Il Superuovo

Guerra dei dazi: al via il Risiko per economisti

Guerra dei dazi: al via il Risiko per economisti

Stati Uniti al servizio, risponde l’UE. La guerra dei dazi è iniziata e si prospetta un match da grande slam al meglio dei cinque set.

/ AFP PHOTO / THIERRY CHARLIER (Photo credit should read THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images)

15-0 Ace D. Trump

Iniziamo col puntare il dito su chi questa guerra l’ha iniziata, Donald CiuffoBiondo Nasoallinsù Trump. A fine maggio, il Capo di Stato statunitense ha infatti deciso di applicare imposte del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio per i prodotti provenienti da UE, Canada e Messico (da oggi anche dalla Cina). Quindi concittadini sanmarinesi, non avete motivo di crucciarvi (e invece sì perché verrete colpiti indirettamente). Per quanto infatti i paesi diversi dai sopracitati non subiranno costi-extra sulle esportazioni negli USA, questi diverranno però soggetti a prezzi maggiorati nel momento in cui andranno a commerciare con gli Stati soggetti a dazi.

Ora è bene che vi fumi un pò il cervello e che abbiate perso un attimo il filo, per questo ho scritto il po’ di cui sopra con l’accento e non con l’apostrofo: un errore grammaticale è infatti capace di riaccendere il cervello come poche altre cose. Vi farò adesso un esempio per rendervi il concetto del precedente paragrafo più semplice. Io, Italia, vendo (supponiamo per ipotesi) l’80% dell’acciaio che produco agli U.S.A. e il restante 20% al Giappone dove lo utilizzano per creare protesi ad alchimisti senza arti o corpo. I nipponici, non subendo alcun effetto diretto da parte dei dazi potrebbero dormire sugli allori. Col katsu invece!

La famosa cotoletta giapponese: il katsu

Se l’Italia prima fatturava 80 e 20 (continuiamo a supporre per ipotesi), ora guadagnerà 60 –> ( 80x(1-0,25) ) e 20. Il fatturato scenderà quindi da 100 –>( 80+20 ) a 80 –> ( 60+20 ). Partendo dal presupposto che le freccette siano orribili e me ne scuso, ora voglio illustrarvi la soluzione finale del nostro esempio pratico. Abbiamo visto che il fatturato post-dazi diminuisce da 100 a 80, chiediamoci allora: dal momento che i costi sostenuti per la produzione dell’acciaio sono pari a 90, l’Italia cosa dovrà fare per rimanere in positivo?

Diminuire i costi o aumentare le entrate: l’Italia dovrà quindi optare per aumentare il prezzo dell’acciaio da 20 a 30 nei confronto del Giappone, così da arrivare quantomeno in pareggio.

Fortunatamente l’acciaio non è l’unico bene che un paese produce, ecco perché allora interviene l’UE.

15-15 Risposta vincente UE

Abbiamo detto che l’Italia, nel nostro esempio ipotizzato, si sarebbe trovata davanti due opzioni: diminuire i costi o aumentare le entrate. Dato che diminuire i costi è operazione ardua, l’UE ha deciso di aumentare i propri flussi di cassa. Come? Contro-dazi agli U.S.A.

2,8 MILIARDI di dollari di merci importate dagli States verranno infatti assoggettate a dazi tanto pesanti quanto lo sono stati quelli imposti dalla Casa Bianca. Vengono colpiti bourbon, jeans, acciaio (e quindi Harley-Davidson), mais, tabacco, burro di arachidi e tutto quanto rappresenta l’americanità più vera, stereotipamente parlando. Mancano infatti solamente gli hamburger e lo zio Sam viene direttamente a stringerci la mano.

Facendo così l’UE si assicura di recuperare le perdite dovute ai dazi imposti dagli States direttamente dagli Stati Uniti stessi, senza quindi andare a penalizzare i nostri amici nipponici che potranno quindi continuare ad acquistare tutto il metallo di cui avranno bisogno i fratelli Elric. Per quelle persone tristi con una vita sociale e lavorativa attiva che non l’hanno capita lascio questo link, mi ringrazierete poi.

15-15 Match sospeso per invasione di scutigere coleopterate

Poche volte vedi la vera paura negli occhi di un uomo e a me è capitata di vederla in più persone più volte in un giorno: dazi al 25% sulle Harley-Davidson. Le bicilindriche della casa di Milwaukee non sono infatti conosciute per i loro prezzi abbordabili e l’idea di un rincaro sui prezzi ha infatti terrorizzato molti amanti del marchio statunitense. L’azienda ha però dichiarato di non volere aumentare i prezzi di listino e quindi di non volere ribaltare gli effetti di una guerra dei dazi sul groppone dei propri consumatori.

Harley-Davidson ha quindi optato per la prima opzione: diminuire i costi. Questo spostando la produzione all’estero in Stati famosi solo per la produzione di palloni da calcio e scarpe da ginnastica. Facendo così la casa motociclistica va a coprire una potenziale ed ingente perdita dovuta a una guerra dei dazi.

Non ha tardato a rispondere Donald Trump, che con un suo tweet – ma che novità – annuncia la fine della casa di Milwaukee nel caso dovessero produrre all’estero per poi re-importare negli States le moto.

Harley-Davidson che si trova quindi tra due fuochi, senza né poter scendere né salire. Se infatti decidesse di mantenere la produzione nella home-land, per sopravvivere, sarà costretta ad aumentare i prezzi di listino, al contempo però, non può nemmeno spostare la produzione senza dover ricorrere a un rincaro dei prezzi.

And the winner is… Kevin Spacey

Rimangono quindi i Soliti Sospetti che una guerra dei dazi non faccia altro che peggiorare la situazione per tutte le parti in gioco. Una situazione pronosticata sin dall’inizio che vede il consumatore a braghe calate. L’etica di base secondo cui bisogna valorizzare la produzione interna può anche considerarsi, sotto certi aspetti, lodabile. È però evidente, dopo aver visto e capito la situazione, che a perderci, quantomeno inizialmente, sarà il pubblico. Questi si vedrà infatti aumentare inevitabilmente i prezzi nel breve periodo.

Chi vince quindi tra Europa e Stati Uniti? Nessuno, tranne le aziende americane che non esportano e che hanno una grande concorrenza dall’estero. Si parla quindi di un ristretto – relativamente al numero totale di aziende americane – numero d’imprese: prevalentemente aziende siderurgiche, per questo si parla infatti di dazi su acciaio e alluminio.

Penso che il concetto ormai sia chiaro, una guerra dei dazi fa solo che male puntoefine.

UncleSam

 

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