Osservare le stelle: un affascinante viaggio dalla dottrina epicurea fino all’Antartide

Quante volte ci siamo fermati a guardare le stelle? Qual è però il punto migliore per osservarle?

In un recente articolo di Focus.it  viene spiegato qual è il luogo migliore per osservare le stelle e godere a pieno della loro bellezza. Grazie a  Lucrezio, un autore latino di cui purtroppo non sappiamo molto, ripercorreremo il viaggio verso la bellezza cosmica.

“Qual è il posto migliore per osservare le stelle?” Comincia così l’articolo di Focus.it, instillando nel lettore una grande curiosità. Siamo sempre stati abituati ad allontanarci dalle città per guardare il cielo, condizionati dall’inquinamento atmosferico, ma è davvero la soluzione migliore?
Non avendo la possibilità di spostarci ogni volta fino in Antartide, potrebbe. È proprio qui però che gli studiosi hanno individuato il punto migliore perla loro osservazione. È una questione di combinazioni e parametri, in relazione all’atmosfera terreste. Lo studio che è stato pubblicato in precedenza su Nature vede l’individuazione di una zona ben precisa, che gli studiosi hanno soprannominato Dome A. Viene altrettanto spiegata però, la difficoltà dell’operazione: costruire un eventuale osservatorio in quelle zone risulta particolarmente difficile, a causa delle basse temperature.

 

Cosa sono le stelle?

La parola ‘“stella” deriva dal latino stella(m) di origine indoeuropea. Le eccezioni con cui viene utilizzata sono veramente molte, basta pensare a quella di ‘“destino, sorte” che troviamo molto spesso in Petrarca o ancora a quella di “guida” come scrive Machiavelli. Le stelle sono nel concreto dei corpi celesti, che come si suol dire “brillano di luce propria” sono coloro che per secoli hanno affascinato l’uomo, fino a creare per esempio la figura dell’astronomo. Sono state la guida per i primi spostamenti e motivo d’ispirazione per diversi poeti. Sono molti anche coloro i quali si sono occupati dell’argomento, basta pensare ad esempio a Galileo Galilei, che continua ad essere uno degli esempi più calzanti. C’è un’opera però nella letteratura latina che ha affascinato gli studiosi e non solo e che ricollocheremo all’articolo di Focus.it: il De Rerum Natura di Lucrezio.

 

Lucrezio e il De Rerum Natura

Di Lucrezio non si hanno moltissime notizie e quelle poche che si hanno sono a tratte velate da incertezza. Gli studiosi lo collocano fra il 98-55 a.C, durante le guerre civili. Forse, proprio la pesantezza di quella atmosfera e la violenza hanno fatto sentire a Lucrezio il bisogno di divincolarsene. Trova una ‘’via di fuga’’ nella dottrina epicurea, per sfuggire a tutto quell’orrido e a quella violenza.

Gian Biagio Conte, uno dei maggiori latinisti italiani spiega molto bene la posizione di Lucrezio. Il testo di Lucrezio si ripresenta in modo differente rispetto agli altri: è strutturalmente dotato di un inno – in questo caso a Venere “Aeneadum Genetrix, hominium divumque voluptas[…]” (Madre degli Eneadi, voluttà degli uomini e degli dei)- subito dopo presenta il suo eroe: Epicuro. Una posizione dunque particolare, che deve funzionare da premessa per la lettura di tutto il testo.

Costituito da sei libri, ci regala un vero e proprio viaggio “sulla natura delle cose”, come da titolo. L’opera presenta inoltre molti spunti scientifici, motivo per cui è stata più volte analizzata anche fuori dall’ambito umanistico, come testimonianza di un sapere antico. Lucrezio, che ha saputo “tradurre la filosofia in termini fantastici”  ci porta con sé verso la costruzione delle vicende cosmiche e umane:

” […] E nel cielo collocarono le sedi e le regioni degli dèi,
perché nel cielo si vedono girare la notte e la luna,
la luna, il giorno e la notte, e le severe stelle della notte,
e le faci del cielo che vagano di notte, e le fiamme volanti,
le nubi, il sole, le piogge, la neve, i venti, i fulmini, la grandine,
e i rapidi fremiti e i grandi minacciosi fragori.

[…] Difatti, quando leviamo lo sguardo alle celesti plaghe
del vasto mondo, lassù, e all’etere trapunto di stelle fulgenti,
e il pensiero si volge ai corsi del sole e della luna,
allora, contro i petti oppressi da altri mali comincia
a ergere il capo ridesto anche quell’angoscioso pensiero,
che non ci sia per caso su di noi un immenso potere di dèi,
che con vario movimento volga gli astri splendenti.”

Lucrezio usando la dottrina epicurea, cerca di spiegare l’origine del mondo e di ogni cosa. Gli elementi base di ogni cosa sono gli Atomi, descritti come delle particelle. Questi sono infinitamente piccoli e indistruttibili e compiono dei movimenti nel vuoto che portano al nascere di ogni cosa. Gli Atomi infatti creano dei processi di aggregazione e disgregazione, processi secondo i quali ogni cosa prende forma e vita. Le traiettorie descritte per quanto possano essere immaginate come confuse, sono a tratti dominate dalla volontà umana. Questa breve inclinazione porterà il nome di Clinamen. Con la nascita delle cose nascono automaticamente anche i simulacra. Si tratta di copie ”percettive” delle cose, una di queste è per esempio la Conoscenza. Tutto quindi, dall’uomo al cosmo per Lucrezio si fonda dall’Atomo: ogni cosa è nata accidentalmente e sarà costretta a finire accidentalmente.

 

 

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