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“How I Met Your Mother” ci spiega la vita estetica ed etica in Kierkegaard

“How I Met Your Mother” ci spiega la vita estetica ed etica in Kierkegaard

Le due visioni della vita teorizzate da Kierkegaard possono trovare concretezza nella celebre serie tv americana. 

Il filosofo Kierkegaard

Due dei personaggi principali di How I met your mother sono un esempio di quelle che Kierkegaard chiama la vita estetica e la vita etica: la prima espressa da Barney Stinson e la seconda da Ted Mosby. 

Ted e Barney 

Se c’è una cosa chiara a chi guarda una puntata della serie americana How I met your mother è la differenza fra Ted e Barney: il primo è alla ricerca di una vita stabile e di una famiglia ideale, il secondo invece vuole sempre vivere esperienze memorabili, è un seduttore, senza alcun tipo di legame con le donne che conquista. Ma le loro divergenze non si fermano all’ambito sentimentale: Ted ha il sogno di diventare un architetto e cerca in tutti i modi di affermarsi come tale, Barney è un uomo già straricco, dirigente di una banca di successo, ma non sono il lavoro o i soldi a dare carattere al personaggio, questi per lui sono solo mezzi per rendere la sua vita un insieme di avventure assurde. Entrambi possono rappresentare perfettamente quelli che Kierkegaard interpretava come due modelli esistenziali per l’uomo: quello estetico e quello etico. 

La vita estetica 

Kierkegaard delinea la vita estetica nella figura di Don Giovanni, un uomo amante della musica e del bello che passa da un piacere all’altro senza soffermarsi su nessuno di questi, pronto a vivere nell’immediatezza e nell’eccezionalità del momento. Ma più simile a Barney è il personaggio di nome Johannes narrato in Aut Aut: diario di un seduttore, il quale ha come scopo non l’appagamento del desiderio in se stesso, ma la preparazione a esso: il vero piacere egli lo ritrova nel corteggiamento della ragazza, che lo impegna in un vero e proprio calcolo di possibili strategie. É facile rivedere in questa figura lo stesso Barney, che crea il Playbook, un libro contenente migliaia di piani per stupire le donne con trovate stravaganti, che hanno tutte in comune il tratto dell’illusione e dell’inganno: dal fingersi un astronauta pronto a partire in missione al far credere di essere venuto dal futuro, per citarne alcune. La vita estetica è dunque caratterizzata dalla ricerca dell’avventura, di momenti leggendari, lontana dalla monotonia.

Ted e Barney

La vita etica 

Al versante opposto della vita estetica c’è quella etica, che si fonda non sul sorprendente, ma sulla continuità: simboleggiata dalla figura dell’onesto impiegato e del marito, questo tipo di esistenza si basa sull’assumersi la responsabilità delle proprie scelte e sulla fedeltà. L’uomo etico non va alla ricerca di folli avventure, ma vuole affermarsi nel proprio lavoro e costruire una famiglia stabile. E così è anche Ted, sempre alla ricerca della sua anime gemella o del lavoro dei suoi sogni, di un segno del destino che gli faccia capire qual è il suo orizzonte, subito pronto ad accettarlo e a seguirlo. L’uomo etico sogna un futuro perfetto e ideale nel quale possa sentirsi finalmente appagato: crea da sé una forma e una stabilità alla propria vita, che al posto dell’eccezionalità, tenda verso la normalità. 

La nostra scelta 

Secondo Kierkegaard entrambe queste vite hanno dei limiti: lo stadio estetico è soltanto apparentemente scintillante, poiché alla fine il soggetto si disperde nei piaceri, fino ad arrivare alla noia. Egli coglie che la mancanza di scelte impegnative e la continua ricerca dell’avventura siano sintomo di un vuoto interiore del protagonista, che viene avvertito con disperazione. Tuttavia anche l’uomo etico si disperde: nella routine che caratterizza la sua vita egli perde la sua identità, si estrania da se stesso, capisce che i suoi desideri vanno oltre una ripetitiva e tranquilla vita da impiegato. Per il filosofo danese ognuna di queste vite rappresenta uno stadio dell’esistenza a sé autonomo, per sceglierne una bisogna escludere completamente l’altra.

Ma How I met your mother ci fa vedere che una conciliazione è possibile: si capisce che in tutti gli inganni e le trovate geniali di Barney, si nasconde un carattere profondo e un desiderio di stabilità. E anche Ted, così pronto a sistemarsi, ogni volta sembra fuggire quando arriva al dunque, lasciandosi trascinare in qualche serata leggendaria organizzata da Barney. Per quanto nette siano le loro divergenze, l’uno non può farcela senza l’altro, insegnandoci che una via di mezzo esiste: una vita che non seppellisca la stabilità di cui abbiamo bisogno, ma che non si dimentichi di godere ogni attimo nella sua eccezionalità. Forse alla fine il segreto si nasconde qui, nell’essere un po’ Ted e un po’ Barney. 

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