Il Superuovo

Hugo Grotius e la guerra ‘giusta’ : altri 43 civili uccisi in Siria

Hugo Grotius e la guerra ‘giusta’ : altri 43 civili uccisi in Siria

Uccisi per errore, uccisi per la guerra

Sarebbero più di 40 le persone uccise per “sbaglio” durante un raid aereo statunitense in Siria, nel paese di Adu al Hassan. Gli aerei erano sulle tracce di una delle ultime sacche di resistenza dell’Isis, ma ciò che i bombardamenti hanno colpito non erano i noti terroristi in nero, bensì diciassette bambini e dodici donne (secondo le stime di alcune agenzie locali). Effetti collaterali, ‘casualties’ , per la stampa. Un termine asettico che ci distacca completamente dalla realtà dei fatti: il coinvolgimento massiccio di civili nei conflitti. Partita come vera e propria strategia bellica durante Seconda Guerra Mondiale, in modo da scoraggiare gli avversari, rimane labile il confine ad oggi su quali siano gli attacchi premeditati e quali semplici errori di calcolo. I numeri più spaventosi di civili uccisi durante i combattimenti è stato raggiunto dapprima nella guerra in Vietnam, poi in quella in Afghanistan. Le Nazioni Unite ne parlavano, nel 2016, con toni più che preoccupati: “Questo è l’anno con più morti dall’inizio del conflitto nel 2001, ben 3.498 civili” . UNAMA ( United Nations Assistance Mission in Afghanistan ) dichiarò che i numeri spregiudicati di vittime erano da ricondurre a “combattimenti tra le truppe della sicurezza afghana e i gruppi armati, specialmente nelle aree popolate, in particolare gli attacchi suicidi nelle moschee. Attacchi mirati contro centri abitati e mercati e l’uso di scuole e ospedali per obiettivi militari”. Dall’inizio del conflitto i ‘danni collaterali’ complessivi sarebbero stati di ben 25.000 unità.

 

Volontari del Servizio Civile Siriano usano un bulldozer per cercare i sopravvissuti dispersi sotto le macerie di un palazzo distrutto dai raid aerei a Idlib, in Siria, il 5 febbraio 2018. EPA/YAHYA

Chi sono le ‘casualties’

I danni collaterali non sono certo una novità nel panorama storico internazionale, bensì una triste costante che permea il sistema bellico. In Iraq, in Pakistan, in Yemen, ovunque la guerra metta piede c’è una strage di innocenti: questa è probabilmente la sua caratteristica principale. Ma molti si dimenticano che, se proprio una guerra dovesse rivelarsi necessaria, la salvaguardia dei civili rimane comunque un obbligo stabilito dalla Comunità Internazionale . Le Convenzioni di Ginevra vincolano le parti belligeranti, che devono impegnarsi ad “evitare le violenze contro la vita e l’integrità corporale, specialmente l’assassinio in tutte le sue forme” sulla popolazione civile. La giustificazione morale dei bombardamenti non trova dunque fondamento nel diritto internazionale, che invece li rifiuta con fermezza.

Un ragazzo suona il piano in mezzo alle macerie, Siria. Luogo sconosciuto.

Una guerra ‘giusta’?

Prima si è ribadito come a volte le guerre possano rivelarsi necessarie; c’è chi sostiene addirittura che alcune possano essere ‘giuste’ . Fra questi vi è anche il filosofo olandese Hugo Grotius, un padre del giusnaturalismo: quella dottrina filosfica che ritiene che i diritti siano qualcosa di naturale e di fondato sulla ragione, inviolabili e oltre il domino di ogni possibile entità ultraterrena. Il filosofo di Delft riteneva che la guerra fosse una condizione intrinseca alla natura umana, in quanto consente noi di soddisfare quel bisogno di “preservare noi stessi in uno stato naturale“. Ma subito Grotius specifica come l’uomo sia prima di tutto un essere razionale, e che per questo dovrebbe essere in grado di sconfiggere i propri istinti in favore di una soluzione meno aggressiva della lotta. O meglio, per quanto la guerra possa essere necessaria, c’è sempre una distinzione fra ciò che è la ius ad bellum e la ius in bellum : le cause della guerra e il comportamento da tenere durante questa. Egli riteneva che la guerra potesse essere uno strumento per ottenere del bene, in assenza di alternative valide: ” dove gli accordi legali falliscono, la guerra inizia“. Per quanto questa sua posizione possa essere contestabile, il concetto di ius in bellum dovrebbe essere sempre tenuto a mente.

Michiel Jansz van Mierevelt Hugo Grotius

Anche supponendo infatti che la guerra venga iniziata per motivazioni sensate, essa non può rimanere nel giusto se non viene seguito un dato codice di condotta. Secondo Grotius, il modo per stabilire se un’azione sia giusta è quello di guardare al fine della stessa: se il fine è giusto, allora anche l’azione lo è. Come sosteneva Machiavelli:” Il fine giustifica i mezzi“. Ma, sempre seguendo la logica giusnaturalista di Grotius, si arriva a stabilire un’ ulteriore linea di demarcazione: essendo i diritti umani qualcosa di inviolabile e intoccabile persino da Dio stesso, qualsiasi azione che arrivi a minacciarli non è da considerare né giusta né tanto meno giustificabile. Su questo punto si basa anche la Convenzione Universale dei Diritti Umani, che quando si riferisce alla vita umana non usa mezzi termini. Nell’ Articolo 3 recita infatti :” Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Come sosteneva Kant: la vita deve essere per noi un fine e non un mezzo. È necessario che essa smetta di essere considerata come un modo per ottenere il potere politico e l’arrendevolezza dei paesi avversari.

Marta Armigliato

 

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