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Hegel e Schopenhauer ci insegnano perché litigare segna la storia: il caso Trump contro Biden

Gli statunitensi hanno deciso: Joe Biden è il 46 presidente degli USA e le polemiche e i litigi con lo sconfitto Trump non tardano ad arrivare

Gli americano hanno deciso, dopo giorni con il fiato sospeso, il nome è arrivato: Joe Biden. Nome condiviso da molti, ma anche molto odiato, soprattutto da chi era un fermo sostenitore del suo avversario: Donald Trump. Ufficializzato si, ma non del tutto sicuro visto che i ricorsi legali stanno già arrivando da parte del leader dei Repubblicani. Ma la storia della filosofia non è nuova a questi screzi e a questi litigi; ne potrei citare a centinaia, ma quello che davvero calza a pennello per noi è lo storico scontro Hegel vs Schopenhauer all’università di Berlino.

Trump vs Biden: il duello

Questo weekend il mondo finalmente ha conosciuto il nome del nuovo presidente statunitense, il presidente più potente del mondo, ovvero Joe Biden. Un democratico che piace tanto agli stati che contano ma poco agli stati con cui gli Usa sono in conflitto ormai da decenni. Il suo avversario non ha ancora ammesso la sconfitta e annuncia una battaglia legale fino all’ultimo voto; l’America ha si deciso ma è divisa in due, infatti il Sentato non si è tinto di blu e i grandi elettori hanno una differenza minima tra loro. Questa sarà ricordata come la sfida più aspra e dura degli ultimi anni, sfida che ricorda molto lo scontro Bush- Al Gore, ancora più sul filo del rasoio visto il numero davvero minimo che ha portato alla vittoria Bush. Bush infatti, per avere la certezza della carica, portò tutta la vicenda alla Corte Suprema che lo proclamò vincitore. Sono sicura che anche questa volta sarà così e si prospetta uno scenario che risulta non molto diverso quello che si prospetta per la fine di questo nostro 2020.  Un giungla che si prospetta con i fuochi d’artificio ancor prima del 31 Dicembre.

Hegel vs Schopenhauer: il litigio infinito della filosofia

Hegel e Schopenhauer, due nomi che ora fanno venire la pelle d’oca a molte persone sia perché li odiano, sia perché li amano (io sono da sempre team Schopy). Due eterni rivali che si sono scontrati e fatti i dispetti avvenuti nellìincredibsle scenario dell’università Berlino, dove entrambi erano docenti. Per Schopenhauer Hegel era “Colui che mise la filosofia al servizio dello stato, un sofista dei suoi tempi, colui che aveva denotato un legame di servitù al sapere più nobile, reso tale proprio da questa privazione di legami con le altre discipline”, come dice nel suo testo Il mondo come volontà e rappresentazione dove va in netto contrasto con la filosofia idealista racchiusa in un must hegeliano la Filosofia dello spirito. Hegel, invece di arrabbiarsi e urlare, semplicemente si limitava facendogli un dispetto che portò alla depressione del povero Arthur: metteva le sue lezioni in concomitanza con quelle di Schopenhauer e le aule erano sempre piene di studenti, provocandone l’ira di Arthur. Ma nonostante tutto oggi noi studiamo Arthur come filosofo a capo della della corrente anti-idealista, ma allo stesso tempo piena di sentimenti romantici che contraddistinguono il 1800.

 

I vinti rimangono nella storia, non sempre

La storia la scrivono sempre i vincitori e mai i vinti, ogni genere di storia ha quei nomi che sono diventati i punti fissi di chi la studia, intorno ai quali gira tutto. Ma neo nostri due casi siamo di fronte a due perdenti, che di perdenti hanno solo la sconfitta sul campo. Come in filosofia Schopenhauer ha avuto il suo ribaltone, di sicuro Trump farà di tutto per non uscire dalle scene far parlare molto di sé, sempre sperando che i toni siano pacifici e tranquilli. Noi viviamo in un mondo dove la pandemia ormai comanda e dove le grandi potenze mondiali non possono permettersi ulteriori litigi e squilibri. In questo momento storico Destra, Sinistra, Democratici e Repubblicani e chi più ne ha più ne metta dovrebbero solo smettere di litigare e giocare a chi è più forte, ma combatter insieme il nemico comune: il coronavirus.

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