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Hotel Supramonte e il brigantaggio: Fabrizio De André ne racconta la piaga sociale

Hotel Supramonte e il brigantaggio: Fabrizio De André ne racconta la piaga sociale

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di brigantaggio! So che, ormai, sembra un fenomeno estinto, ma non è propriamente così. E perché si cita De André? Scopriamolo insieme.

Brigantaggio e De André: che collegamento hanno? In realtà, esiste un legame abbastanza forte, ma non conosciuto da molti. Infatti, il celebre cantautore genovese, nel 1979, è stato sequestrato da alcuni banditi sardi. Tutto si è concluso nel migliore dei modi, fortunatamente, ma il cantante, una volta tornato a casa, ha deciso di mettere sotto forma di versi e di musica la sua esperienza. Come si può notare, il brigantaggio non è un fenomeno morto e sepolto, come il nostro immaginario vuole farci credere.

Il rapimento di De André e Dori Ghezzi

27 agosto 1979. Fabrizio De André e la sua compagna, la cantante italiana Dori Ghezzi, vengono rapiti da una banda di briganti sardi. I due alloggiano presso la loro tenuta, a L’Agnata, presso Tempio Pausania, nell’entroterra sardo. La villa di campagna è circondata da un fitto bosco, da cui i malviventi spiano la coppia per giorni, prima del sequestro. Approfittando del buio, alle 23 irrompono nella dimora della coppia e, puntando loro contro un fucile, li rapiscono, portandoli via sull’auto del cantautore. Faber e Dori cambiano due nascondigli, entrambi situati sugli altipiani del centro dell’isola, nel corso della prigionia. Intanto, fervono le trattative per il riscatto: inizialmente, si fissa la cifra di 2 miliardi di lire, da ricevere al momento della liberazione, poi, grazie alla figura di don Salvatore Vito, sono pattuite 550 milioni di lire, più 50 milioni da dare in seguito.

La liberazione e Hotel Supramonte

20 dicembre 1979. Sono le 23, quando una sconvolta, ma illesa, Dori Ghezzi viene ritrovata su un ciglio della strada, ad Alà dei Sardi. 22 ore dopo, viene liberato anche Fabrizio De André, poco lontano; viene accompagnato, poi, da un emissario, che lo conduce in un casolare, dove sono presenti tutti i suoi familiari. Nonostante la brutta avventura, la coppia perdona i propri carcerieri, affermando addirittura di comprendere le ragioni dei malviventi. Prendendo ispirazione dal suo vissuto, il cantante include, nell’album omonimo Fabrizio De André (1981), la traccia Hotel Supramonte. Il titolo fa riferimento al massiccio montuoso del Supramonte, nell’entroterra sardo: esso viene spesso utilizzato dai briganti per nascondere se stessi e i loro sequestrati. E’ un brano difficile, estremamente introspettivo e sentito, ma anche indimenticabile. Chi non ha un brivido, quando sente i suoi citatissimi versi?

Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
Cosa importa se sono caduto, se sono lontano

Il brigantaggio: c’è o non c’è?

Eccome se esiste! Il brigantaggio è un fenomeno storico e sociale molto antico, legato soprattutto all’Italia meridionale e insulare. Da sempre espressione di arretratezza e malcontento, assume caratteri antistatuali a metà dell’Ottocento. Spesso, i malviventi sono contadini insorti o ex militari borbonici, esasperati dalle esose tasse e dall’amministrazione centralizzata. Nel 1863, scatta, al Sud Italia, lo stato d’emergenza, con la legge Pica: i Savoia inviano 100.000 soldati per reprimere, con ogni mezzo, i banditi. Il bilancio è tragico: i dati stimano tra i 5.000 e i 20.000 briganti morti. Nonostante ciò, per la prima volta nell’Italia monarchica, le pene sono comminate nei tribunali militari e si integrano premi per i pentiti.

Il banditismo sardo

Questo è un celebre sottofenomeno del brigantaggio, nonché una tipica forma della malavita sarda. Ciò è favorito, principalmente, dall’estrazione agro-pastorale della maggior parte della popolazione, dai vasti territori inospitali, isolati e disabitati, dall’assenza delle istituzioni centrali italiane e dall’obbligo di solidarietà parentali. Nonostante tutto, è un fenomeno altalenante: di solito, si verifica quando la Sardegna subisce potenti sconvolgimenti socio-economici, ai quali i locali contrappongono una resistenza passivo-aggressiva. Fino al secolo scorso, il sequestro di persona andava per la maggiore, ma ora la criminalità sarda si è spostata verso il traffico di droga, l’assalto ai bancomat e furti, oltre ad attentati nei confronti dei sindaci dei Comuni più piccoli e sperduti.

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