, rende di difficile interpretazione il componimento.

 

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