Happy Bloomsday! Il giorno che riunisce Joyce,Omero e gli U2

115 anni fa Leopold Bloom,il protagonista dell’ Ulisse di Joyce, stava vagando per la città riflettendo sulla propria esistenza: ripercorriamo il suo viaggio sulla scia delle gesta di Odisseo e sulle note degli U2.

 

Il Bloomsday è la giornata in cui in Irlanda e in molte altre parti del mondo si ricorda l’Ulysses, capolavoro di James Joyce, tramite parate e festeggiamenti che durano fino ad una settimana . Il romanzo è ambientato a Dublino il 16 giugno 1904 e si svolge nell’arco della singola giornata. Joyce scelse tale data in ricordo del suo primo appuntamento con la futura moglie Nora Bernacle. La ricorrenza prende il nome dal protagonista, Leonard Bloom, il quale decide di uscire per le vie della sua città alla scoperta della realtà che si cela sotto le apparenze.

Dedalus, Leopold, Odisseo e la flânerie

L’opera è suddivisibile in tre parti. Il protagonista della prima parte è Stephen Dedalus, già protagonista del Ritratto dell’artista giovane dello stesso Joyce. Il suo cognome è un’evidente allusione a Dedalo, l’architetto cretese che costruì il labirinto: labirintica e senza uscita è la narrazione del poeta e lo è anche la ricerca di paternità, metafora dell’affermazione della propria identità di artista.Nella seconda parte entra in scena Leopold Bloom, quasi certo che sua moglie Molly lo tradisca. Egli giunge all’ufficio postale, dove trova la lettera di una sua spasimante. Il protagonista è persuaso, deviato da tentazioni che lo allontanano dal ritorno a casa: una riflessione teologica, il desiderio sessuale alla vista di una bella ragazza, il gioco d’ azzardo e il cibo. Leopold vaga per la città, entrando a contatto con una serie di aspetti tanto comuni e usuali quanto degni di riflessione, tra cui il viaggio verso il cimitero accompagnato dall’idea di costruire un grammofono per connettersi con il defunto: è evidente il gioco parodico analizzando l’immagine data da Foscolo di Omero come “cieco mendicante che ascolta le tombe narrare la loro storia”.Il suo modo di procedere, di scoprire la città penetrando nelle sue strade e assaporandone gli aspetti più profondi è riconducibile al flâneur del poeta simbolista Baudelaire che ha portato ad un particolare tipo di indagine geografica. Bloom vagabonda oziosamente: vi è un rallentamento del tempo che si contrappone ai ritmi frenetici della vita urbana.

Dopo pranzo, il protagonista si reca al Museo Nazionale in cui si sofferma ad ammirare le forme sinuose delle statue greche, pensando costantemente a Molly e al matrimonio in decadimento: le sculture sono un’ulteriore allusione ad Omero e alla classicità, mentre le loro rotondità fungono da input per le riflessioni sensuali e talvolta esplicite caratterizzanti il romanzo. All’uscita dal museo incontra Boylan, l’uomo con cui giace abitualmente sua moglie, e dunque Leopold decide di evitarlo.

Nella conclusione Joyce affronta il tema topico del nostos, del ritorno in cui Bloom e Dedalus, stremati, discutono sulla misoginia. È centrale il soliloquio di Molly che porta alla luce la figura della donna insondabile ma capace di accogliere. La riflessione della moglie è riconducibile ai Morti, parte conclusiva di Dubliners, ulteriore romanzo di Joyce in cui rientrando a casa da una festa a Greta, moglie del protagonista, torna alla mente il ragazzo amato in gioventù e morto prematuramente: subisce un’ “epifania” e realizza che lui fosse stato il suo unico amore. Nella narrazione Joyce segue lo “stream of consciousness”, il “flusso di coscienza”: il pensiero si riversa sul foglio come un inarrestabile fiume in piena per cui l’attenzione per la sintassi e la morfologia è ridotta e spesso mancano gli opportuni segni di punteggiatura. L’ opera presenta in numerosi punti parole banali e immagini oscene, causa del ritiro del libro in diversi stati, tra cui la stessa Irlanda. Il viaggio di Leopold è assimilabile al vagabondare di Ulisse attraverso il Mediterraneo, affrontando mille peripezie e tentazioni tra cui il canto delle sirene, l’incantesimo della maga Circe e il fascino di Nausicaa. Gli episodi del poema omerico vengono ripresi da Joyce in chiave metaforica restituendo al lettore una serie di analogie strutturali e contenutistiche. In entrambe le opere il personaggio si forma in itinere, nel corso del suo viaggio. L’ Odissea si svolge in dieci anni, arco di tempo in cui Penelope attende il ritorno del marito, l’eroico Ulisse, tessendo una tela per il suocero Laerte con l’obiettivo di sposare il pretendente che le si presenterà nel momento in cui terminerà la sua opera. La donna, emblema di estrema fedeltà in netta opposizione con la fedifraga Molly Bloom, la notte disfa il lavoro del dì per dar tempo al marito per tornare. Itaca-Penelope è metafora della terra che genera e che accoglie secondo l’archetipo delle divinità ctonie del mondo classico.

 

Breathe

Il 16 giugno ha assunto una tale caratterizzazione culturale da ispirare gli U2 per la stesura della canzone Breathe che recita che ogni giorno si deve trovare il coraggio di uscire per le vie della città,”facendo cantare il proprio cuore” come un inno per la libertà ritrovata che gli permette finalmente di respirare.

Alla scoperta di se stessi

Talvolta occorre staccare la spina dal caos circostante per dedicarsi ad un’analisi più profonda e sciolta da qualsiasi pregiudizio. Occorre ritagliarsi del tempo per sé per indagare sulla propria essenza più pura. Occorre, inoltre, abbandonarsi per qualche ora ad una peregrinazione all’insegna delle emozioni veraci che un luogo familiare può nasconderci come un prezioso tesoro sepolto sotto la superficialità e la frenesia che oggi progressivamente, con maggiore consistenza, caratterizzano le nostre giornate. Occorre toccare con mano, gustare, ascoltare tutto ciò che ci circonda: una scoperta profonda basata sulle sensazioni, su tutto ciò che il paesaggio trasmette direttamente al cuore “per poter finalmente respirare”.

Angela Orsi

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