La grande illusione dei Social Network : tra Schopenhauer e Pirandello

Quanto cambia la nostra percezione della realtà tramite i social network ? Quanto influenzano il nostro modo di essere? E se fossero semplicemente un grande inganno?

La realtà virtuale

I social sono parte integrante della nostra vita quotidiana e questo, ormai , è indiscutibile . Facebook , Instagram , Twitter sono solo alcuni dei nomi delle più famose piattaforme con cui interagiamo giornalmente e tramite le quali condividiamo , assieme a tutti gli altri utenti , un vero e proprio ‘nuovo’ mondo virtuale. E tale realtà è in continua espansione , ogni giorno aumenta inglobando a sè nuovi individui , dai più giovani ai più anziani , senza fare nessun tipo di distinzione . Il numero di utenti dei social media in tutto il mondo è salito a quasi 3,5 miliardi all’ inizio del 2019, con 288 milioni di nuovi utenti negli ultimi 12 mesi, portando l’utilizzo globale al 45% , mentre la quantità di tempo che le persone vi trascorrono è aumentata anche quest’anno, seppur lievemente. GlobalWebIndex riferisce che l’utente medio  trascorre 2 ore e 16 minuti al giorno sulle piattaforme (contro le 2 ore e 15 minuti dell’anno scorso) . Numeri esorbitanti che testimoniano l’ascesa di una realtà virtuale sempre più presente , sempre più partecipe del reale .
Eppure la domanda che spesso ci dovremmo porre è questa : Non vi è forse il rischio di cadere in una pura illusione , senza riuscire più a distinguere la persona virtuale da quella in carne ed ossa? O meglio , la percezione tramite i social rispecchia effettivamente la percezione della realtà?

Il Velo di Maya di Arthur Schopenhauer

“E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente”.

Rifacendosi al pensiero orientale, Schopenhauer utilizza l’immagine del velo di Maya per spiegare come l’esistenza umana consista nel vivere nell’ illusione, riprendendo così la differenza fra “la cosa per come appare” e “la cosa in sé” già anticipata dal criticismo kantiano. Ma dove per Kant il fenomeno era l’unica realtà accessibile alla conoscenza umana, per l’autore de “Il mondo come volontà e rappresentazione” il fenomeno si configura proprio come illusione; esso è illusione in virtù della sua natura di rappresentazione della coscienza; il mondo viene così descritto come costituito da due elementi di per sé inscindibili e indipendenti l’uno dall ’altro, il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato, e la conoscenza come il processo attraverso cui questi ultimi vengono distinti. Ebbene paragonare l’immaginario collettivo dei social network al velo di Maya del filosofo tedesco  non è affatto un azzardo , in quanto entrambe le cose sortiscono lo stesso effetto : l’illusione. In particolare l’illusione di un mondo del quale non può dirsi nè che esista, nè che non esista, esattamente come  la realtà virtuale nella quale siamo immersi .

Pirandello e le maschere

“Perché, appena insieme, l’uno di fronte all’altro, diventiamo tutti tanti pagliacci? Scusi, no, anch’io, anch’io; mi ci metto anch’io; tutti! Mascherati! Questo un’aria così; quello un’aria cosà… E dentro siamo diversi! Abbiamo il cuore, dentro, come… come un bambino rincantucciato, offeso, che piange e si vergogna!”

Nel romanzo Uno, nessuno e centomila Pirandello, attraverso la metafora della maschera, spiega come l’uomo si nasconda dietro una “maschera”, un velo di Maya che non consente di conoscere la propria personalità. Nella realtà quotidiana gli individui non si mostrano mai per quello che sono, ma assumono una maschera che li rende personaggi e non li rivela come persone. La maschera non è altro che una mistificazione pirandelliana, simbolo alienante, indice della spersonalizzazione e della frantumazione dell’io in identità molteplici, e una forma di adattamento in relazione al contesto e alla situazione sociale in cui si produce un determinato evento. Assieme all’illusione è proprio questo che i social network hanno ulteriormente accentuato : la creazione di maschere. Molte volte creando un profilo, si crea un nuovo personaggio , una nuova personalità che non si armonizza con la nostra vera identità. Questo ‘gioco’ è tramite i social portato all’eccesso, rischiando di questo passo , di avere serie ripercussioni sulla nostra socialità, e più in generale sulla nostra percezione della realtà.

Con tutto questo non intendo criticare esplicitamente i social media, ma invito a ripensare fortemente alla loro funzionalità, ai loro effetti e ripercussioni sul nostro pensiero , dato che ormai la nostra vita passa proprio attraverso questa grande realtà virtuale.

                                                                                                                                                                          Mattia Frenda 

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