Guerra in Libia: La Turchia invia soldati, mentre l’UE cerca la diplomazia

Riesplode la guerra in Libia, tra l’invio di soldati turchi, indecisioni europee e interessi russi in una guerra civile che va avanti dalla caduta del regime di Gheddafi.

Da un lato, il generale Khalifa Haftar, l’uomo che sogna di riunificare la Libia militarmente, come un redivivo Gheddafi. Dall’altro, il Governo di Fayez al-Serraj, il premier messo al potere dalle Nazioni Unite nel gennaio del 2015 sotto un Governo di accordo nazionale per riunificare il paese. Il primo è un leader senza legittimità internazionale, il secondo un leader senza legittimità interna. Haftar ha il sostegno militare della Russia(non ufficialmente tramite mercenari contractor) e dell’Egitto, insieme ad aiuti economici da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

L’UE

L’unione europea sta da tempo cercando una soluzione diplomatica alla vicenda, sostenendo come essa sia l’unica via per porre fine al conflitto definitivamente: “Abbiamo sottolineato in varie occasioni, l’ultima è stata il 23 dicembre scorso, che non esiste una soluzione militare per il conflitto in Libia“. Lo afferma uno dei portavoce del servizio di azione esterna dell‘Unione europea interpellato a seguito degli sviluppi in Libia e dopo l’ok del Parlamento turco all’invio di truppe. “L’Ue ribadisce a tutte le parti interessate il suo appello a cessare tutte le azioni militari e riprendere il dialogo politico“, prosegue il portavoce. Questo atteggiamento ha attirato le critiche di chi sostiene che questo approccio sia oramai troppo ottimistico e che parlare di pace e fratellanza durante una guerra civile che continua a macinare vite ogni giorno sia solo un modo per non prendere decisioni per cui l’Unione non è ancora abbastanza politicamente stabile per subire le conseguenze.

La comunità internazionale

Ufficialmente Le Nazioni Unite, sostengono tutte il governo Al-Sarraj contro il Generale Haftar, ma alcuni come la Russia appoggiano il generale tramite gruppi mercenari non riconducibili all’azione diretta governativa di Mosca, o come la Francia che invia supporto economico All’Esercito Nazionale Libico(LNA) guidato da Haftar. L’Egitto invece “condanna, nei termini più forti” il “passo del Parlamento turco” con cui è stato deciso di “inviare forze turche in Libia“. Lo si afferma sulla pagina Facebook del ministero degli Esteri egiziano. Il Cairo appoggia in maniera ufficiale il generale Khalifa Haftar assieme ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti anche se questi ultimi 3 non hanno schierato truppe in Libia ma inviano ingenti somme di denaro e mezzi al generale

 

La Turchia

Il 2 gennaio il Parlamento turco ha approvato l’invio di truppe in Libia accanto alle forze del governo di Tripoli di al Sarraj. Hanno votato a favore 325 deputati, contro 184, al testo che fornisce alle forze armate turche un mandato per intervenire in Libia, per un anno. L’obiettivo della mozione sostenuta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan è quello di rafforzare la presenza militare a sostegno del governo di accordo nazionale per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli.

E l’Italia con chi sta?

Manteniamo truppe a Misurata, città controllata da Al Sarraj, e gli interessi energetici italiani sono in gran parte basati nella Tripolitania sotto attacco e se il generale Khalifa Haftar dovesse vincere la guerra sarebbero a rischio. Una posizione non proprio decisiva  sulla Libia che ci contraddistingue dal 2011 quando aiutammo la Nato a rovesciare il regime del colonnello Gheddafi, il nostro, all’epoca, maggiore alleato nel Mediterraneo, che sei mesi prima avevamo ricevuto in pompa magna a Roma. Ora droni degli Emirati arabi uniti bombardano per conto del generale Haftar l’aeroporto di Misurata che tra le altre cose contiene un ospedale da campo tenuto in funzione e presidiato da trecento soldati italiani.

 

Ed ora?

La situazione è al suo meglio caotica La Turchia con tutte le sue azioni anti democratiche per cui è divenuta nota è schierata come nostro alleato mentre la Francia nostra vicina e alleato storico vende sottobanco armi ai nostri avversari per interessi energetici. La situazione insomma difficilmente si risolverà rapidamente e a noi non resta che guardare come si svolgerà

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