Il Superuovo

Green-washing e morale del consumatore: dove l’inganno supera la verità

Green-washing e morale del consumatore: dove l’inganno supera la verità

Gli scaffali si riempiono di pacchetti verdi ed insegne con strane percentuali: viviamo negli inganni degli altri ed a molti questo sta bene. 

Fonte: Jasmin Sessler su Unsplash

Un tipico giorno, un tipico supermercato. Camminando per le corsie, è impossibile non accorgersi dell’aumento del colore verde nei prodotti delle più conosciute marche. Purtroppo, quella che sembra un’epocale svolta ecologista della maggioranza cela, molte volte, un inganno al consumatore: è il tempo del Green-washing.

IL GREEN-WASHING E LA RESPONSABILITÀ DEL CONSUMATORE

La tecnica è semplice, si tratta di essere abbastanza convincenti da attirare il compratore disattento – ovvero la maggior parte di noi, d’altronde chi pensa di poter essere truffato mentre fa la spesa? – con l’accattivante promessa di un acquisto più coscienzioso. Il green-washing è multiforme: dalla campagna ecologica di un’azienda che produce un alto numero di sostanze inquinanti alla confezione che urla a gran voce di essere stata prodotta con il 50% di platica in meno, ma che non potrà comunque essere riciclata. Da dove nasce l’importanza di comprare ecologico? La questione ambientale sta acquisendo via via sempre più rilevanza ed il problema non sembra più così marginale: anche il pubblico ha iniziato ad essere più attento ai propri acquisti ed a preferire un prodotto ecologico ad uno inquinante.
Ciò che si cela dietro è un diffuso senso di colpa – comprare qualcosa che sappiamo concorrerà al degrado ecologico del pianeta ci fa ripensare le nostre scelte e, di conseguenza, anche quelle che prendiamo al supermercato.

Esempio di packaging fintamente “compostabile” (fonte: Brian Yurasits su Unsplash)

L’APOLOGIA ALL’INGANNO: IL MITO DELLA NOBILE MENZOGNA DI PLATONE

Il lato più interessante di questo fenomeno è, oltre la truffa, la causa del green-washing: il bisogno di un marketing verde. Questa necessità, non nasce dall’attenzione alla preservazione della Natura, bensì dalla morale di coloro che comprano, che vivono nella società consapevoli delle conseguenze delle loro azioni. In altre parole, il green-washing agisce su di noi per noi, per farci star bene senza proporre un effettivo cambiamento, per affidare questa incombenza a qualcun altro. È come una pillola dolceamara, che buttiamo giù ogni volta che compriamo da aziende del fast-fashion dalla finta “impronta ecologica” o quando scegliamo una confezione verde senza controllare se il colore sia anche sinonimo di sostenibilità.

In conclusione, preferiamo la menzogna alla realtà. Ed il tutto avviene giustificato da un fine migliore, quello di tenere le nostre coscienze “a posto”.
Essendo una questione propriamente umana, non è una novità nemmeno nel mondo della filosofia come, alle volte, mentire possa essere meglio di dire la verità. Prendendo in esamine la Repubblica di Platone, nel terzo libro viene descritto il mito della nobile menzogna: uno strumento politico fortissimo, che Socrate paragona ad un farmaco. Questo può essere prescritto soltanto da un medico – una figura autorevole e benevola – per il bene degli uomini che egli deve curare – i cittadini della kallipolis platonica. Il mito serve a preservare la distinzione gerarchica della civiltà utopica, a convincere i cittadini di essere tutti fratelli fra loro e figli di un’unica madre, la terra, che dovranno proteggere e curare. Platone ricorrerà all’inganno anche per attuare una selezione eugenetica, descritta nel quinto libro della Repubblica, con lo scopo di crescere una città formata solo dalle migliori menti possibili: il fine auspicato è sempre quello del bene universale.

LEGISLAZIONE E COSCIENZA: COSA POSSIAMO PROTEGGERCI DALL’AMBIENTALISMO DI FACCIATA

Da questa prospettiva, chi compra ha la stessa colpa di chi vende, ma questa consapevolezza non basterà a migliorare la soluzione. Come gli abitanti della città di Platone, ci fidiamo di ciò che viene detto in quanto non possiamo effettivamente provarne il contrario. Come fare quindi?

Oltre ad una maggiore attenzione al prodotto – controllando effettivamente le etichette e quanto di vero ci sia in ciò che viene attestato dalle aziende produttrici – dobbiamo ricordarci di fare appello alle norme che proteggono i compratori dalla falsa pubblicità. Un esempio? Nel Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale dell’IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria), l’articolo 12 cita:

“La comunicazione commerciale che dichiari o evochi benefici di carattere ambientale o ecologico deve basarsi su dati veritieri, pertinenti e scientificamente verificabili.”

Una piccola norma, che può, però, tutelarci dal green-washing delle grandi corporazioni; l’inizio di quella che dovrà diventare, a tutti gli effetti, una legislazione contro l’ecologia di facciata, per i consumatori così come per la salute del nostro pianeta.

Fonte: Michael Jin su Unsplash

 

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