Guernica e la molteplice visione sulla storia

Avete fatto voi questo orrore, maestro?” “No, è opera vostra“. Questo è il dialogo avvenuto, tre anni dopo l’esposizione dell’opera cubista,  tra l’ambasciatore tedesco Otto Abetz e Picasso. Il luogo dell’incontro era la Parigi occupata dai Nazisti. Tutto ciò serve a dimostrare come Guernica sia primariamente un quadro di storia, un’opera che mostra il lato più tragico di essa. L’oggetto del dipinto è la rappresentazione del bombardamento avvenuto due mesi prima nell’omonima cittadina spagnola ad opera dell’aviazione tedesca. La descrizione che offre l’autore è questa: “Urla di bambini, urla di donne, urla di uccelli, urla di fiori, urla di alberi e di pietre, urla di tegole, di mobili, di letti, di sedie, di tende, di tegami, di gatti e della carta, urla degli odori che cercano di afferrarsi l’uno con l’altro, urla del fumo che colpisce alle spalle, urla che cuociono a fuoco lento nella grande conca e della pioggia di uccelli che inondano il mare.”

Dettagli dell’opera “Guernica”.

Husserl ed i ruoli della posizione…

Qual è il valore della tecnica artistica adoperata? L’obiettivo primario del cubismo consiste nel superare e rappresentare nel dipinto la dimensione spazio-temporale dell’oggetto in questione. Ciò che viene rappresentato è descritto secondo prospettive differenti. Da dove nasce questa volontà? Come sostiene Husserl in “I problemi fondamentali della fenomenologia” l’uomo rinviene se stesso nel mondo come un corpo vivo. Questo corpo vivo è una “cosa” che ha una propria dimensione nello spazio e nel tempo, intorno alla quale si distende il suo ambiente circostante. L’unicità temporale e spaziale della nostra posizione nel mondo ci permette una sola prospettiva visiva su di esso. L’oggetto che si pone dinnanzi ai nostri occhi si presenta unicamente sotto i riguardi osservabili dalla nostra posizione ed ogni corpo vivo si percepisce sempre come punto centrale del mondo. Proprio a causa di questa correlazione fra il nostro essere delimitati spazio-temporalmente e la visione del mondo che abbiamo, ci è sempre totalmente preclusa una veduta integrale della cosa.

“Urla di donna e urla di cavallo“, Guernica.

…e dell’empatia

 Ma nel mondo non siamo soli, esistono altri corpi vivi. Continuamente ci rapportiamo ad altre persone. Ognuna di esse però a sua volta si percepisce come punto centrale. Ognuna di esse, data la sua posizione, ha una propria visione di ciò che è. Per il fatto che ognuno di noi occupa, nel medesimo spazio cosmico e nel medesimo tempo del mondo, una diversa parte di essi, non è possibile avere un ‘vedere comune‘ contemporaneamente. Ed è qui che subentra l’empatia. L’empatia è la percezione e l’esperienza dell’estraneo, è il rinvenire i suoi vissuti e le sue proprietà, le quali non ci sono date come le nostre. Essa è dunque la possibilità di superare l’unicità del nostro osservare il mondo

Foto del bombardamento di Guernica.

Benjamin fra storia…

Ma come classificare quast’opera di Picasso? Cosa svela il cubismo? Riprendendo l’idea di Benedetto Croce, secondo cui non bisogna considerare i generi artistici come categorie a priori che raggruppano diverse opere, Benjamin insiste sull’importanza dell’autonomia dell’opera d’arte e del nome del genere. Il nome infatti è il modo di darsi delle idee, ovvero le essenze che esistono indipendentemente da noi. Il nome dunque, in quanto espressione di un modo di darsi dell’essere, è ciò che realmente sta in rapporto alla codificazione storica del mondo. Nel dramma moderno inoltre è la storia stessa a diventare il nucleo centrale dell’espressività di un’opera. 

Picasso lavora a Guernica

…e critica d’arte

Ma cosa succede quando ci ritroviamo davanti ad un dipinto di questo tipo? Secondo Benjamin nell’attività critica nei confronti di un’opera d’arte né chi giudica né chi viene giudicato rimangono immutati. In tale processo sia il soggetto che l’oggetto subiscono una trasformazione che, se orientata verso l’idea, comporta un avvicinamento alla verità. L’attività della critica dunque non si risolve in un giudizio critico, ma si dirige verso un perfezionamento dell’opera stessa. Di conseguenza a colui che giudica un lavoro artistico bisogna attribuire un ruolo attivo nella creazione del lavoro stesso. Questa concezione di Benjamin porta a concepire l’opera d’arte in maniera mai definitiva, mai statica nel tempo. La sostanzialità e il significato dell’oggetto artistico sono infatti in una continua e dinamica  modificazione nel corso della storia. 

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