Harry Potter insegna cos’è l’alchimia, Marguerite Yourcenar spiega che non è solo questione di metalli

Harry Potter ci ha insegnato che un alchimista può vivere per sempre, ma si è dimenticato qualche importante particolare

L’alchimia è un insieme di conoscenze che, si pensava permettesse di imparare a trasformare qualunque metallo in oro. Nel primo libro di Harry Potter, poi, i bimbi di tutto il mondo hanno anche scoperto che un alchimista poteva trovare l’elisir di lunga vita. Ma le meraviglie di questa ”scienza” non finiscono qui.

 

Harry Potter e la Pietra Filosofale: una lezione di alchimia di base

Sono pochi ormai a non essere fan del ”maghetto” più famoso del mondo, ma anche questi, appena sentono pietra filosofale non possono fare a meno di pensare a lui. Certo, non si tratta di un concetto nato ad Hogwarts. La pietra filosofale è infatti una particolare sostanza famosa fin dall’antichità. Questa ha tre speciali particolarità: donare la vita eterna grazie ad un elisir ottenuto da essa; assicurare al suo padrone l’onniscienza; tramutare ogni metallo in oro.

Nel primo episodio di Harry Potter, i tre protagonisti si ritrovano davanti proprio questa pietra, custodita nella loro scuola di magia. Il trio nel corso del libro (e del film) si vede infatti immerso nella scoperta delle straordinarie capacità dell’oggetto, desiderato da Lord Voldemort per tornare completamente in vita. Mano a mano che Harry, Ron e Hermione imparano una sua nuova capacità, anche il lettore/spettatore conosce qualcosa in più sull’alchimia.

Ciò che viene detto è però prettamente ”pratico”. Tutto quello che viene spiegato su questa affascinante disciplina riguarda esclusivamente (e per ovvie ragioni tematiche) la pietra filosofale. Ma se ci si spinge un po’ più in là nello studiare cosa comporta l’alchimia, si scoprirà che non è solo un gioco di metalli.

La Pietra Filosofale
La pietra filosofale usata nel primo film di Harry Potter

 

Marguerite Yourcenar e L’Oeuvre au Noir

Per esempio, sapevate che anche le persone possono essere trasformate in oro? No, non come faceva Re Mida, questa volta il discorso è più metaforico. Il fatto è che la pietra filosofale poteva trasformare i metalli perché andava a purificare la materia. Eliminandone la corruzione, quello che rimaneva era la più splendente purezza. Di conseguenza, il ferro diventa oro, metallo più ”puro”. Questa stessa trasformazione si può applicare anche agli uomini, come spiega Marguerite Yourcenar in una sua opera che, non a caso, si chiama come una delle tre tappe della trasformazione alchemica. Ma andiamo per ordine.

Marguerite Yourcenar è stata una celebre intellettuale belga del secolo scorso. È passata alla storia anche perché è stata la prima donna ad essere eletta membro dell’Académie Française. È inoltre l’autrice di numerose opere, tra cui la più famosa è ”Memorie di Adriano”. Molto importante è anche però ”L’Opera al Nero” (L’Oeuvre au Noir appunto, in lingua originale), vincitrice del premio letterario francese Prix Femina.

In questo romanzo il protagonista è Zenone, un medico, filosofo e alchimista del Cinquecento. La storia ripercorre la sua vita e la sua trasformazione (o trasmutazione). Niente a che fare con mutamenti fisici come succedeva al protagonista kafkiano. Questa volta Zenone, da buon alchimista, trasforma se stesso, purificandosi. Perché però scriviamo: ”da buon alchimista”?

Marguerite Yourcenar
Marguerite Yourcenar

 

La parte umana dell’alchimia

Come si accennava in precedenza, l’alchimia non è solo quella disciplina che concerne la trasformazione dei metalli. Marguerite Yourcenar, tramite Zenone, spiega al grande pubblico il versante umano dell’alchimia. Questo insieme di conoscenze infatti è orientato verso la purificazione. Per questo si mutano i metalli, ma si può fare molto di più. L’alchimista può addirittura purificare il suo spirito, eliminandone ogni eccesso negativo alla ricerca della libertà.

Questo processo viene chiamato Grande Opera e si divide in tre fasi: l’opera al nero (nigredo), l’opera al bianco (albedo) e l’opera al rosso (rubedo). Nella prima fase l’individuo è quello che è e che è sempre stato, come un diamante grezzo. Nel caso pratico di Zenone, ci viene presentato un giovane irrequieto ed egoista, appassionato di scienze e macchine, che preferisce alle persone. Nella seconda, invece, complice anche la maturazione della persona, il ”diamante” viene sempre più raffinato e fa un passo verso la purificazione. Zenone, ormai adulto, si rende conto dell’importanza degli altri esseri umani e inizia a interessarsi a loro; comprende l’importanza di affrontare i problemi al posto che voltar loro le spalle. Insomma, si direbbe quasi che finalmente sembra ”crescere”.

Nell’ultima fase, l’alchimista, ormai già ripulito dai suoi difetti, riesce a liberare il proprio spirito. Zenone compie delle scelte difficili che però lo conducono verso la rinuncia a qualsiasi tipo di prigione o imposizione. Lascia se stesso essere quello che è giusto che sia. Dal diamante grezzo che era nelle prime pagine, ora si vede un uomo maturo che ha trasformato se stesso da ferro a oro, da persona egoista e imprigionata non solo in convenzioni esterne, ma anche in se stesso, a persona libera di mostrarsi per quello che è e che vuole essere.

Insomma, l’uomo -anzi, l’alchimista- si trasforma, cambia, si purifica, proprio come un metallo. Chissà se anche Nicolas Flamel ha intrapreso lo stesso cammino di Zenone.

Laboratorio dell'alchimista
Ricostruzione di un laboratorio di un alchimista

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