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È possibile stabilire dei canoni universali di bellezza? Gli antichi rispondono alla domanda di Vogue

La percezione della bellezza sta subendo radicali mutamenti. È possibile stabilire dei canoni precisi di bellezza universale ed è un bene farlo?

La bellezza oggettiva esiste? È possibile affermare che una donna o un uomo siano oggettivamente belli? Sicuramente se si trovassero dei canoni di bellezza universali, l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per valutare la bellezza umana. Tuttavia per definire tali canoni bisognerebbe esaminare i gusti di un numero elevatissimo di soggetti, cosicché l’intelligenza artificiale abbia molti più dati su cui basarsi per valutare.

Il Doriforo di Policleto, con le sue proporzioni perfette.

L’articolo di Vogue

Un pionieristico e fallimentare tentativo di far giudicare la bellezza da un’intelligenza artificiale fu affidato a tre supercomputer nel 2016. Come riporta un articolo recentemente pubblicato sul sito internet di Vogue, la valutazione di un concorso di bellezza online  nel 2016 non ha riportato i risultati sperati. Un’accusa di razzismo fu addirittura formulata alla fine del concorso, in quanto i tre supercomputer avrebbero scelto, tra i quarantotto soggetti più attraenti, solo una persona di colore e pochissimi asiatici. Il professor Loreto ha sottolineato un’enorme difficoltà nel sottoporre all’intelligenza artificiale i campioni necessari per una valutazione più precisa: “un campione, per quanto ampio, non riuscirà mai a cogliere in maniera esaustiva un territorio di tali dimensioni”. Per cercare di risolvere il problema, il professor Loreto ha dato la possibilità ad alcuni di disegnare a computer i volti per loro più attraenti, così da istruire più accuratamente l’intelligenza artificiale.

 

Una riflessione sulla bellezza oggi

La domanda fondamentale a questo punto è la seguente: è davvero possibile stabilire dei canoni universali di bellezza? Prima di rispondere alla domanda, partiamo dal presupposto che oggi i canoni di bellezza stanno subendo una profonda rivoluzione: fino a fine anni novanta o inizio anni duemila, la bellezza ci era presentata dovunque nelle sembianze di una donna, alta, magra, con un seno sodo e prosperoso, un viso lucente e capelli lunghi e fluenti. Immagini di donne estremamente belle ed esageratamente magre sorvegliavano le strade delle città, stampate su cartelloni grandi come palazzi. Nonostante certi uomini potessero trarre piacere da queste visioni, tali divine bellezze iniziarono ad essere il punto di riferimento per molte donne. Nell’era social, in cui l’apparenza e il primo impatto sono tutto, una donna in carne si sentiva tagliata fuori. Pertanto, da qualche anno a questa parte, i canoni della bellezza stanno subendo radicali modificazioni. Alcune riviste di moda e bellezza hanno addirittura cominciato a mostrare donne con la cellulite e la pancetta. In questo modo si evita il rischio di anoressia e di depressione, valorizzando la donna per il suo carattere più che per l’estetica. La donna, in breve, non è più un oggetto, ma diventa un essere umano.

Rispondiamo alla nostra domanda

È dunque possibile, tornando alla domanda lasciata in sospeso, stabilire dei canoni universali di bellezza? Per rispondere non farò riferimento a studi o a opinioni onorevoli, ma risponderò sinceramente dal mio punto di vista. La risposta è sì. Lo abbiamo fatto per tanto tempo, non vedo perché non lo si debba continuare a fare. È giusto che uomini e donne abbiano ideali a cui tendere, senza però che questa tensione generi rotture e depressioni. Attenzione però: è importante scegliere bene i canoni della bellezza e soprattutto è importante vincolare la loro importanza nell’arte. Mi spiego meglio. È giusto che un film, una serie tv, un quadro, un dipinto, una foto o i social network ritraggano soggetti oggettivamente belli. Bisogna però imprimere nella testa delle persone che tali bellezze divine possano esistere solo nei film o in foto, con la luce giusta, il trucco e il lauto compenso che deriva dai pesantissimi sforzi fatti. Nella vita non bisogna cercare bellezze da cartolina, ma uomini e donne che valgono qualcosa per quello che hanno dentro. I nuovi canoni di bellezza cercano di frenare la sempre più diffusa tendenza alla chirurgia plastica, valorizzando l’anima alla pari del corpo.

La vecchia ubriaca

La bellezza per gli antichi

Gli antichi greci provarono immediatamente a stabilire dei canoni di bellezza. Dalle sculture dei primi fanciulli al canone di Policleto, i greci hanno sempre ricercato il bello e il perfetto nell’arte. La produzione di statue come il Doriforo di Policleto, come il Discobolo di Mirone o l’Afrodite Cnidia di Prassitele, provano una costante ricerca di equilibrio e bellezza nella produzione scultorea greca. Il canone di Policleto fu talmente importante nell’antichità, che ogni opera che non ne rispettasse i dettami non era considerata degna di essere esposta pubblicamente. In epoca ellenistica, opere come la vecchia ubriaca, proverebbero la diffusa attenzione anche a soggetti meno perfetti. In età romana infine, molti si schierarono contro l’estremo lusso di molte matrone. La bellezza di molte donne ci viene descritta in modi molto simili in varie composizioni. La donna era sempre bianchissima, aveva braccialetti e collane d’oro e molti profumi. Possiamo dunque affermare che gli antichi avessero stabili dei canoni di bellezza precisi e universali, ma che tali canoni erano rispecchiati solo nell’arte. Nella vita quotidiana invece l’unico canone di bellezza, soprattutto nella prima età imperiale romana, era il lusso.

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