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Hai vent’anni? I Maneskin e Kierkegaard possono sapere cosa provi nei confronti del futuro

Che cosa significa, in questo momento storico e sociale, avere vent’anni? Cosa può sperare un ventenne dal suo futuro? 

Il filosofo Kierkegaard

Da qualche giorno è uscita il nuovo singolo dei Maneskin, ed è un vero e proprio manifesto dei sentimenti e delle incertezze che ogni ragazzo oggi si porta dietro: il filosofo danese Kierkegaard potrebbe dirci cosa ci attende in futuro. 

Tante possibilità, tante incertezze

Nella visione di Kierkegaard l’esistenza umana non è qualcosa di certo e stabile, non ha nulla di scontato o di garantito, ma è fatta da un’insieme di possibilità. Il filosofo non vede ciò come un nostro vantaggio, ma pone l’accento sul carattere rischioso della nostra vita, che, costellata da diverse possibilità, presuppone il fatto che noi compiamo continuamente delle scelte. Ma non è sempre naturale compierle, soprattutto se queste sono importanti e decisive per il nostro futuro: si teme di rimanere bloccati in maniera definitiva tra diverse alternative, di vivere e riconoscersi per sempre in quell’unica possibilità che ci si è scelti fra tante altre, di guardare a ciò che verrà pentendosi di ciò che si è diventati. I Maneskin, nel loro nuovo singolo, ci raccontano di un ventenne che già “chiede perdono per gli sbagli che ha commesso”, che guarda al futuro temendo di cadere nel dimenticatoio, che teme cosa potrà esserne di lui se compirà la scelta sbagliata. Kierkeegard cerca di chiarire le varie possibilità che si possono presentare, e i Maneskin ci cantano questa lettera per dirci come affrontarle. 

Tre stadi dell’esistenza

Il filosofo danese ha fatto del singolo individuo il centro decisionale della vita di ognuno, l’unico responsabile del proprio destino e delle proprie scelte, come dicono i Maneskin: “darai la colpa agli altri, o la colpa sarà tua?”. Ma quali sono le strade a cui possiamo andare incontro? Kierkegaard teorizza tre possibilità o stadi dell’esistenza: il primo è quello estetico, nel quale l’uomo vive nell’attimo, bandendo tutto ciò che è banale, alla ricerca dei piaceri più intensi e più appaganti. Il secondo è lo stadio etico, nel quale l’uomo ritorna a cercare una vita stabile, simbolizzata dal matrimonio e dal lavoro. L’ultimo stadio è quello religioso, in cui l’uomo agisce interamente secondo le istanze di Dio. Il filosofo non vede queste possibilità sullo stesso piano, ma nelle prime due ci si rende conto alla fine di non essere appagati, di pentirsi di quella scelta fino ad arrivare allo stadio religioso. Anche nella canzone Vent’anni chi canta si rende conto di essere autore di alcune scelte che condizioneranno la propria vita, e che non tutte sono sullo stesso piano: 

“ Scegli le cose che son davvero importanti, scegliamo oro o diamanti, demoni o santi”

Ma adesso la riflessione deve essere spostata non tanto sul contenuto della nostra scelta futura, ma su cosa proviamo prima e dopo di essa: quali sono i sentimenti che un ventenne prova nei confronti delle sue scelte? 

I Maneskin al completo

 Scelta e angoscia

In un mondo nel quale si fa fatica ad affermarsi, in un futuro che sembra sempre più incerto, reso ancora più tale dalla pandemia, un ventenne non sa cosa aspettarsi dalla vita, indeciso fra tante possibilità senza sapere se queste possano andare realmente in porto. Non è un caso che la condizione tipica di questa generazione è quella che Kierkegaard chiama angoscia: questa è descritta dal filosofo come il sentimento generato dalla vertigine delle infinite possibilità che incombono sulla vita dell’uomo, ed è diversa dalla paura, che si prova di fronte a una situazione determinata o nei confronti di un oggetto preciso. Si sente l’angoscia, invece, proprio quando non sappiamo cosa ci troveremo davanti, è il sentimento dell’indeterminato, dell’incertezza. Il rischio è quello che, una volta compiuta una scelta, si cada nella disperazione, che è il rifiuto di ciò che si è o di ciò che si è diventati. Per affrontare tutto ciò, Kierkegaard ci ha messo davanti tre modelli di vita, mentre i Maneskin fanno una cosa diversa, ci hanno dato dei consigli, come quello di essere sempre veri, di “spiegare cosa è il colore a chi vede bianco e nero”, ma soprattutto: 

“Farà male il dubbio di non essere nessuno, sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri.”

 

 Il ventenne descritto nella canzone teme di cadere nell’oblio, che il suo nome verrà dimenticato, ha la volontà di affermarsi ma il dubbio di non potercela fare: ma quello che deve fare non è scegliere il miglior modello di vita possibile, ma solamente scegliere. La scelta non rappresenta solo un momento della nostra vita, ma è la nostra personalità: non siamo ciò che siamo, ma ciò che scegliamo di essere. É solo rimanendo fedeli a noi stessi, senza dover essere condizionati dai pensieri degli altri, che potremo uscire dal buio di questa situazione, perché potremo cadere, ma lo faremo con delle scelte che ci rappresentano, potremo avere mille difficoltà, ma non ci abbandoneremo alla disperazione, perché a prescindere da cosa il futuro ci riserverà, lo guarderemo in faccia consapevoli di non aver fatto mai nulla per volere di qualcun altro, ma di aver affermato noi stessi in ogni momento. 

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