Gli studi sulla paura sono tanti, ma è davvero così negativa? Non secondo Cartesio

Vi siete mai chiesti almeno una volta cosa ci spinga a provare paura? Rispondiamo interpellando Cartesio e la scienza.

E’ curioso pensare al fatto che molte persone ricerchino volutamente la paura, divertendosi o provando piacere nel guardare una pellicola horror o nel fare esperienze spaventose come un’escape room. Ma cerchiamo di scoprire il perché di tutto ciò!

PROVARE PAURA TI ATTRAE? QUESTIONE DI CHIMICA

Come precisamente spiegato nell’articolo intitolato “Perché ci piace avere paura?” pubblicato sulla rivista Focus, dietro l’elaborazione del sentimento della paura si cela una particolare attività cerebrale.

Il nostro cervello infatti reagisce a situazioni che considera pericolose.

L’amigdala, che possiede la forma di una mandorla ed è situata al centro del sistema nervoso cerebrale, è responsabile della percezione dei pericoli e conseguentemente invia un messaggio all’ipotalamo, il quale ha il compito di rilasciare i cosiddetti ormoni dello stress.

Questo scatena una serie di reazioni fisiche nel nostro corpo, come il battito cardiaco accelerato e il respiro più veloce.

Il nostro corpo si tiene in stato di allerta e solamente quando ci si rende consapevolmente conto di aver provato un terrore esagerato, ci si rilassa e tutto torna com’era prima, anche fisicamente.

La paura chiaramente ci induce a provare degli stati ansiosi: non scordiamo che l’ansia è strettamente collegata al sentimento del terrore e sopraggiunge contemporaneamente.

La descrizione di tutti questi processi non ci pare di certo positiva, quindi la domanda è: perché si ricerca questo tipo di sensazione nella quoditianità?

Probabilmente quando guardiamo un film horror, pur provando sensazioni di paura o di disgusto, siamo comunque tranquilli e riusciamo a goderci lo spettacolo perché abbiamo il controllo della situazione.

Insomma, associare la visione di una pellicola del terrore ad una sensazione piacevole non è affatto qualcosa di inusuale o di strano.

La paura, soprattutto da piccoli, non è un sentimento di cui vergognarsi. È un diritto, anzi, a volte una ricchezza, perché proprio grazie alla paura e alla sensibilità si riescono ad apprezzare emozioni che, a essere troppo sicuri di sé, sfuggono.” (cit. Luigi Garlando).

LA PAURA È SEMPRE NEGATIVA? NO, E CE LO SPIEGA CARTESIO

Nell’opera “Le passioni dell’anima”, il filosofo francese Cartesio ci fornisce una descrizione del sentimento della paura sul piano fisico-chimico, ma soprattutto si interroga sull’utilità di questa passione.

Ci viene subito fatto notare che la paura nasce quando pensiamo che qualcosa sia nocivo per noi, quindi quelli che il filosofo chiama “spiriti animali” imprimono un movimento particolare alla ghiandola pineale, dando vita alla paura.

Le passioni come la paura sono sempre negative? Cartesio ci risponde che non è assolutamente così.

Queste ci stimolano infatti a reagire e conseguentemente ad agire prontamente: quando percepiamo un pericolo, per esempio, fuggiamo.

Anche altre passioni che apparentemente ci sembrano negative in realtà hanno un’utilità: è il caso della vigliaccheria, che è l’astenersi da un’azione. L’aspetto positivo sta nel fatto che il corpo si prenderà una pausa.

Senza passioni saremmo degli esseri senza volontà,  quindi il filosofo ci suggerisce di pensarle come uno stimolo.

 

LA PAURA COME RISORSA NARRATA DAL CUOCO CHICHIBIO DI GIOVANNI BOCCACCIO

Potremmo in effetti considerare le passioni come una sorta di “banco di prova”!

Pensiamo alla vicenda di Chichibio e la gru, narrata da Giovanni Boccaccio nel Decameron. 

Il personaggio principale è il giovane cuoco Chichibio, che si ritrova a lavorare per il nobile e ricco banchiere Currado Gianfigliazzi.

Al cuoco viene comandato di cucinare una gru. L’odore della gru sulla piastra si espande velocemente e finisce per attirare Brunetta, un’umile servetta, che chiede a Chichibio di poter prendere una coscia del volatile.

Il giovane, inizialmente restio, decide alla fine di accontentarla per amore.

Currado si accorge della mancata presenza di una coscia della gru e chiede spiegazioni al giovane.

Chichibio senza scomporsi gli risponde che tutte le gru ne possiedono una sola.

Currado decide di metterlo alla prova, recandosi al lago il giorno dopo. Effettivamente le gru riposano su una sola zampa, ma all’udire di un urlo appositamente lanciato dall’uomo, volano mostrando entrambe le zampe.

Il banchiere, furioso, torna dal giovane cuoco chiedendogli spiegazioni e Chichibio decide di giocarsi la carta della simpatia, rispondendogli che se avesse lanciato un urlo la sera prima, le gru avrebbero senz’altro mostrato entrambe le zampe.

E’ così che il giovane cuoco riesce a farsi apprezzare dal padrone, evitando il licenziamento.

Questa vicenda è interessante da analizzare, perché mostra che in realtà la paura può rappresentare anche un’occasione valida per mettersi alla prova e conoscere dei lati di sé che erano nascosti.

Le passioni in quest’ottica sono una vera e propria risorsa!

 

 

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