“Hamilton”: il musical che racconta vittorie e dissapori di un uomo che ha fatto la storia

Vediamo insieme la storia di un self-made man che contribuì alla nascita di una nuova nazione.

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Avventure, amori e duelli: accenti ritmici della vita di un uomo che continua ad ispirare americani e non.

Fare la storia

È il 2015 e “Hamilton”, l’opera di Lin-Manuel Miranda,  viene presentata al grande pubblico: musical in due atti costellato da una miriade di canzoni intervallate da voci ritmate e sempre più incalzanti. “Bastard, orphan, son of a whore”: così viene descritto uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America proprio nelle battute iniziali dello spettacolo. Perché sì, Alexander Hamilton non era sicuramente figlio dell’élite americana di quegli anni. Nato nel cuore dei Caraibi, il futuro primo Segretario al Tesoro dovette affrontare la perdita della madre a soli 12 anni e la perdita di tutti i suoi averi e affetti cinque anni più tardi a causa di un devastante uragano. La sua prontezza di spirito lo traghetterà, però, nelle colonie americane dove poté affermarsi al servizio di George Washington.

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Intreccio di melodie

Ovviamente Hamilton e Washington non sono gli unici personaggi dello show degni di nota. Le loro voci si intrecciano a quelle di uomini che con loro condividevano coraggio e intraprendenza. A loro, dunque, si aggiungono menti illustri come quella di Gilbert Marquis de Lafayette, Aaron Burr e Thomas Jefferson: politici, strateghi e veri e propri animali da palcoscenico in quello che fu il teatro geopolitico di fine Settecento. Le loro idee, i loro principi sono stati fondamentali per la nascita di una nazione che ancora oggi è vista come massimo esempio di democrazia e libertà. Una terra che dà tanto se si è pronti a dare tanto per essa. Possibilità raggiungibili, quindi, “by working a lot harder, by being a lot smarter, by being a self starter”. Ed è forse proprio per l’importanza storica e sociale dei momenti narrati, oltre che per la scintillante bravura degli attori coinvolti, che lo show è stato vincitore di numerosi premi: ben undici Tony Awards, un Premio Pulitzer, un Kennedy Prize e un Dramatists Guild Award, senza contare le candidature a questi e altri riconoscimenti.

Who tells the story

Hamilton ha dato tanto all’America, ma forse è stata proprio la sua ostinata determinazione a fare di quella terra un posto migliore a condurlo a una morte precoce per mano del suo collega e rivale Aaron Burr. Tranquilli, lettori, non è uno spoiler! Certo, ce lo insegna la storia, ma in realtà la fine di Hamilton viene anticipata anche durante la prima canzone dello show. Il motivo? La famosa corsa alle presidenziali che nel 1801 vide vincitore Jefferson e non Burr. Una vittoria dovuta anche e soprattutto all’appoggio di Hamilton di cui Jefferson poté beneficiare. Intrighi di potere, insomma. Intrighi che portarono a un duello con arma da fuoco sulle rive dell’Hudson dove il nostro protagonista perse la vita. “Who lives, who dies, who tells your story” è quello che canta la moglie di Hamilton, Eliza, alla fine dello spettacolo, preoccupandosi di non aver fatto abbastanza negli anni successivi alla morte dell’amato per tramandare l’importanza delle sue gesta. Perché, del resto, non è della necessità di raccontare e ricordare che si sta parlando?

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