“Lo Squalo” come ce lo presenta Spielberg nel suo film è davvero così pericoloso nella realtà?

La paura degli squali è sicuramente stata un fattore chiave per il successo del film di Spielberg “Lo Squalo”, in lingua originale “Jaws”, e lo ha reso un capolavoro horror. Ma quanto ha condizionato la nostra percezione su questi animali?

Quanto è pericoloso uno squalo? Quanto cresce la nostra paura ogni volta che facciamo un bagno in mare? Sono paure fondate, oppure sono solo sensazioni da film horror?

La percezione della paura dello squalo nel film

Precisamente quarantacinque anni fa uscì un film che fu tra i primi a portare uno squalo nelle sale cinematografiche. Il film ebbe un successo grandissimo ma un effetto collaterale non trascurabile: nell’estate successiva (ma anche nelle seguenti) si osservò un calo evidente del turismo balneare. Perché?

Il protagonista principale è Martin Brody, capo della polizia dell’Isola di Amity, che si trova ad affrontare un grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) che terrorizza le spiagge dell’isola. Già di suo, questo animale non ha un aspetto rassicurante e a Spielberg è bastato inserire tra le prede preferite l’uomo. Immaginate di fare una rilassante nuotata poco distanti da riva quando ad un certo punto compare la pinna di uno squalo lungo 7 metri che punta verso di voi: non è una bella sensazione, vero? Ed è qui che nasce la paura, il terrore di ritrovarsi faccia a faccia con un gigante e pericoloso squalo bianco, senza possibilità di fuga. Ma è davvero così spaventoso e pericoloso un incontro con uno squalo?

La reale pericolosità di un incontro con gli squali

La realtà è un po’ diversa. Gli squali sono sicuramente tra le creature che più ci incutono paura, a prescindere se siano o no pericolosi per noi. La scienza da sempre lavora con numeri e non con storie o speculazioni. Secondo la ISAF (International Shark Attack File) nel 2019, in tutto il mondo ci sono stati circa 140 attacchi di squalo, 64 dei quali non provocati e soltanto 5 dei totali sono risultati fatali. Se volessimo paragonare questi eventi ad alcune esperienze quotidiane che magari non riteniamo ugualmente pericolose, scopriremmo che, per esempio, circa 48 persone sono state uccise da cani nel 2019 (DogsBite.org), mentre circa un migliaio ogni anno perdono la vita a causa dei fulmini. I numeri parlano chiaro, gli squali continuano ad essere demonizzati e continuano a vivere nei nostri incubi, nonostante sia più probabile essere colpiti da un fulmine in piena testa che essere mangiati da uno squalo.

Eppure, nonostante molte specie di squali non siano così pericolose come potrebbe essere un grande squalo bianco, tanto che molti sub hanno vissuto la paradisiaca esperienza di nuotare con alcuni di loro, testimonianze e avvistamenti di attacchi di squalo sono comunque registrati ogni anno, e questo alimenta inconsciamente la nostra paura. Nella maggior parte dei casi uno squalo attacca perché confonde la vittima con una sua preda: ad esempio, i surfisti sono tra i più gettonati vista la loro somiglianza da sotto l’acqua con le otarie (preda prediletta degli squali bianchi). Visto che la strategia di caccia del Carcharodon carcharias prevede un attacco a sorpresa con lo scopo di stordire o provocare ferite profonde alla preda, una volta essersi accorto dell’errore, il malcapitato riporterà comunque importanti lesioni che in alcuni casi risultano letali. Ma resta comunque un errore non previsto: quale predatore spreca le sue energie per attaccare una preda che poi neanche mangerà?  Più frequenti, invece, sono le ferite superficiali conseguenti al morso di specie con dimensioni molto ridotte o con abitudini alimentari diverse. Tirando le somme, lo squalo di Spielberg ha ucciso, in pochi giorni, tanto quanto tutti gli squali nel 2019 in tutto il mondo, e la loro pericolosità è molto minore di quel che siamo soliti pensare. Nonostante ciò, il grande predatore del mare viene inserito da sempre tra gli animali più temuti dall’uomo nel mondo.

Pinne di squalo destinate al commercio

Uomo pericoloso per gli squali?

Piuttosto, dovrebbe farci riflettere la pericolosità vera e documentata dell’uomo nei confronti degli squali. Una quantità impensabile, un numero gigantesco di squali di ogni specie vengono uccisi ogni anno dall’uomo: attorno ai cento milioni! Tra le cause principali c’è la cattura accidentale (bycatch) ed il consumo diretto della loro carne. Un’attività molto comune è lo “shark finning” che consiste nel pescare gli squali per prelevarne esclusivamente le pinne e la coda che sono molto richieste nel mercato orientale per la famosa zuppa di pinne di squalo, elogiata dalla medicina tradizionale e dalle dubbie proprietà afrodisiache. Questo tipo di mercato è molto redditizio e il valore delle pinne di squalo può superare le decine di migliaia di dollari, e la pesca illegale che alimenta il mercato nero fa strage ogni anno di migliaia di squali di ogni genere. Inoltre, anche l’Italia è tra i primi consumatori di carne di squalo al mondo insieme alla Spagna, e spesso si vedono nelle pescherie palombi, verdesche e spinaroli.

Gli squali, come già accennato, sono vittime anche del “bycatch”, ossia la loro cattura accidentale da strumenti da pesca non finalizzati alla loro cattura. Praticamente una percentuale enorme di squali, insieme ad altri animali vittime del bycatch come cetacei e tartarughe marine, muoiono per sbaglio. Molte specie di squali non hanno poi la capacità di respirare in maniera autonoma, ma hanno la necessità di spostarsi in acqua costantemente per permettere a questa di fluire tra le branchie dove avvengono gli scambi gassosi con il sangue. Una volta intrappolati nelle reti, possono sopravvivere per poche decine di minuti prima di morire asfissiati. L’utilizzo di alcune tecniche non selettive ed estremamente distruttive ha portato, soprattutto nel Mediterraneo alla riduzione esponenziale delle popolazioni locali di tutte le specie di squalo. Il caso più triste è quello del genere Sphyrna, nome scientifico degli squali martello: la popolazione di questi squali è diminuita del 98%. Nel nostro mare la situazione è abbastanza tragica e ad oggi gli avvistamenti di condroitti di molte specie, come ad esempio squatine, spinarolo e persino il temutissimo squalo bianco, sono rarissimi e talvolta passano anni tra un avvistamento e l’altro, fino ad arrivare al punto che anche gli studi scientifici risultano lenti e complicati per il difficile reperimento di dati su questi animali.

Sono perciò gli squali a dover avere paura della presenza dell’uomo, non più il contrario. Chi è il vero mostro assassino tra i due?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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